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La ignoranza, è la peggiore e la massima delle povertà

Politica

delle povertà.

L’Opinione di Roberto Chiavarini

“Citazione”, che alcune pubblicazioni attribuiscono a GIOVANNI NOTA, Commissario del Comune di Lissone 1908-1909, pronunciata davanti al ricostituito Consiglio Comunale.

Mentre altre “Fonti” la accreditano ad un anonimo.

Aforisma letto con gli occhi dell’Uomo contemporaneo.

Ottimo aforisma degli inizi del ‘900, che può essere letto anche con gli “occhi” di oggi, a patto che il termine “IGNORANZA”, sia ascritto a chi “FINGA DI IGNORARE” di “NON RICONOSCERE”, di “NON VEDERE” e di “NON RISPETTARE il Prossimo e i suoi Diritti”, l’Avversario Politico e/o le “Istituzioni”; chi sia aduso agli “Abusi di potere sui cittadini”, alla “Violenza verbale”, alle” Offese calunniose”, ovvero a chi, più in generale, “IGNORI l’Altro” e/o il “Culturalmente Diverso” (perché il termine ignoranza, è anche sinonimo di incompetenza,

di disinformazione, di arretratezza e di arroganza), e giammai alla condizione di chi sia, in maniera letterale, ignorante, cioè privo di una adeguata istruzione scolastica.

Perché, in quest’ultimo caso, la Storia ci insegna che, nel recente passato, quando le condizioni storiche lo consentivano, ci sono stati, si, uomini privi di un titolo di studio adeguato ma che, di contro, sono diventati grandi Statisti, Politici e Sindacalisti. 

Come il nostro conterraneo pugliese, Giuseppe Di Vittorio su tutti (nato a Cerignola l’11 agosto 1892 e morto a Lecco il 3 novembre 1957, Sindacalista, Politico e Antifascista italiano).

La fama ed il prestigio di Giuseppe Di Vittorio, che fu anche Deputato, conquistarono la classe operaia, quella contadina e il movimento sindacale di tutto il mondo.

Tanto che, nel 1953, venne eletto “PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE SINDACALE MONDIALE”.

Di Vittorio fu l’uomo che, nella prima metà del ‘900, più di altri, riuscì ad affermare le “Tutele” e la salvaguardia della “Dignità” delle masse Contadine ed Operaie e la cui “Autorevolezza” gli fu riconosciuta, universalmente, da tutte le parti politiche e sociali.

Uomini come Giuseppe Di Vittorio, oggi, hanno difficoltà ad affermarsi, per via della complessità dell’ingranaggio selettivo, posto in essere dal “setaccio” del moderno Potere politico-amministrativo, che si avvale di futuristiche tecnologie di controllo che stanno schiacciando, irreversibilmente, le individualità e le eccellenze, “massificando”, di conseguenza, il Popolo.

Quindi, possiamo affermare che la “Libertà” e la “Indipendenza” di un popolo, si concretizzino con l’impegno di tutte le componenti sociali, da quelle religiose, scientifiche, intellettuali e culturali, a quelle artigiane, operaie e contadine, componenti che devono divincolarsi dai condizionamenti sociali, per porsi tutte sullo stesso piano, con pari opportunità e pari dignità.

“L’intransigenza” in difesa della “Libertà”, non è un vizio, la finta “moderazione” finalizzata alla ricerca del “Distinguo sociale”, non costituisce virtù.

L’attuale ed incontestabile ingovernabilità, di buona parte della classe politica del nostro tempo, che rappresenta il sintomo “febbrile” di una società malata, ci deve far riflettere sull’importanza della grave decadenza culturale che stiamo vivendo, perché bisogna ammettere che, allo stato delle cose, di “politici architetti” in grado di edificare una nuova struttura sociale” (al di là dei propri interessi), per amministrare, con moralità ed etica, la giustizia sociale e il cosiddetto “Bene Comune”, ne vedo pochi anch’io (eccezioni e speranze a parte, naturalmente).

Concludo con un universale e sempre attuale aforisma

di Blaise Pascal: …”…. DEMOCRAZIA: NON ESSENDOSI POTUTO FARE IN MODO CHE QUEL CHE È GIUSTO, FOSSE FORTE, SI È FATTO IN MODO CHE QUEL CHE È FORTE, FOSSE GIUSTO”.

Roberto Chiavarini

Opinionista di arte e politica

 


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