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Sangue amaro: da donatore di sangue in Italia al divieto dell’Australia

Estero

di Federico Solchi

MELBOURNE – “Donare il sangue era un’azione che era entrata a far parte della routine annuale di Giampiero D’Agostino, quando viveva nella provincia di Brescia. “Ogni tre mesi ricevevo un messaggino in cui mi si ricordava che era ora di andare a donare il sangue, e questo mi dava un senso di entusiasmo”. Quando si è trasferito in Australia, Giampiero avrebbe voluto continuare la sua routine di donatore di sangue, ma, quando si è recato in un centro di raccolta dell’Australian Red Cross Lifeblood, gli è stato detto che il fatto di avere avuto rapporti sessuali con un altro uomo nei precedenti 12 mesi lo rendeva un donatore non idoneo”. Ne scrive Federico Solchi su Sbs Italian, lo special broadcasting in onda in italiano in tutta l’Australia.

“D’Agostino, che si trovava in una relazione monogama, ha detto che la prima reazione che ha avuto è stata di shock.
“La mia prima reazione è stata quella di pensare che si trattasse di una politica discriminatoria”, dice. “Ma poi il loro rifiuto mi ha fatto sentire un po’ sporco, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato”.
Gli omosessuali sono attualmente soggetti a un periodo di rinvio di 12 mesi prima di poter donare il sangue in Australia.
“Le politiche di differimento di Lifeblood sono regolarmente riviste e sono supportate dalle prove cliniche e scientifiche più aggiornate, in modo che l’Australia mantenga una delle più sicure forniture di sangue al mondo”, ha detto un portavoce della Red Cross Lifeblood ad SBS Italian.
A partire dal prossimo gennaio, questo periodo di differimento scenderà a tre mesi, dopo che la Therapeutic Goods Administration e tutti i governi statali hanno accettato una proposta di cambiamento portata avanti da organizzazioni LGBTIQ+.
“Il periodo di tre mesi si applica ai donatori le cui pratiche sessuali li mettono a rischio di acquisire malattie infettive che possono essere trasmesse dal sangue, dalle cellule o dai tessuti, e si basa su fattori di rischio basati sull’attività sessuale, tra cui il lavoro sessuale e il sesso tra uomini e donne”, ha detto un portavoce della TGA.
Tuttavia, D’Agostino non è convinto dalla logica di applicare il periodo di differimento a lui e ad altri uomini gay in relazioni monogame.
“Perché mi è stato permesso di donare il sangue in Italia? Questo implica che l’approvvigionamento di sangue italiano è intrinsecamente meno sicuro?”.
Un approccio basato sul rischio
Il dottor Gianpietro Briola è il presidente nazionale dell’AVIS, l’organizzazione italiana che raccoglie le donazioni di sangue da parte di donatori volontari. Briola afferma che l’Italia ha un approccio alla donazione di sangue basato sul rischio.
“L’Italia ha deciso di adottare un approccio basato sul rischio nel 2001. Ciò significa che non giudichiamo il grado di sicurezza del nostro approvvigionamento di sangue in base a un dato attributo, ma dal comportamento individuale”.
“Se qualcuno ha avuto rapporti sessuali considerati rischiosi, gli sarà vietato di donare il sangue indipendentemente dal suo orientamento sessuale. Ma se un uomo gay ha una relazione monogama, allora il rischio associato alla sua donazione è esattamente lo stesso associato a quello di un uomo eterosessuale”, spiega.
Secondo il Dottor Briola l’approccio australiano alla donazione di sangue da parte di uomini gay è “discriminatorio”.
“Il rischio sta nei comportamenti individuali e non nell’orientamento sessuale di qualcuno”.
Un approccio basato sul rischio è stato adottato da diversi altri Paesi, tra cui Spagna, Israele e Brasile. L’ultimo Paese ad adottare questo approccio è il Regno Unito, dove questo cambiamento è stato annunciato il 14 dicembre 2020.
La TGA ha affermato che la sua decisione si basa su dati scientifici, clinici ed epidemiologici presentati da Lifeblood, ed è informata da dati provenienti da altri Paesi.
“L’Australia e la maggior parte degli altri Paesi utilizzano una valutazione del rischio basata sulla popolazione, mentre il Regno Unito e alcuni altri Paesi hanno una valutazione del rischio basata sull’individuo, e l’approccio adottato da ciascun Paese riflette le politiche di selezione dei donatori di sangue e i test di donazione del sangue del Paese specifico”, ha dichiarato un portavoce della TGA.
Diversi gruppi LGBTIQ+ in Australia hanno sostenuto un cambiamento di questa politica. Anche grazie al loro attivismo, la TGA ha approvato una riduzione del periodo di differimento della donazione di sangue per gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini da 12 mesi a tre mesi. La nuova politica entrerà in vigore nel gennaio 2021.
Il periodo di differimento di tre mesi si applicherà ai donatori di sesso maschile che hanno rapporti sessuali con uomini e donne, alle donatrici che hanno rapporti sessuali con un uomo che ha avuto rapporti sessuali con un uomo, alle donatrici transgender che hanno rapporti sessuali con un uomo, alle lavoratrici dell’industria del sesso.
Si applica anche a chi ha avuto contatti sessuali con un residente in un Paese ad alta prevalenza di HIV e a chi ha avuto contatti sessuali con un partner notoriamente infetto da un virus trasmissibile per via ematica (HIV, HBV, HCV o HTLV).
Nick Lucchinelli, portavoce della Federazione Australiana delle Organizzazioni per l’AIDS, ha accolto con favore questa riforma.
“La riduzione da 12 mesi a tre mesi è attesa da tempo, e ci sono forti richieste da parte della comunità di permettere a un maggiore numero di persone di donare il sangue,” ha affermato Lucchinelli. “Continueremo a lavorare con Lifeblood e la TGA per garantire che l’Australia non escluda inutilmente le persone dalla donazione di sangue”.
Tuttavia, alcuni individui e organizzazioni vedono ancora l’esistenza di un periodo di differimento come una “chiara forma di discriminazione”.
Ivan Hinton-Teoh OAM, il co-fondatore di just.equal, afferma che, nonostante la riduzione del periodo di differimento, la sua continuazione è “pregiudizievole” per un’intera fascia della popolazione.
“La TGA ha la responsabilità di spiegare perché si rifiuta di passare ad un approccio basato sul rischio”, dice Hinton-Teoh. “Si tratta di un’agenzia governativa e come tale deve essere responsabile di fronte all’intera comunità, la quale, in ultima battuta, include anche noi”.
D’Agostino spera che l’Australia adotti lo stesso approccio basato sul rischio adottato in Italia, in modo da poter riprendere la sua routine di donatore di sangue nel suo Paese d’adozione”.  


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