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Un progetto ha dimensione se ha radici ben radicate e profonde

Estero

Poi ci sono i rami dell’albero, del progetto.

Io sono Valeria un piccolo ramo di “Progetto-Radici” https://www.progetto-radici.it/2020/11/08/radici-il-giornale-on-line-per-gli-italiani-nel-mondo/.

Leccese di origine, ho cominciato a lavorare in Italia, a Milano, in una grande società di consulenza americana finché un giorno, col mio attuale marito abbiamo colto un’occasione di lavoro all’estero che doveva essere temporanea. Correva l’anno 2003. Non siamo più rientrati perché col tempo è diventata una scelta di vita per l’intera famiglia.

Non vivo in un posto fisso da quel momento e fino ad ora che mi trovo in Arabia Saudita.

Il mio primo estero è stato Madeira, un’isola di territorio portoghese, nel mezzo dell’oceano atlantico. Proprio lì ho cominciato a vivere gioie e dolori della vita da espatriata. Giovane e senza nessuna esperienza e con anche un figlio da partorire. L’esperienza di partorire all’estero ha sempre un ché di maccheronico non fosse altro perché mentre medici e infermieri parlano portoghese tu sei lì che non comprendi esattamente cosa sta accadendo. Meno male che mi sono affidata a madre natura. Ma ho imparato da subito una lezione: è importante investire energie per cercare di apprendere, almeno un po’, la lingua del paese che ti ospita. A Madeira la comunità italiana, già piuttosto presente, è stata da subito un punto di riferimento.

Lo spostamento successivo in Croazia e in particolare a Rijeka (Fiume- circa 70 chilometri dal confine italiano), invece, ha rappresentato un paradosso. La comunità italiana, ovviamente presente anche per motivi storico-geografici, mi ha solo parzialmente supportato forse per qualche retaggio ancora vivo o forse perché costituita da persone di una certa età con idee storiche ben chiare.

Ad onor del vero devo dire che proprio l’anno in cui ho lasciato la Croazia tutto si stava evolvendo e aprendo. Ho amato il mio periodo di vita in Croazia principalmente per le bellezze naturali che offre e per qualche bella persona con cui sono ancora in contatto. Devo molto all’esperienza croata perché i miei figli hanno frequentato la storica scuola italiana Dolac di Fiume che seguiva il programma ministeriale italiano e questo ha dato loro basi ben salde in termini linguistici. Ho imparato che, anche se all’inizio, e per il tipo di vita che facciamo, cercavamo una scuola internazionale che a Fiume non c’era, i miei figli hanno avuto ottime basi per apprezzare la nostra lingua madre di cui sono una grande sostenitrice.

Inizia infine l’esperienza nei paesi del medio oriente con la permanenza ad Abu Dhabi dove la scuola italiana non c’è. L’italiano tuttavia è la lingua di famiglia anche se ammetto che i miei figli, ormai adolescenti, lo parlano sempre meno nelle loro conversazioni private. È una situazione che non mi piace ma è tra le cose da mettere in conto in un progetto di espatrio. Torna però il concetto delle radici: se ci sono non si perdono e nel caso della lingua madre ne sono anche più convinta.

Abu Dhabi è stata un’esperienza formativa per il primo confronto diretto con una cultura e società molto diversa da quella occidentale ma ammetto non traumatica. Abu Dhabi ha una guida politica, un emiro, che ha sempre cercato le giuste misure con gli espatriati occidentali e credo ci sia riuscito. Inoltre in questi paesi del Golfo, in generale, hanno una più che buona predisposizione verso gli italiani. Ad Abu Dhabi il consolato era ben presente e organizzava spesso momenti di ritrovo per la comunità italiana presente.

Arrivata in Arabia Saudita lo shock culturale è stato forte anche se il mio approccio è stato rispettoso e di inevitabile curiosità.

Approfondirò gli aspetti culturali di una società così complessa e poco conosciuta nel limite delle mie possibilità e con tutta la cura possibile.

Vi accenno, però, che il “mito italiano” in Arabia Saudita è fortemente radicato, così come la comunità italiana piuttosto nutrita. Consolato e ambasciata presenti nelle città di riferimento con diverse iniziative culturali non ultima quella dell’Ambasciata italiana a Riyadh https://ambriad.esteri.it/ambasciata_riad/it in collaborazione con Archinet https://www.archinet.me/ per promuovere il design italiano in tutto il mondo e che seguirò, rigorosamente on line, per il giornale.

In ultimo: mi sono cucita addosso il soprannome di “Valegirovaga” con cui mi identifico e, a volte sdoppio dal mio nome, sui social.

Di tutto quello che riguarda l’Arabia Saudita avrò l’onore e il piacere di scrivere attingendo linfa vitale alle radici di questo albero chiamato “progetto-radici”.

Valeria De Carlo – Arabia Saudita

redazione@progetto-radici.it


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