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Ue, verso una riduzione delle quote pesca, ma la Brexit potrebbe cambiare tutto

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Ue, verso una riduzione delle quote pesca, ma la Brexit potrebbe cambiare tutto
Diritti d’autore  Thibault Camus/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Pescare sì ma non troppo. L’industria ittica europea nel 2021 potrebbe andare incontro ad una serie di nuove limitazioni che i ministri delle politiche agricole e della pesca dei Ventisette discuteranno al vertice di questo mercoledì. Ma un mancato accordo sulla Brexit potrebbe porre i pescatori europei difronte ad un nuovo limite: quello dell’accesso alle acque territoriali del Regno Unito. Uno scenario che, calcoli alla mano, potrebbe alterare il sistema delle quote ( di quanto e quale pesce) ogni Stato membro può pescare nelle acque Ue.

A chiedere uno stop al sovrasfruttamento della pesca sono gli ambientalisti che da anni richiedono all’Unione europea un’agenda più compatibile con il ciclo naturale della riproduzione marina.

Gli ecologisti spingono quindi per una riduzione delle quote pesca per ciascuno stato membro anche alla luce del maggiore impegno politico nella tutela dell’ambiente espresso dalla Commissione europa

“Questo summit dei ministri dell’agricoltura e della pesca è davvero un importante banco di prova, – afferma Rebecca Hubbard, direttrice dell’Ong Our Fish – è arrivato il momento di capire se l’Unione europea vuole diventare una leader mondiale nella protezione degli Oceani, oppure vuoe continuare a far prevalere le priorità del mondo industriale “.

In Italia, una riduzione di quote sulla pesca è temuta da molte regioni. Il consumo procapite di pesce nel Belpaese è tra i più alti al mondo, e si aggira sui 30 chili all’anno. Per ambientalisti si tratta di un numero davvero insostenibile.

In generale, la Brexit genra molta preoccupazione tra gli operatori del settore ittico. Anche quelli che non ne saranno direttamente coinvolti, vivono male questo momento con un senso generale di incertezza.


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