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Traversone 2020

Arte, Cultura & Società

L’indomito plettro di Salvatore Maria Mattia Giraldi

Di Daniela Piesco

Vicedirettore www.progetto-radici.it

Un’immagine poetica di grande valore simbolico è quella del vento, presente, con diverse variazioni, nei testi di autori antichi e moderni. Un’immagine già cara agli antichissimi, come dimostrano i poemi omerici e la Bibbia, e molto diffusa anche nella letteratura italiana, da quella delle origini (pensiamo a Dante e a Petrarca), fino a Foscolo e a Leopardi. Nelle Ricordanze, per esempio, il vento reca con sé «il suon dell’ora», divenendo quindi il simbolo dello scorrere del tempo e di ciò che lo scorrere del tempo comporta. È quanto viene descritto anche nell’Infinito: «E come il vento / odo stormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando: e mi sovvien l’eterno…».
Questo legame tra il vento e il fluire del tempo è attivo nella metafora proverbiale del “vento della storia”, che nella tradizione filosofica dell’Idealismo rappresenta l’azione dello Spirito nella dimensione del saeculum: il vento del progresso, che sconvolge le esistenze personali, il vento dell’inatteso, dell’inaspettato, dell’imponderabile che pervade le vicende storiche, individuali e collettive.
La molteplicità prospettica di questa immagine innerva in modo peculiare la letteratura italiana maturata negli anni terribili dei conflitti mondiali: l’inatteso è qualcosa di profondamente conturbante nella condizione di precarietà dell’uomo novecentesco.
Piuttosto nell’opera poetica di Eugenio Montale, a partire dagli Ossi di seppia, questa immagine ha una «caratterizzazione ancipite»: a volte essa è «segno di vitalità positiva»; a volte, invece, è la «perturbante manifestazione di una realtà esterna ostile».

Traversone 2020 è un’immagine inequivocabilmente positiva: rappresenta l’ondata della vita che dona un godimento poetico con la sosta attraverso i sentieri dell’anima di Salvatore Maria Mattia Giraldi ,un anima che arriva e si siede fra uomini senza cura, senza pena, senza senno.

L’indomito plettro, che sa andare oltre le strettoie del verso canonico o novecentesco, ci ricorda che la poesia è anche pratica di un attraversamento e di una immersione, che molto hanno a che fare con l’ascisse dell’Ethos e dell’Epos, mai disgiunte e mai venute meno: un simbiotico “esercizio del respiro” che ci restituisce al nostro essere nel mondo, elemento tra elementi di un sistema planetario, che “affida la penna alla corrente” al suo ritmo, al suo respiro.

Brevi cenni sull’autore Salvatore Maria Mattia Giraldi

E’ Presidente di Italia Etica (Movimento Ideologico per il recupero dell’etica istituzionale e per la lotta alla corruzione nella Pubblica Amministrazione)

Vice Direttore del Corriere Nazionale

Direttore Generale del Dipartimento Prevenzione del Rischio Chimico, Fisico e Biologico, Tutela Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro. Confederazione Nazionale del Lavoro

Delegato Regionale ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali

Esploratore Artico – Membro Onorario delle Esplorazioni Artiche. Circolo Polare Artico

Disco di Platino, Premio Internazionale III Millennio per l’impegno nella lotta all’Alzheimer.
Roma, Palazzo Brancaccio 2004

Premio alla Carriera 2019
Premio Internazionale Città del Galateo, Lecce

Premio Speciale Elogio all’Eccellenza 2020
Roma, Palazzo Firenze

Pittore e scultore, si diploma presso il Liceo Artistico di Cosenza e successivamente consegue il diploma di Tecnico di Laboratorio e la laurea in Biologia presso l’Università degli Studi Messina, si abilita alla professione e si dedica agli studi di Antropologia, di Paleodieta, di Nutrizione Umana e di Medicina Energetica.
Negli anni successivi volge i suoi interessi agli studi di Medicina, e successivamente alla Bioetica, alla Sapienza Spirituale Originaria ed Esoterica, all’Ermetismo, all’Alchimia e alle Religioni Antiche.
Libero pensatore, cercatore di luoghi perduti, viaggiatore spirituale ed esploratore artico.
Dagli anni novanta poeta, scrittore, opinionista e ghostwriter.

L’intervista .

1) Egregio rettore, sappiamo tutti che Salvatore Quasimodo (1901 – 1968) è uno dei poeti più noti e rappresentativi della cosiddetta “poesia ermetica” che, a cavallo tra anni Trenta e Quaranta e avendo come loro capoluogo culturale Firenze, danno vita ad un modo di far poesia oscuro e non comunicativo, caratterizzato dall’insistita ricerca formale (in particolar modo, su un lessico raro e ricercato e su una sintassi difficile e complessa) che diventa lo specchio di una inquieta condizione esistenziale, cui certo contribuisce il clima della dittatura fascista.
Ebbene è proprio nel Traversone 2020, nei versi della sua opera La sosta, recita
“… attraverso i sentieri della mia anima, arrivo, mi siedo fra uomini senza cura, senza pena, senza senno. Non importa, respiro…” , che prendono corpo modi e forme principali dell’Ermetismo: il tema dell’esilio e della ricerca di un’identità, la solitudine esistenziale dell’uomo contemporaneo, la parola “assoluta” sciolta da legami con il mondo e valevole di per sé nella spiccata astrazione concettuale.
La sua poetica vuole esserne una continuazione ? E se così fosse in che misura gli incontri con altri scrittori, poeti, intellettuali, (perché sappiamo essere ‘ TRAVERSONE 2020 ‘ un libro scritto a più mani ) hanno influito nella sua poetica?

Mi definisco un autore proiettato verso l’infinito, un costruttore di cattedrali, un cercatore di luoghi perduti ma anche di menti antiche ed universali.
La ricerca delle fonti della conoscenza dei grandi pensatori proiettano l’uomo in una dimensione rivoluzionaria dove la decadenza culturale che contraddistingue la nostra società, viene arginata dalla autenticità della bellezza del pensiero.
Viviamo nell’esteriorità totale dove la banalizzazione della vita è caratterizzata dal Grande Fratello e dall’Isola dei Famosi e la fine dell’esistenza interiore ci condanna alla deriva del vuoto, dovremmo fermarci tutti a riflettere e come Michelangelo ispezionando la materia chiederci se «qui dentro c’è Cristo».
Il Traversone 2020 vuole essere l’insieme delle opere di sei autori, scelti da Mogol, Alessandro Quasimodo e Francesco Gazzè, nel quale ognuno ha un proprio spazio .
“L’indomito plettro” è il titolo del mio capitolo ed è composto da quindici opere.
Talvolta un libro come Il Traversone diventa un’ importante veicolo di unione e di raffronto.

2)Il titolo dell’opera, “Traversone”, implica un viatico romantico, simbolico ed evocativo: il nome di un vento che trasporti questi componimenti in fuga, verso altri territori, altre culture, lettori, autori?
Ogni verso merita di essere trasportato dal vento della meraviglia, se non altro per essere stato concepito dall’armonia del pensiero.Una composizione poetica educa ed arricchisce la mente, nel nostro tempo dominato dal razionalismo e dall’individualismo è importante dare il giusto spazio al pensiero altrui. Lasciarsi andare all’emozione della lettura, immergersi in pochi versi, che spesso racchiudono l’essenza di una esistenza, è sinonimo di attenzione verso se stessi.

3) Negli anni Cinquanta e Sessanta esistevano luoghi dove gli intellettuali potevano incontrarsi,Il bar Rosati di Roma, il Giamaica a Milano, Giubbe Rosse a Firenze, erano dei luoghi dove gli scrittori, i pittori, i musicisti, si incontravano senza darsi appuntamento e si scambiavano idee sui quadri, sui romanzi, sui fatti del giorno. Ebbene che rapporto ha con il mondo letterario? Esiste ancora un luogo ideale di incontro/scontro tra autori?

Purtroppo oggi è difficile trovare un vero e proprio luogo di incontro, un laboratorio di confronto artistico, intellettuale e letterario.
Mi piacerebbe molto realizzarne uno.
Occasioni d’incontro restano, oggi, solo le manifestazioni di premiazione dei concorsi letterari.

4) In che stato si trova la letteratura italiana oggi? Vede delle mancanze rispetto al passato, trova che ci siano delle fioriture interessanti?

C’è tanta spazzatura d’autore veicolata ed esaltata dagli apparati mediatici, molta strumentale menzogna politico letteraria e poca verità della scrittura.
Penso che la letteratura italiana sia ferma a Calvino, Pasolini, Morante, Quasimodo, Merini e Carlo Levi.
Sicuramente tante nascoste fioriture interessanti, ma senza ali, a cui non è concessa alcuna possibilità editoriale di spessore.

5)Che relazione c’è tra la scrittura e la società, con le sue influenze politiche e culturali? E come convivono questi aspetti nella sua produzione letteraria?

Oggi la scrittura troppo spesso rispecchia la parte più inconsistente o più turpe della società in cui viviamo.
La scrittura e la politica sono irriducibilmente legate, fra denuncia sociale, protesta politica ed esaltazione del crimine, ci ritroviamo spesso al cospetto di un contributo non secondario per la promozione di una società malata.
Scrivo in un’oasi incontaminata della mia esistenza, fra luce e buio, fra letizia ed amarezza, fra incanto e tormento, scrivo le mie sensazioni, i miei disegni, le mie ansie, la mia inquietudine e la mia grande meraviglia, non c’è spazio per scontate influenze e convivenze esterne.
Il fine del mio lavoro letterario non è la vendita, non è il denaro, non ho padroni, pertanto posso permettermi di scrivere solo quel che è mio.

6)UN LIBRO CHE IN QUESTO MOMENTO HA SULLA SCRIVANIA ?(Oltre al suo ovviamente!)

“L’uomo che ballava il tango” del magistrato Marcello Vitale, Presidente Onorario della Corte di Cassazione, autore di numerosi libri di poesie e romanzi;
mi attrae molto la sua penna, una penna libera, irreprensibile e brillante, scrive i gialli con “l’occhio e l’orecchio giusto di chi conosce benissimo i segreti, gli instabili equilibri e le gelosie che si annidano in un Palazzo di Giustizia”, nel suo stile narrativo fluido e accattivante traspare la sua natura investigativa di magistrato, le sue argomentazioni sono interessanti ed i personaggi sono ben caratterizzati.
Apprezzo molto Vitale perché possiede una scrittura d’impatto ed affronta in maniera avvincente temi molto attuali.

7)La sua citazione preferita?


Tutto è mente

8) E per finire, un gioco: se potesse scegliere solo tre libri da consigliare, quali sarebbero?

“La Donna della Panchina” di Marcello Vitale, un legal thriller che tratta l’aberrante tema del femminicidio, sicuramente anche il suo giallo appassionante di ardua soluzione “L’uomo che ballava il tango” ed in ultimo il Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, un invito alla sapienza, alla conoscenza e ad un momento magico di alchimia mentale.

Una storia… per riflettere:
I tre spaccapietre.
Un’antica storia racconta di un uomo che, recatosi in pellegrinaggio in una grande città del passato, vede per la strada un uomo sudatissimo e stremato, che spacca e ritaglia delle pietre.
Si avvicina e gli chiede:
“Che cosa state facendo, buon uomo?”
E l’uomo:
“Vedete, signore, sto spaccando pietre.
E’ dura, ho mal di schiena, ho sete, ho caldo… faccio un mestiere da cani, non sono più un uomo…”
Il pellegrino prosegue, e dopo un po’ vede un altro uomo che spacca e ritaglia delle pietre, ma non ha l’aria così malmessa come il primo.
“Cosa fate, buon uomo?”
“Spacco pietre, mi sto guadagnando la giornata, non ho trovato un lavoro migliore per dar da mangiare alla mia famiglia, ma sono contento, almeno ho questo !”.
Il pellegrino continua il suo cammino e ad un certo punto incontra un terzo uomo che con forza spacca e ritaglia delle pietre, ma è sorridente, energico e sereno.
“Cosa fate, buon uomo?”
E l’uomo:
“Ah, caro signore, io sto costruendo una cattedrale !


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