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Un commento all’articolo del Direttore Generale Luigi Vignali

Emigrazione

Raramente ci era capitato di leggere un articolo così incensatorio e così lontano, secondo noi, dalla concreta realtà dei fatti, come quello che il Direttore Generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali ha dedicato di recente ai Comites (Comitati degli italiani all’estero), con un intervento che ha avuto larga eco sui giornali dell’emigrazione italiana. 

Che cosa dice, infatti, il Direttore Generale?  Dice, o, meglio, elenca i molteplici  compiti che i Comites vengono svolgendo a beneficio degli italiani residenti all’estero. Manca, però, un’ esposizione critica delle attività di questi organismi. Nella nostra impressione, non basta dire che i Comites ” sono il fulcro delle nostre collettività, rappresentano le associazioni, tutelano i diritti degli italiani ecc.ecc.”,  se poi non si spiega quali siano le ragioni della mancanza di interesse e, anzi, della disaffezione, che la maggior parte dei connazionali mostra nei confronti dei Comites.

Poiché però non vogliamo apparire come osservatori prevenuti, e poiché non abbiamo, del resto, altri obiettivi che non siano quelli  di un contributo costruttivo, ci sembrerebbe auspicabile coinvolgere tutti i lettori in un esercizio di riflessione comune, su un argomento peraltro di obiettiva importanza- si spera- per i connazionali qui residenti.

Quanti seguono le vicende dei Comites?  Qual è, nell’opinione  dei nostri concittadini, la funzione di questi Comitati?  Servono a qualcosa?  Ci ha colpito, nel contesto dell’articolo, l’affermazione del dr. Vignali, secondo cui  i Comites ” sono lo strumento principe della democrazia partecipativa dei connazionali.” Questa affermazione però non trova riscontro nell’esperienza effettiva e appare piuttosto come una petizione di principio o, forse, come un auspicio.

In proposito, parrebbe utile ricordare che alle ultime elezioni dei Comites, tenutesi nel 2015, ha votato soltanto  il 3,75 per cento degli elettori. Questo dato si riferisce all’intera rete consolare italiana ed esso, da solo, ci autorizza ad affermare che i Comitati non rappresentano, probabilmente, neppure se stessi. Altro che democrazia partecipativa.

I professionisti del CGIE (Comitato Generale degli italiani all’estero), che hanno ispirato, all’apparenza, l’articolo del dr. Vignali, dovrebbero dar prova, secondo noi, di maggior spirito critico. Indugiano però su una rappresentazione ideale dei Comites, il cui assetto normativo, nel nostro avviso, andrebbe  invece urgentemente rinnovato. 

Gerardo Petta

consigliere Comites di Zurigo


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