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“Fratello senza peccato”

Cronaca

(Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Brunella Lottero)

“Fratello senza peccato”

Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Brunella Lottero 

Brunella Lottero, giornalista professionista e scrittrice, ha collaborato con testate giornalistiche locali e nazionali ed è autrice di più libri tra cui “Fratello senza peccato” (Paolo Sorba Editore, pagg.153, euro 14, reperibile in libreria e presso l’editore Paolo Sorba), dedicato alla vita di Fabrizio De André, uno tra più grandi poeti musicali della nostra tradizione culturale. Ce ne parla?

<<Il libro raccoglie la testimonianza di Filippo Mariotti fattore de l’Agnata che ha passato con Fabrizio De Andrè gli ultimi vent’anni della sua vita. È la storia di un rapporto di amicizia fraterna fra due persone molto diverse fra loro, legate dagli stessi interessi per la terra, per le piante, per la natura e per l’allevamento delle bestie. Filippo e Fabrizio che fra loro si chiamano rispettivamente Fili e Fabri sono fratelli senza peccato. Nel senso che non c’è voluto nessun rapporto carnale fra i loro genitori per definirli fratelli. Filippo dal dopo sequestro di De André protegge il suo Fabri ogni giorno e anche di notte quando De Andrè dorme all’Agnata da solo e Filippo si ferma a dormire. Fili è il fratello maggiore, lo protegge, lo consiglia, lo ascolta quando Fabri vuole costruire una fontana, vuole spostare le piante da un posto all’altro, vuole mettere la vite, progettare il laghetto. Gli dice, ogni volta che ha una nuova idea: ‘Fili, lo facciamo?’ E Fili lo fa. Filippo è il fattore ma è anche chi materialmente ha costruito la casa de l’Agnata, che all’inizio era un rudere. Filippo ha fatto gli impianti, le fognature, ha portato l’acqua e anche la luce che all’inizio proveniva grazie a un alimentatore che Filippo accendeva di sera per Fabrizio, che amava leggere tutta la notte. Filippo è il confidente di Fabrizio, quello a cui racconta i suoi sogni e la trama del libro che ha letto la notte precedente. Quello a cui chiede, una sera: ‘Fili, mi sai dire a cosa servono le nuvole?’ E’ una storia di amicizia non cercata ma esercitata quotidianamente, per vent’anni.>>

La visione del mondo di De André, nel rifuggire e denunciare stereotipi ed ipocrisie, nonostante il passaggio del tempo, resta tutt’oggi un esempio e un faro di autenticità e coerenza… 

<<La coerenza è sicuramente un valore indiscutibile per Fabrizio De André. Lo dimostra la sua vita e il suo modo di comportarsi con tutti. Filippo racconta di come De André fosse ospitale con tutti quelli che si presentavano all’Agnata: gli dava da mangiare, da dormire, gli dava dei maglioni, delle scarpe. Chiunque chiedesse qualcosa, quel qualcosa gli veniva dato. Soldi compresi. De Andrè, di origini borghesi, amava mischiarsi con la gente comune. Quando Filippo e i suoi amici cucinavano il cinghiale, dopo la caccia, Fabrizio si sedeva per terra e mangiava con loro. Era contento di farlo. Era contento di parlare con le persone, sapeva ascoltare e aiutare. Poi però era capace nel mezzo di una cena, di appartarsi, di scrivere, sul primo pezzo di carta che trovava, qualcosa. Di solito portava con sé un quaderno talmente pieno di fogli e foglietti che soltanto lui era in grado di leggere. E Filippo, che non sa né leggere né scrivere, quando lo vedeva assorto, gli diceva: su questo proprio non ti posso aiutare. La coerenza di De André era nei gesti, nella curiosità che provava per il prossimo, per il mondo che lo circondava. E del quale ha scritto canzoni meravigliose. De Andrè diceva spesso che quello che gli faceva paura ‘oggi come ieri è che la vostra libertà come la mia non sia neppure dignità. Io misuro la distanza dal Potere quello vero, quello che siede in parlamento con quello che il Potere fa per se stesso. Ho ancora la forza di indignarmi per chi davanti a un sopruso alza la voce e poi la mano. Non posso certo stare con chi fa e farà dei privilegi un fortino da riempire. Non posso e mai potrò parteggiare con chi per riempirsi le tasche deve svuotarle a chi le ha bucate.’ Credo che queste parole di De André siano attualissime.>>

Troppe cose sono cambiate da quando Fabrizio è andato via, il predominio del mercati, il globalismo, internet con le piattaforme social ed e-commerce, la tecnologia, la crisi climatica: un mondo in cui forse non si riconoscerebbe?

<<Fabrizio De André è sempre stato attento ai cambiamenti. Era uno studioso, leggeva giornali e molti libri. Se oggi fosse qui con noi, credo che il suo modo di vivere sarebbe lo stesso: vivrebbe all’Agnata buona parte dell’anno e, causa covid, farebbe qualche disco al posto delle sue tourneè. Quello che manca  è il suo pensiero sull’oggi su questi nostri tempi confusi e impauriti ma, come dicevo prima, Fabrizio De André ha espresso con coerenza il suo pensiero, la sua anarchia, il suo attacco frontale agli intellettuali quando non si ribellano al potere. La sua presenza, in questo mondo, rendeva più sopportabile viverci in questo mondo ma oggi la sua testimonianza, la sua memoria rendono conforto e luce.>>

Un artista che ha scelto l’arte, fino all’ultimo, come sua missione, declinata con una vita di uomo semplice, un “Fratello senza peccato” amante della pace e della natura, questa la sua testimonianza nell’universo?

<<Fabrizio era un artista. Era è un tempo imperfetto che non si confà a De André. De André è un artista. E’ e rimane tale, nonostante il tempo. Un artista è colui che tiene il filo, fa da tramite fra noi e il resto del mondo. Tiene il filo del cuore, parla con l’anima. De Andrè tiene, suo malgrado, il filo del nostro sentire. Dico suo malgrado perché forse De André non avrebbe voluto tutta questa responsabilità’ ma ce l’ha di diritto. Ascoltarlo, oggi come ieri, fa sempre un certo effetto. Nonostante le sue canzoni siano entrate nella memoria collettiva e in quella di ognuno di noi, quando lo si ascolta, e come se ci parlasse, come se quella frase, che abbiamo sentito moltissime volte, fosse invece destinata a noi in quel preciso momento. E questo comunicare e rimanere è prerogativa dei grandi. Io amo molto la poesia, in generale e amo Leopardi in particolare ma se dovessi recitare a memoria L’infinito avrei parecchie difficoltà mentre non ne ho alcuna a cantare ogni singola canzone di De Andrè. Questo incide sulla memoria collettiva di tutti quelli che come me lo amano, fa parte della memoria. La poesia ha una discendenza divina perché ha come madre Mnemòsine, la dea del ricordo. La poesia è quel che la memoria conserva di più.  E nella memoria di intere generazioni ci sono le canzoni di Fabrizio De Andrè e questo vorrà pur dire qualcosa. A giudicare dai racconti di Filippo, Fabrizio De André era semplice nei gesti ma piuttosto complicato nella mente. Amava molto la natura, il rumore dell’acqua, tanto è vero che Filippo gli costruisce apposta una fontanella perché De Andrè ama addormentarsi ascoltando il rumore dell’acqua che scorre. Amava le piante, gli animali. Ho avuto la fortuna di vedere l’Agnata sia in primavera che in autunno e ho capito dove abita la bellezza. De André ci ha lasciato molte cose: le sue canzoni, la sua musica, le sue parole ma ci ha lasciato anche la sua coerenza, la sua umanità e la bellezza nel prendersi cura della natura, delle persone e delle cose. In questo libro di storia e di memoria c’è gratitudine reciproca, c’è la storia di un’amicizia fra chi saliva sul palco suo malgrado, e chi non c’è mai salito. E la Storia, secondo Le Goff, dovrebbe occuparsi di quelli che non sono mai saliti sul palco.>>

Quali i suoi prossimi impegni?

<<Aspettando di tornare alla normalità, di poter finalmente portare in giro per il Paese questo libro che prima del Covid, ha incontrato, da nord al sud dell’Italia, molte persone prese dalla magià di De André, è uscito da poco il mio ‘Come una specie di sorriso’ per Alpes editori. E’ un mio romanzo, non è una raccolta di storia come Fratello senza peccato, è proprio un romanzo dove però De Andrè e la sua musica fanno da filo conduttore e da sottofondo. E’ come se scrivendo, non potessi fare a meno di parlare in qualche modo e in qualche misura di Fabrizio De André. Per il resto continuerò a raccogliere storie, che è il mio mestiere. Tornando a Fratello senza peccato devo dire che raccogliendo la storia che Filippo mi ha raccontato, ho provato un enorme piacere. Mi sono beata a sentire i racconti di Filippo. Successivamente ho pensato che avrei dovuto raccoglierli e farne un libro per dare lo stesso piacere a chi lo volesse leggere. De André è sempre una lezione di umiltà e di coerenza e di simpatia da cogliere per tutti. E io gli sono infinitamente grata.>>


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