E’ quanto ha comunicato oggi dal procuratore Michele Prestipino al procuratore generale d’Egitto, Hamada al Sawi, nel corso di un incontro svolto in videoconferenza, spiegando che la Procura di Roma va avanti ed è pronta a chiudere le indagini a carico di cinque appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del sequestro di Giulio Regeni.

Dopo cinque anni “la Procura Generale d’Egitto ritiene che l’esecutore materiale dell’omicidio di Giulio Regeni è ancora ignoto”. Il procuratore Hamada al Sawi ha comunicato di “avere raccolto prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni che sono stati rinvenuti nell’abitazione di uno dei membri della banda criminale”, che “aveva già compiuto atti simili ai danni di cittadini stranieri, tra i quali anche un altro cittadino italiano e alcune testimonianze acquisite hanno consolidato il quadro probatorio. Inoltre il modus operandi della banda – è detto nella nota – è caratterizzato dall’utilizzo di documenti contraffatti di appartenenti alle forze dell’ordine. La procura generale dell’Egitto ha spiegato che procederà per queste ragioni nei loro confronti con la chiusura provvisoria delle indagini, incaricando gli inquirenti competenti di intraprendere tutte le misure necessarie per giungere all’identificazione dei colpevoli dell’omicidio. La procura della Repubblica di Roma prende atto della decisione della procura generale di Egitto”.