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Quanto ci costa la Tari!

Cronaca

La tariffa rifiuti, determinata dall’amministrazione comunale o dalla Autorità d’ambito, è il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, i costi di realizzazione e esercizio degli impianti, i costi sostenuti per la prestazione della garanzia finanziaria ed i costi stimati di chiusura, nonché i costi di gestione successiva alla chiusura post-operativa. La TARI commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri.

Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. La TARI subirà un pesante incremento a causa della riformulazione dei criteri di classificazione dei rifiuti, introdotta con il decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116, ed in vigore dal 1° gennaio 2021. Per effetto della nuova classificazione buona parte delle superfici aziendali sulle quali si producono rifiuti speciali pericolosi e non, diventerà per legge “suscettibile di produrre rifiuti urbani”.

In passato, invece, tali superfici non erano imponibili. Dal momento in cui entrerà in vigore la nuova norma un’impresa artigiana che trasforma materie prime in prodotti finiti produrrà rifiuti urbani anche nei locali nei quali si svolgono le lavorazioni, quindi pressoché tutta la superficie aziendale sarà imponibile. Le imprese produttrici dei nuovi rifiuti urbani non domestici dovranno affrontare incrementi esponenziali della tassa e gli inevitabili maggiori costi di raccolta e gestione dei rifiuti graveranno su tutte le utenze domestiche e non domestiche del Comune.

Adriano Pistilli

Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti, esperto di Diritto Ambientale


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