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Antonio Mandese: “ho sempre sognato di essere impegnato nel mondo dei libri”

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Evelyn Zappimbulso intervista per il CorriereNazionale.net Antonio Mandese
 
Antonio Mandese, editore, libraio, critico letterario. Quarta generazione di una storica ed omonima libreria indipendente. Per i tarantini un punto di riferimento, sia fisico, sia culturale, per i più fortunati anche d’amicizia. Come piace definirti professionalmente?
Ho sempre sognato di essere impegnato nel mondo dei libri, fin da quando scelsi– ricordo con chiarezza- di studiare lettere moderne. Pur certo che non sarei stato uno studente “modello” mi sono innamorato della lettura e della letteratura, ma soprattutto volevo essere competente in materia; da qui l’ambizione, e solo quella, verso la critica letteraria. Sinceramente, non mi sento all’altezza di alcuna delle definizioni ma editore è ciò che ho testardamente voluto fosse scritto sulla mia Carta d’identità, alla voce professione. Un vero azzardo e insieme una scommessa. Certamente la mia ambizione più grande. Spero un giorno di poter dire di esserci riuscito per onorare la promessa fatta a me stesso.
 
Sei il braccio armato dei Mandese, operativo suo territorio e nelle scuole joniche. Dal tuo ingresso in casa editrice qualcosa è cambiato? Se sì, come è stato vissuto questo cambiamento?
Dopo la laurea, ma già da prima in verità, ho sempre affiancato e presenziato il lavoro tanto in casa editrice, quanto negli altri ambiti dell’attività di famiglia, libreria soprattutto e casa editrice. Attività articolate e diverse le une dalle altre in cui servono competenze differenti. Ho compreso quasi subito cosa mi piaceva e cosa no. Adoravo il rumore delle macchine, e l’odore degli inchiostri, esperienza che ho avuto la fortuna di provare sin dai primi anni di vita, portato in tipografia da mio padre dall’età di 10 anni. Amavo molto i libri e la libreria: la lettura. Ho cercato di portare questa passione in casa editrice. Non so quanto sia cambiato, di certo posso dire di essere cambiato io, comprendendo che quanto fatto “artigianalmente” in casa editrice, non fosse abbastanza per me. Ho cercato quindi nuovi stimoli e nuovi esempi altrove trasferendomi a Milano e lavorando, seppure per breve tempo, in ottime case editrici e accumulando esperienza in ogni ambito del lavoro dell’editore. Tra tutte, Il Castoro, editore specializzato in pubblicazioni per ragazzi e Cinema. Attenzione massima alla qualità, rigore nella gestione d’impresa e affiatamento ne hanno fatto uno dei primi marchi editoriali italiani in questo momento. Un editore indipendente che non ha mai dimenticato il ruolo della libreria nella filiera editoriale. Mi sono allontanato da casa per imparare, con l’intenzione di tornare con un bagaglio di esperienza maggiore.
Oggi consapevole che il mio progetto editoriale è di natura differente da quello di Mandese editore e certo di avere il dovere di diventare autonomo, ho scelto di proseguire questo percorso fondando un mio marchio editoriale in cui sono impegnato con il nucleo più ristretto della mia famiglia e di fidatissimi collaboratori: Antonio Mandese Editore & Figli S.r.L.  Non una maniera autocelebrativa per ascoltare il mio nome ripetuto, ma un piccolo omaggio alla memoria di un uomo, di cui porto il nome e della cui eredità morale e umana sento il peso: mio nonno.  Il cambiamento è sempre utile a garantire quel necessario passaggio di consegne tra generazioni. Io faccio riferimento a lui e a mio padre, di cui custodisco il patrimonio immateriale che proverò a trasmettere ai miei figli.
 
Cos’è Taranto per la casa editrice Mandese e chi sono i Mandese per Taranto?
Bisogna capire di che periodo parliamo, siamo diversi e abbiamo affrontato in tempi diversi situazioni differenti.  So di certo cosa vorrei essere io per la mia città. So che voglio partecipare al dibattito, anche politico, perché è anche questo il dovere di chi vuole dare vita ad un’impresa culturale. Cambiare le cose e lavorare per animare e riscoprire la bellezza del confronto. Adoperarsi nel vigilare e criticare quando le cose non funzionano. Molte cose non funzionano nella nostra Taranto e questo va detto. La situazione ambientale ancora lungi dall’essere risolta, oggi, grida vendetta e bisogna intervenire. Nessuno si salva da solo, serve una comunità compatta.
E’ difficile per Taranto separare l’immagine della libreria, da quella della casa editrice. Per me invece hanno identità ben distinte. Ognuna con la sua dignità. Per tutti siamo identificati con il mestiere del libro ma una certa distinzione andrebbe fatta per dare la giusta importanza al mestiere di ognuno, non abbiamo tutti la stessa sensibilità. Se penso alla casa editrice degli anni ‘80, mi vengono personaggi come il carissimo Tommaso Anzoino, Roberto Nistri, il compianto Massimo Romandini; Nel passato più prossimo Giovangualberto Carducci, Nicola Caputo e tutta la sua famiglia, Antonio Pepe tutte personalità che ho avuto la fortuna di conoscere. Anni in cui sono stati prodotti libri che hanno raccontato la storia della città, le tradizioni. Gli anni ‘90 sono stati gli anni dell’impegno attivo nell’editoria scolastica, cui ho attivamente partecipato, due autori su tutti Paolo Ciocia e Anna Tacente, professionisti e docenti noti in città per il loro valore, amici e maestri per me.
Non so cosa rappresentino i Mandese per Taranto. Alle volte mi sembra di vedere un simbolo senza sostanza, tanto che la politica – per esempio- ti cerca nel momento in cui si fa passerella e meno nei momenti in cui si devono prendere decisioni, anche nel nostro diretto campo tecnico di competenza, la cultura.  Posso dire che tutti negli ultimi cinquant’anni abbiamo goduto di un’eredità: le relazioni sociali con il territorio che sono la dote più grande che Antonio Mandese ha lasciato. Abbiamo vissuto, grazie al suo lavoro. Ognuno di noi ha trasformato questa eredità mettendoci del suo, nel bene e nel male, evolvendo questo mestiere con le caratteristiche proprie:  talento, capacità e professionalità. Il mestiere del libro è cambiato in questi anni, a noi il compito di interpretarlo nel migliore dei modi. Io sono quello che ha creduto nel lavoro della Casa Editrice, perché intrinseco a questo lavoro ci deve essere un impegno intellettuale, c’è un’opinione da esprimere, un progetto da raccontare attraverso i libri. La città nel passato ha subito il vuoto di questa presenza, laddove ci si è limitati a produrre, facendo mancare ai progetti la malgama delle idee. Vedi Bari o Lecce dove piccoli e grandi editori hanno trovato spazio e ribalta nazionale che in città ancora manca. 
 
A Taranto chi legge di più? Giovani o anziani?
I giovani senza dubbio, ma dobbiamo fare di più. Il dato è nazionale. Per i giovani e giovanissimi si devono progettare delle politiche culturali per l’accompagnamento alla lettura. In città la rinnovata Biblioteca Acclavio deve diventare un luogo centrale per la ripartenza culturale e la lettura deve essere il fulcro di questo cambiamento. Sto provando a dare una mano, da tecnico.
Oggi non è semplice fare libreria i mercati digitali e le regole poco chiare di una politica distratta, sul tema, non ci consentono di guardare al futuro con serenità. Ma il compito di chi fa impresa è quello di essere attivi e di competere sul mercato.
 
Quali sono gli ultimi prodotti, Mandese editore, che hai trovato vincenti? E qual è, se c’è, un’idea, questa volta Antonio Mandese ideatore, che credi avrà a breve successo?
 

Nella mia piccola realtà editoriale, abbiamo sposato la ricerca della qualità, dell’editoria per i più giovani e delle relazioni. In casa editrice si lavora con questi ingredienti. Oggi puntiamo sul genere fantasy, sulla scoperta di nuovi talenti. In questo momento stiamo pubblicando una saga dal titolo The Silent Edge, i primi due volumi sono usciti a Gennaio e Agosto, il terzo vedrà la luce nell’anno nuovo.

Stiamo puntando sul fumetto grazie alla collaborazione con nomi prestigiosi Maurizio Cotrona e Gian Marco De Francisco. Insieme a loro nasce Ottocervo un vero e proprio marchio editoriale dedicato esclusivamente ai fumetti. I primi vedranno la luce tra aprile ed ottobre.


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