fbpx

Un caratteristico borgo piemontese.Vi presento Elva

Cronaca

Come ogni bella donna Elva (Cuneo) non la raggiungi se prima non la conquisti. Sta alle pendici del monte Pelvo (3064m. s.l.m.), dove ha messo radici sin dall’epoca longobarda, in una zona che è stata  anche territorio della potente abbazia di San Colombano di Bobbio e del suo ricco feudo, cui dipese l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona. Il Barbarossa concesse tutta la val Maira al vescovo di Torino (pertanto anche Elva), rendendo così a lui vassallo il Marchese di Saluzzo che l’aveva avuta dada quello di Busca. Questi luoghi furono anche dei francesi e come tali percorse dalle forze ugonotte del Maresciallo Roggero di San Lavy, per poi, con il trattato di Lione (1601) passare definitivamente sotto i Savoia. Elva ebbe anche statuti, privilegi e libertà, attraverso l’atto marchionale del 1475.

 Così, oggi, il Comune, descrive il suo borgo:

“Elva è un paese della provincia di cuneo, situato in una conca della valle Maira con il capoluogo in frazione Serre, situato a 1637 m. s.l.m. Il territorio comunale è di 26,37 kmq. Si estende da un’altitudine di 1080 a 3064 m s.l.m. Conta 29 borgate”.

 Aggiungiamo noi; Un tempo era immersa tra i boschi, nei secoli divenuti sempre più radi per l’utilizzo fattone a fini militari difensivi, che giunge sino alla prima guerra mondiale. Infatti, in questo periodo i pini cembri furono impiegati per la costruzione di aeroplani. Il legname che ne derivava, leggero e nel contempo resistente alle forze meccaniche, era più che adatto per realizzare i velivoli di allora. Il  paese conta un centinaio di abitanti e tre strade per raggiungerlo, tutte poco scorrevoli, in quanto tipiche strade di montagna

LE TRE STRADE PER ALVA

La prima: quella oggi “ufficiale”, è la cosiddetta strada di San Martino ovvero la Sp. 335 del Colle della Cavallina. E’ agevolmente percorribile in condizione di tempo buono ma, in ogni caso, occhio sempre alla guida, per eventuali incroci con mezzi più ingombranti delle sole autovetture. Qualche manovra spesso è necessaria. In questo momento alcuni tratti sono stati messi in sicurezza da frane e il manto stradale è rifatto. La nuova amministrazione, capeggiata da primo cittadino Giulio Rinaudo, ha in progetto la realizzazione di più piazzuole per agevolare i predetti incroci tra veicoli.  E’ una via, comunque, lunga rispetto l’alternativa più “nobile” ma sfortunata di cui diremo. Si comincia a salire da Stroppo, in direzione bivio per cima Sampeyre (siamo sui 1900 m.) e, quindi, si discende sino ai 1637 m. del paese. Un itinerario bello e suggestivo per il turista, che si snoda per una lunghezza attorno ai 18 Km. Per il visitatore è preferibile la scelta di una bella e tiepida giornata.

La seconda: si tratta della provinciale 128 che parte dal paese di Sampeyre (CN), posto nella Valle Varaita. Questa strada montana è la più lunga per raggiungere Elva, poiché dal centro urbano di Sampeyre si deve risalire il fianco dell’omonimo colle sino ai 2220 m. Quindi scollinare e ridiscendere in  Valle Maira. Il percorso è agibile solo nella buona stagione, causa le nevicate. E’ altrettanto bello, rispetto al precedente, ma è anche più lungo, oltre 23 chilometri, e solo praticabile ai fini turistici, in quanto raggiungere Elva quotidianamente percorrendo la Sp 128 e in tutte le stagioni non è assolutamente possibile. Lungo la strada s’incontrano le strutture delle seggiovie S. Anna e Varisella che dal capoluogo conducono alle piste da sci.

La terza: la strada “nobile” per la sua storia e “sfortunata” per le rocce che la incorniciano. Se fosse in uso sarebbe la strada più breve, circa 10Km. per raggiungere Elva. Si chiama strada del Vallone o dell’Orrido, ufficialmente è la Sp. 104. Ma non solo, sarebbe anche la più “logica” sotto l’aspetto della viabilità normale (per quella a vocazione turistico escursionista si deve fare altro discorso) giacché dal fondo valle sale e direttamente conduce al paese, non come la Sp. 335 che prima porta ai 1900 m. del bivio per Sampeyre per poi tuffarsi sino ai 1637 di Elva.

Il sito web realizzato dal “Comitato per la riapertura della strada del Vallone”, il cui referente è l’ex primo cittadino e immediato predecessore di Rinaudo, Mauro Fulcheri, offre una breve panoramica sulla carreggiata. «La Strada Provinciale 104, nota come Strada del Vallone o Orrido d’Elva, è un capolavoro d’ingegneria civile e un vero e proprio simbolo per gli abitanti del paese a 1637 metri di quota sulle Alpi Cozie, in provincia di Cuneo: oltre nove chilometri di carrozzabile, dodici gallerie, pareti a strapiombo e panorami mozzafiato.
Forse da alcuni ritenuta mera attrattiva turistica, in realtà oggi come al tempo della sua realizzazione, la strada 
è un’infrastruttura indispensabile per gli elvesi, altrimenti costretti al transito attraverso la più lunga (17 km) e non meno impervia né più sicura SP 335 del Colle della Cavallina via San Martino di Stroppo.
Il 
Comitato per la riapertura della Strada del Vallone di Elva (Cuneo) vuole far quindi far sapere a quante più personalità possibile del mondo politico, imprenditoriale, degli Enti e ai cittadini che, con la decisione della Provincia di Cuneo di chiudere la Strada del Vallone che collega direttamente la Valle Maira con il paese di Elva, i residenti si trovano in situazione di gravissimo disagio, col rischio di dover abbandonare case e attività per la difficoltà di raggiungere in tempi accettabili i centri abitati più vicini e provvedere così alle proprie necessità primarie. Da anni si attendono risposte dalle Istituzioni.
La chiusura della Strada del Vallone e la quasi totale mancanza della sua manutenzione, ha inoltre come conseguenza, anche secondo il parere del FAI, la fine di un’opera d’arte unica per storia, natura e caratteristiche.
Ecco perché attraverso questo sito ci rivolgiamo a tutti voi che leggete in questo momento: adottateci! Affinché il problema dell’Orrido di Elva divenga un po’ anche vostro, perché l’aver partecipato, se lo farete, a mantenere aperta questa antica Strada storica, siamo certi sarà per voi motivo di orgoglio, sia che abbiate avuto la fortuna di percorrerla sia che lo possiate fare in futuro, se riusciremo nel nostro intento. Anche un semplice consiglio dato da chi è a conoscenza delle cose della burocrazia sarà per noi di grande aiuto».

L’attuale sindaco di Elva, di questo budello che s’inerpica dolcemente tra rocce e gallerie scavate con piccone e dinamite, è innamorato. Lo afferriamo subito, appena ci annuncia che farà il possibile perché la via venga posta all’attenzione dell’Unesco. E ha ragione, giacché non è solo bella ma anche carica di storia.

Più in dettaglio, va detto che l’esigenza di una via diretta da Stroppo a Elva, evitando i colli San Giovanni e Bettone, parte da lontano, concretandosi attorno 1838, quando una delibera comunale fu indirizzata al Duca Vittorio Emanuele, allo scopo di sensibilizzare le autorità sovrane al problema. Sin qui tra il paese e il fondo valle con la sua carrozzabile c’era solo un improvvisato sentiero o poco più. La speranza di avere una via più comoda sembrò avvicinarsi quanto nel 1880 muore un ricco commerciante del luogo, l’oste Claro Alessandro, della borgata Traverse che lascia in eredità 15.000 lire da utilizzarsi allo scopo. Un primo tracciato è aperto tre anni dopo, grazie anche ad una sottoscrizione ed alla partecipazione gratuita ai lavori da parte di persone del luogo. Nel 1893 quel tracciato diventa un viottolo che raggiunge la strada a fondo valle, l’isolamento di Elva sembra finito. Ma solo per chi aveva il coraggio il affrontare l’itinerario, giacché, come scrive Ettore Dao nel suo libro «Elva un paese che era» “…in diversi tratti bisognava procedere carponi aggrappandosi alle rocce con il pericolo di perdere l’equilibrio e precipitare nel burrone a picco sottostante”.

Occorre attendere il 1959 per vedere il progetto interamente realizzato, dopo oltre un secolo dalla posa dell’ideale prima pietra e con le caratteristiche di una strada vera e propria. Nel 1970 arriva addirittura l’asfalto.

Ma i sogni svaniscono all’alba, quando nel 2014, la Provincia di Cuneo “chiude” al traffico la Strada del Vallone” per pericolo frane. Fine di un miraggio affacciatosi oltre un secolo e mezzo addietro.

ELVA

A parte le borgate, le case di Elva, sede municipale, stanno tutte in un lembo di terra. Discosta dalle costruzioni e a ridosso del locale cimitero, c’è la perla di questi luoghi che videro passare tribù d’Elvi e soldati Romani, Saraceni e l’eresia Ugonotta. Trattasi della parrocchia di Elva la cui costruzione è datata attorno al 1351 e le cui ultime modifiche si fanno risalire al 762 con la realizzazione della cappella di San Pancrazio, patrono di Elva. Edificata su un precedente tempietto, è innalzata all’onore di chiesa parrocchiale in alternativa a quella precedente dedicata a San Bernardo. E’ un capolavoro di architettura tra il gotico e il romanico. Intitolata a S. Maria Assunta, gareggia per bellezza con la chiesa di San Pietro sita più a fondo valle verso Stroppo. L’interno è pieno di affreschi eseguiti in tempi diversi. Quelli della volta attribuibili a un artista tardo gotico, mentre quelli delle pareti sono riconducibili a  Hans Clemer (sec. XV-XVI), pittore fiammingo, naturalizzato francese, molto attivo nel territorio e nella zona di Saluzzo, presso la cui cattedrale si trovano sue opere. E’ noto anche come Maestro d’Elva, proprio per la rilevanza dei suoi lavori in questo lembo di terra piemontese storicamente legato alla cultura occitana.

Gli affreschi attribuiti all’artista fiammingo rappresentano scene della vita di Gesù e della Madonna e sono ottimamente conservati; nella parete di fondo del presbiterio spicca una crocefissione di notevole drammaticità. Degni della massima considerazione sono, inoltre, la decorazione scultorea del portale d’ingresso, quella dell’arco trionfale in pietra verde e del fonte battesimale trecentesco.

Dalla pagina web dedicata a “Elva e la Val Maira” si può apprendere molto di più ove si voglia apprezzare anche la piccola cappella dal lato dell’ingresso:

“qui trova posto una tela rappresentante la Vergine con Bambino e Santi datata 1694, un Crocifisso in legno di fattura rustica datato fra il XV e il XVI secolo, vi è poi la Fonte Battesimale datata tra la metà del 1300 e l’ inizio del 1400. Essa è costituita da due blocchi con rappresentati in basso il regno del male con figure umane incatenate portate da animali, nella fascia intermedia delle figure del Purgatorio, in alto il regno della beatitudine con figure aureolate, Gesù e cherubini e tre teste forse raffiguranti la Trinità. L’ultima fascia contiene l’inizio delle Preghiere del Pater, Ave Maria e Credo. Per questi suoi contenuti è definita la piccola Divina Commedia. 

Appena fuori dalla stanzetta notiamo il pulpito in legno costruito da un artigiano Elvese nel 1845-46. a lato dell’ ingresso troviamo, murata, l’Acquasantiera datata 1463. Sul lato opposto dell’ingresso e partendo dal fondo risalendo troviamo: la statua dell’Assunta, la pala dell’Assunta, la Cappella di San Pancrazio, datata 1762, con all’interno un altare monumentale e la statua del Santo Pancrazio di cui la festa del 12 Maggio segnava il rientro in paese di quanti praticavano i mestieri itineranti nei mesi invernali, ad esempio i Caviè. Proseguendo con la visita troviamo infine la Pala del Rosario firmata da Giovanni Pietro Botta tra il 1600 e il 1700”

Una sosta, infine, presso il locale museo dedicato ai commercianti di capelli, non può mancare. E’ una curiosità d’altri tempi. La storia documentata di un mestiere faticoso ma di tutto rispetto quando anche i capelli, soprattutto quelli delle donne, erano merce di scambio. 

Su tutta questa bellezza si erge il monte Pelvo d’Elva, che dai suoi 3064 metri da sempre guarda gli uomini e le cose, tra storie e leggende. Una di queste per concludere.

 “Si diceva che una volta il Pelvo fosse così alto che le nuvole non ne raggiungevano mai la punta, sempre illuminata dal sole. In un giorno di nebbia una pastorella decise di arrampicarsi fin lassù per incontrare il sole. Dalla cima essa poté ammirare un mare bianco che si estendeva tutto intorno, allungò un piede nella sua direzione ma precipitò nel vuoto. Da quel momento la montagna che sovrasta la conca elvese, si abbatté su se stessa fino a raggiungere gli odierni 3064 metri e da allora la sua vetta è spesso avvolta da cumuli di nubi, che la percuotono con tuoni e lampi”

Giuseppe Rinaldi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE