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Prima e dopo Jan Palach: in un volume gli “eroi in fiamme” della resistenza anticomunista

Arte, Cultura & Società

FIRENZE – “A Kiev il cittadino ucraino Vasyl’ Makuch ha compiuto l’autoimmolazione in segno di protesta contro il totalitarismo comunista, contro l’oppressione del popolo ucraino e l’aggressione dell’Unione sovietica contro la Cecoslovacchia. Le comunità democratiche di tutto il mondo si inchinano davanti al gesto di coraggio del patriota ucraino”. Così la sera del 5 novembre 1968 l’americana Radio Free Europe annuncia l’estremo sacrificio del giovane dissidente che pochi mesi dopo ispirerà il più famoso Jan Palach. A Makuch (1927-1968) e a tanti altri martiri antisovietici che scelsero il suicidio attraverso il fuoco è dedicato il saggio di Dario Fertilio Olena Ponomareva Eroi in fiamme. Makuch e gli altri che sfidarono l’Urss” (pp.264, euro 15), edito da Mauro Pagliai nella sua più recente collana “Verità scomode”.

Tra il 1968 segnato dall’invasione di Praga e la caduta dell’URSS nel 1991, alcuni eroi solitari osarono sfidare il gigante rosso ricorrendo a quel gesto estremo. Tra questi proprio Makuch, i cui scritti sono pubblicati nel libro per la prima volta in assoluto, facendo luce su una figura eccezionale e finora sconosciuta. Ma dalle ricerche di Fertilio, giornalista scrittore da sempre impegnato nella denuncia dell’autoritarismo, e della Ponomareva, ricercatrice all’Università “La Sapienza” di Roma originaria di Kiev, emergono tante altre storie, come quelle dei polacchi Ryszard Siwiec e Jan Zajíc: vicende di vittime e persecutori, eroi e vigliacchi, tanti utopisti innamorati di un’idea o mossi dal sogno di una società più libera.
Molti di questi patrioti vennero giudicati in Occidente con diffidenza e spesso le autoimmolazioni furono considerate gesti isolati di “brave persone”, strumentalizzate dalla borghesia e dai nemici del socialismo. “La verità”, spiegano gli autori, “è che il movimento di rivolta occidentale non ha semplicemente ignorato, ha rifiutato quello orientale: è stato prigioniero già all’inizio della mentalità totalitaria, quella contro la quale, confusamente, si ribellavano le nuove generazioni dell’Est”. Eppure l’epopea degli “eroi in fiamme”, narrata nel testo in un’originale fusione di stile saggistico e narrativo, non si ferma al 1991, come dimostra il recente caso della giornalista russa Irina Slavina. (aise)


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