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L’aumento del debito pubblico italiano ai tempi della pandemia e gli effetti che potrà produrre in futuro

Economia e Finanza

di Luigi Benigno

L’economia italiana registra una rapida crescita  del debito pubblico, che ormai ha raggiunto la cifra record di circa 2.600 miliardi di euro.

D’altronde tale incremento repentino si è reso necessario per finanziare le casse dello Stato, per sostenere la spesa sanitaria e i fondi elargiti alle imprese, ai lavoratori fermati dal lockdown.

Il Governo ha annullato alcune entrate fiscali ed ha concesso una moratoria per cittadini ed imprese sospendendo, peraltro, anche la riscossione. Assistiamo, quindi, ad un forte decremento delle entrate fiscali da un lato e ad un aumento considerevole degli impieghi. Questi ultimi sono sostenibili facendo ricorso al mercato attraverso l’emissione di titoli di stato.

Ciò imporrà, una volta superata la crisi sanitaria, forti politiche espansive in grado di cantierizzare lavori pubblici e favorire la circolazione della moneta. Gli investimenti pubblici fungeranno da volano per l’incremento del PIL, ciò contestualmente accrescerà il potere d’acquisto delle famiglie, che torneranno a produrre reddito da immettere in circolazione con la ripresa dei consumi.

Inoltre l’incremento della domanda produrrà inflazione e ciò inciderà positivamente sul debito pubblico. Basti pensare che un’inflazione del 2% nel breve e medio periodo è in grado di generare una virtuosa diminuzione del costo del denaro preso a prestito in quanto incidererebbe direttamente sul potere d’acquisto e sul valore del denaro riducendolo.

Sembrerebbe la situazione ottimale ma, anche se dovesse verificarsi, non potrà andare avanti all’infinito. Inoltre sarà necessario adeguare gli stipendi all’inflazione.

Con un tasso d’inflazione entro il 2% si riuscirebbe in qualche modo a contenere il monte interessi, che sulla quota di incremento dall’inizio della pandemia ha un costo vicino allo zero. Ciò è stato possibile grazie all’intervento della Bce che ha acquistato i titoli del debito pubblico italiano evitando la speculazione dei mercati finanziari e l’oscillazione del costo del debito pubblico.

Quindi oggi i forzieri della Bce sono colmi di titoli del debito pubblico, non solo italiano, ed in teoria si potrebbe continuare all’infinito stampando moneta.

Il rischio è legato in futuro alla necessità di reimmettere in circolazione sul mercato secondario i titoli del debito pubblico, che sarebbe di nuovo soggetto alle oscillazione dei tassi d’interesse.

La mole di debito pubblico accumulato avrà probabilmente un impatto rilevante sull’economia del nostro Paese nei prossimi decenni ed occorrerà escogitare delle soluzioni che allegeriscano il fardello che graverá sulle future generazioni.

Una politica monetaria europea, improntata all’espansione, e alla rivisitazione dei vincoli di bilancio si renderà necessaria per evitare il tracollo di economie, anche virtuose.

L’Unione Europea ha dimostrato finora tutta la sua efficacia e si spera che il Recovery Found trovi il miglior impiego strategico fornendo al nostro Paese la possibilità di ritornare a crescere dopo anni di calma piatta.

 


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