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Il Mose non entra in funzione, l’acqua alta sommerge piazza San Marco

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Dopo due mesi di entusiasmo il Mose, il sistema di 78 paratoie capace di bloccare le acque salvando Venezia dall’acqua alta, mostra le sua fragilità. A far finire la città lagunare in ammollo è bastata infatti una previsione meteo sbagliata. Alle 9.30 della mattina di martedì il Centro maree del Comune di Venezia ancora parlava di un picco da 125cm, non sufficienti a dare il via alle operazione di innalzamento del Mose che è previsto scattino  quando il livello sul medio mare supera i 130 centimetri.

“Sapevano tutto”

Al Consorzio chiamato alla realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna veneta, e quindi alla gestione del Mose, “sapevano tutto, sapevano che la previsione di acqua alta era in una forchetta tra 125 e 135 centimetri. Loro hanno pensato che fosse più alta, ed hanno valutato male, hanno sottovalutato le indicazioni e deciso di non chiudere. Ma il Mose oggi andava alzato”.

Lo dice all’AGI il professor Georg Umgiesser, a capo del gruppo di ricerche marine Ismar del Cnr di Venezia, commentando quanto avvenuto, con l’acqua alta che è arrivata Piazza di San Marco, invaso il nartece della Basilica (lo spazio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa), allagato la città.

“Un errore di valutazione del Consorzio”

“Un tavolo di coordinamento esiste e devo dire che sono anni che funziona per poter mettere a punto le previsioni, poi pero’ probabilmente un minimo di rivalita’ esiste. In questo caso le previsioni del Centro maree davano 125/135cm, quelle nostre davano 114cm. Sono apparentemente diverse ma compatibili perche’ si trattava una di una previsione di massima marea, l’altro del livello piu’ probabile”.

E’ Cinzia Zincone, Provveditore per le Opere pubbliche del Triveneto, a spiegare così all’AGI la probabile origine del mancato azionamento del Mosei.     

Il Provveditore punta il dito contro diversi centri di previsioni, talora in concorrenza tra di loro: da un lato quello frutto della collaborazione tra Centro maree del Comune di Venezia, Cnr e Ispra, dall’altro quello del Consorzio Venezia Nuova. “Io e la commissaria Spitz decidiamo su base di avvisi che arrivano dal Centro previsioni del Consorzio ma non e’ arrivato nulla – osserva – C’e’ stato un errore di valutazione che parte dal Consorzio Venezia Nuova”. 

Perché il sistema va azionato in anticipo

Il via alle operazioni di innalzamento del Mose scatta quando il livello sul medio mare supera i 130 centimetri. Il rinforzo dei venti di bora al largo della Croazia e i livelli di piena dei fiumi Tagliamento e Piave che si sono riversati in laguna hanno accelerato il tutto, finendo con il dare ragione al tavolo previsionale composto da Comune di Venezia, Ispra e Cnr che aveva appunto parlato nella riunione di ieri di una forchetta tra i 125 e i 135 centimetri. Il Consorzio invece aveva previsto altro.

A quel punto è stato impossibile l’innalzamento della paratoie capaci di isolare le tre bocche di porto di Venezia (Lido, Malamocco e Chioggia) separando le acque del mare da quella laguna. Anche perché non è che avvenga rapidamente un’operazione simile: alzare completamente le 78 paratoie richiede almeno un’ora di tempo. Inoltre l’opera va azionata con largo anticipo visto che innalzare le barriere quando il livello dell’acqua in laguna è già alto potrebbe risultare inutile, se non addirittura controproducente nel momento in cui impedisse il defluire della marea una volta passato il picco. 

C’erano le condizioni per chiudere

 Il professor Umgiesser – da ormai 30 anni alle prese con un argomento come le previsioni di maree e acque alte – sottolinea che tavolo di regia e Consorzio “non sono allineati con i previsori, il Consorzio ha il suo modello previsionale, noi ne abbiamo altri”. Rappresentanti di Comune, Ispra e Cnr si riuniscono “per essere in grado di prevedere con maggiore dettaglio l’acqua alta. La situazione era in continua evoluzione e ieri abbiamo dato le indicazioni, il Comune 125, Ispra 130. C’erano tutte le condizioni per cui il Mose dovesse essere chiuso (alzare le paratoie, ndr). C’erano le basi per farlo, ma loro hanno valutato una marea diversa, e secondo me hanno sbagliato. Oggi potevano chiudere e non l’hanno fatto”. Il ricercatore parla quindi di “errore” e sottolinea anche il fatto che “non riusciamo ad allinearci, ci vorrebbe un’unica autorità. cerchiamo di farlo con Comune ed Ispra ma ci vuole la volontà politica dell’altra parte…”.  Il ricercatore non manca di precisare che “qualsiasi modello e previsione è sbagliata, la cosa migliore è sbagliare in troppo poco o troppo, così da avere statisticamente la migliore previsione possibile, così da restringere l’incertezza”. Un errore per esempio, riconosce Umgiesser, è stato commesso per la previsione del 12 novembre scorso, quando venne indicata acqua alta 145 centimetri e invece si arrivò a 189.  

La sessa

Nelle previsioni di ieri del tavolo di regia Comune-Ispra-Cnr è scritto che l’attenuazione del vento di scirocco nella giornata di ieri ha portato all’innesco del fenomeno della sessa, che continuerà a manifestarsi anche nelle giornate successive. E nella giornata di oggi era previsto il passaggio di una nuova depressione locale, dovuta alla situazione di blocco, che avrebbe portato a una nuova intensificazione dei venti di scirocco in tutto l’Adriatico e ad onde di altezza intorno a 5 m nella porzione settentrionale.

L’analisi dei dati meteorologici e delle previsioni meteo a disposizione, assieme ai risultati dei modelli operativi presso i tre istituti, hanno portato alla indicazione dei possibili livelli di marea: per oggi 120-130 centimetri alle ore 15:10; per domani 115-130 centimetri alle ore 07:30; per giovedì 120-130 centimetri alle ore 07:15. Ma “in considerazione della citata elevata incertezza, non si possono escludere valori di marea anche superiori ai 130 centimetri nella giornata di martedì 8 dicembre”, come in effetti si è verificato. E il risultato è stato quello di Venezia allagata. 

Il sindaco Brugnaro, rivedere regole tavolo di regia

“Avevamo una previsione di marea a 120 di massima, poi in mare il vento è cresciuto molto, è montato dalla Croazia un vento non previsto e l’apporto anche delle piene del Tagliamento e del Piave ha fatto si’ che la marea aumentasse paradossalmente proprio lungo la costa. Per attivare il Mose serve una previsione più ampia, ora bisognerà rivedere anche le regole della cabina di regia”. A dirlo è stato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro poco prima di iniziare il suo sopralluogo in città per vedere gli effetti dell’acqua alta. “Dobbiamo essere più rapidi per contrastare ed essere più reattivi anche rispetto alle previsioni – ha proseguito – speriamo ora che si riesca a scaricare la marea e alzare le paratoie del Mose alla minima di marea, verso la mezzanotte, mezzanotte e mezza. Va ricordato che è sempre una struttura ancora in prova e non possiamo dare nulla per scontato”

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