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Violenze verbali e Cyberbullismo

Arte, Cultura & Società

Il Cyber-bullismo, o bullismo in rete, si è diffuso negli ultimi decenni con l’arrivo dei social network.

Viene considerato un fenomeno relativamente nuovo rispetto al cosiddetto bullismo tradizionale, non tanto per le tipologie di violenze psicologiche messe in atto, quanto per le diverse modalità di attuazione.

Le prese in giro, le frasi offensive e gli insulti, ad esempio, vengono diffusi in modalità virtuale tramite cellulari, o computer, anziché di persona.

Nel bullismo tradizionale il più delle volte bullo e vittima si conoscono, il nemico è fisicamente presente, può essere un compagno di scuola, un vicino di casa o un abitante del quartiere.

Nel Cyberbullismo, invece, il nemico, anche se conosciuto, è nascosto dietro la tastiera di un cellulare o di un computer, talvolta con un falso profilo o sotto anonimato. I messaggi minacciosi online possono raggiugere la vittima in qualunque ora del giorno, o della notte, e in qualsiasi luogo si trovi. In tal modo la persona perseguitata non può più sentirsi al sicuro né dentro la propria casa né fuori in mezzo alla gente. Fotografie o video imbarazzanti (reali o manipolati) diffusi sui gruppi Facebook o WhatsApp, possono essere visualizzati e condivisi da un numero indefinito di persone, senza che il soggetto perseguitato possa tutelarsi.

Può succedere, ad esempio, che video e foto intime di una ragazza siano diffuse illecitamente su Facebook da un suo ex fidanzato o compagno. Frasi minacciose o violente (come ti auguro di morire/ sei un idiota/ […] una morte lenta e atroce) possono essere scritte dai cosiddetti leoni da tastiera sotto immagini o foto di persone, oppure a commento di un qualsiasi episodio. Parole cariche di odio o di invidia possono essere rivolte anche a personaggi famosi, o a comuni cittadini, per il loro successo o stile di vita. Questi e altri episodi possono diffondersi in rete in modo virale. Rimuovere dai gruppi social contenuti offensivi, se pur in tempi brevi, risulta spesso un provvedimento tardivo. I messaggi divulgati in rete, infatti, possono essere visualizzati e condivisi dal gruppo, in tempo reale, prima della loro rimozione. A conferma di ciò l’indagine fatta dall’Associazione Carta di Roma ha rilevato che, statisticamente, la percentuale dei contenuti online realmente rimossi si attesta soltanto intorno al 29% e che la rimozione non sempre avviene entro le 24 ore. Di ciò che viene trasmesso in rete, anche dopo la cancellazione, rimane comunque una traccia e questo permette alla Polizia Postale, grazie alle nuove tecnologie, di poter risalire all’autore dei video o dei messaggi oltraggiosi.

Per difendersi dagli attacchi informatici se si è su chat private, ad esempio, e non di gruppo, si può bloccare o silenziare l’interlocutore (come su Twitter). In tal modo chi scrive non si accorge di essere bloccato, pertanto continuerà a inviare messaggi a vuoto fino a stancarsi. La strategia di ignorare gli attacchi verbali, per non cadere nella trappola della provocazione, talvolta può risultare vincente. Una strategia alternativa efficace per difendersi dall’aggressione verbale sui social è fare gruppo. È importante, cioè, segnalare alla piattaforma, insieme ad altri utenti o compagni testimoni, i messaggi di odio diffusi in rete.

Il cyberbullo, in genere, dimostra apparentemente un’alta autostima e uno smisurato senso di onnipotenza, in realtà maschera profonde debolezze e insicurezza.

Le ricerche confermano, infatti, che la persona prevaricatrice rivela scarsa capacità comunicativa, incompetenza sociale e difficoltà a gestire i conflitti. Il soggetto prepotente manifesta immaturità emotiva e scarsa empatia, non riesce, cioè, a immedesimarsi nella sofferenza degli altri, anzi sembra sentirsi meglio se la vittima soffre.

Alberto Pellai traccia un profilo interessante del bullo, mettendo in rilievo la sua debolezza: “… c’è solo un “soggetto debole” che se la prende con uno ancora più debole”.

Il cyberbullo nella leale competizione tra pari spesso non riesce a imporsi come leader in positivo (ad esempio per meriti in ambito scolastico, sportivo, o sociale) sceglie così il ruolo di leader in negativo, utilizzando la violenza verbale e la prevaricazione per acquisire, a suo giudizio, maggior potere e prestigio. Nella fase adolescenziale il leader trasgressivo seduce più di chi normalmente rispetta le regole (è pur sempre un leader). Chi trasgredisce, infatti, stupisce e attira l’attenzione su di sé più del dovuto, conquistando così maggiore visibilità.

Il bullo/cyberbullo con i suoi atteggiamenti prepotenti a volte sembra accanirsi contro la fragilità che vede rispecchiata nella sua vittima, quasi ad allontanare dalla propria mente il fantasma di riscontrare tracce di fragilità anche in se stesso.

Spesso le vittime, pur essendo coscienti delle angherie che subiscono da parte dei compagni prepotenti, poiché traumatizzate dall’ingiustizia che subiscono, non riescono a reagire per parlarne con gli amici e tantomeno con gli adulti di riferimento. In realtà è molto importante per un adolescente avere un gruppo di amici di cui fidarsi, perché in caso di persecuzioni di tipo informatico può contare su chi può sostenerlo e aiutarlo.

Secondo le ricerche effettuate in Italia più del 90% di adolescenti utilizza internet e all’interno di questa utenza statistica il 98% dichiara di avere un profilo social.

Questi risultati ci fanno capire la vastità del problema e il perché è stato affidato al Ministero della Pubblica Istruzione il compito di promuovere, in ambito scolastico, un progetto educativo di prevenzione e contrasto al fenomeno del cyberbullismo. Anche a livello legislativo è possibile intervenire per bloccare comportamenti persecutori. Il questore può ammonire oralmente, in presenza di un genitore, i minorenni colpevoli di atti persecutori verso altri minori.

Bibliografia:

Bodiou E. (1997), Le leadership comme stratégie identitaire, <<Connexions>> ,n.68, pp.117-128.

Buccoliero E., e Maggi M., (2005) Bullismo, Bullismi. Milano, Franco Angeli.

Colleoni I. (2008), Bullismo, <<Intervenire sul dialogo giovanile>>, dispensa dell’evento formativo (ECM) del Centro Ricerche Evolutive dell’Essere (CREDES) della dott.ssa Clara Serina, Milano

Portale A., (2012), All’origine del Bullismo, casi emblematici e approfondimenti neuroscientifici, Trento,Erickson. 

https://it.businessinsider.com/dieci-modi-per-difendersi-dalle-aggressioni-verbali-sui-social/ (11/10/2017)

https://www.onap-profiling.org/cyberbullismo-riflessi-psico-sociologici-e-strumenti-giuridici/

 (dicembre 1919)

https://www.altalex.com/guide/cyberbullismo (02/10/2020) 

 https://www.paginemediche.it/benessere/corpo-e-mente/bullismo-e-cyberbullismo-due-fenomeni-connessi  (22/10/2020)

Adalgisa Portale


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