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Un bene culturale, patrimonio identitario nel San Lorenzo del Vallo di Micol e Pierfranco Bruni – Un esempio importante

Arte, Cultura & Società

Giuseppe Montone


“San Lorenzo del Vallo e il suo Castello. Una ragione storica per comprendere l’identità e l’appartenenza di una comunità. Su questa visione abbiamo innescato modelli di parametri che hanno una loro logica culturale e una loro realtà identitaria”. Così Micol e Pierfranco Bruni nella Premessa al libro “San Lorenzo del Vallo dalle origini al Castello. Un percorso per la contemporaneità” edito da Luigi Pellegrini editore. “Basandoci su testimonianze ed elementi documentari – spiegano – ci siamo incamminati tra le strade di questo paese recuperando i vari volti e le varie sfaccettature che la memoria pian piano ci ha restituito”. Ma, soprattutto, un nuovo ed importante tassello sia nell’ambito della ricerca storica che del dibattito storiografico sanlorenzani. Del resto, il castello – con la sua imponenza ed i suoi misteri – ha sempre esercitato un certo fascino. Oltre ad un acceso scontro, non sempre e solo politico, che ha per anni monopolizzato l’attenzione. Una storia complessa, un destino strano e a tratti grottesco quello di uno dei manieri più belli e meglio conservati dell’intera regione. Donato nel 1962 dall’allora proprietaria baronessa Virginia Bombini all’Unla (Unione nazionale per la lotta all’analfabetismo), quindi inspiegabilmente (si fa per dire) finito nelle mani di un privato cittadino (sedicente custode) e dichiarato “di notevole interesse storico-artistico dal Ministero per i Beni culturali ed ambientali con decreto n. 12779 del 06.06.1978”, acquistato dal Comune nel 1995 con la formula dell’esproprio bonario (decreto n.8 del 21.07.1995) per la somma di 250 milioni di lire, grazie anche all’impegno del Comitato civico pro-castello e dell’allora consigliere comunale di maggioranza Giuseppe Montone (passato poi tra le fila dell’opposizione proprio a causa delle vicende legate a questa intricata e paradossale vicenda) tornò di fatto nella disponibilità del Comune solo nel 2001 quando l’allora amministrazione comunale decise di riconoscere al presunto custode un indennizzo di ben 60 milioni di lire. Decisione, quest’ultima, che portò anni dopo alla condanna di tutti i componenti di maggioranza per danno erariale. Oggi, invece, superate le intricate vicende della fine degli anni Novanta, l’uscita del libro – frutto di un’attenta ricerca e di un’approfondita analisi – coincide con la vigilia di nuovi ed importanti lavori di ripristino e ristrutturazione del castello che ne dovrebbero garantire, da qui a qualche anno, una fruizione totale e, soprattutto, inserita in un contesto socio-culturale più ampio. “Un castello – scrive nell’Introduzione Rita Fiordalisi, direttrice della Biblioteca nazionale di Cosenza – che risponde pienamente a quella forza trainante che avrebbero assunto i castelli nel corso dei vari secoli, ovvero le radicali trasformazioni socio-politiche ed economiche che essi innescarono nell’habitat alto-medievale”. La stessa, infine, dopo essersi soffermata sulla nascita del maniero e sui principali eventi storici ad esso legati, scrive: “Questo volume rappresenta un punto di forza nella ricostruzione della storia di San Lorenzo del Vallo attraverso le vicende dell’edificio più rappresentativo: il castello. Lavoro minuzioso e unico per l’elevata ricerca di materiali e per un corredo fotografico pregevole”. Da parte loro, invece, Micol e Pierfranco Bruni – padre e figlia – puntualizzano: “Il rilancio dei beni culturali passa attraverso una coscienza educata alla cultura. Non si può parlare di tutela e di salvaguardia se manca un progetto pedagogico capace di una grande dimensione in cui l’educazione permanente occupi un punto essenziale. I beni culturali – aggiungono, evidenziando la difficoltà dell’argomento – sono la nostra memoria. Sono i simboli che ci parlano e ci chiedono. Sono quel futuro che chiede memoria. Purtroppo devono fare i conti con una determinata realtà che è quella del degrado sia naturale che gestionale”. E ancora: “I beni culturali devono essere sempre più partecipazione, perché devono essere fruiti. Può essere fruibile, il bene culturale, se racconta una storia e se questa storia è veramente un processo umano”. Nessun dubbio per Micol e Pierfranco: “San Lorenzo del Vallo – scrivono – è davvero un paese alla ricerca di una sua identità. Ma per recuperare la sua identità ha bisogno di salvaguardare e non di cancellare le sue testimonianze”. Non manca un pizzico di polemica. “San Lorenzo del Vallo – si legge nel volume – è un paese costantemente alla ricerca delle sue radici, ma le sue antiche radici sono profonde nella terra. È anche un paese alla ricerca di una identità che non è, certamente, quella del degrado e della devastazione del gusto che ha imperversato ed imperversa. Il castello è una testimonianza storica, ma è anche un simbolo. Deturparlo è disconoscere la storia, mascherare la sua memoria, violarlo nella sua coscienza”.


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