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Natale 2020: Lui comunque viene!

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Nel prendere a prestito lo slogan lanciato da un parroco della mia città per presentare il diario delle celebrazioni liturgiche natalizie, “Lui comunque viene”, mi introduco ad una riflessione che trascende i nostri credi e ci pone di fronte ad una responsabilità personale e collettiva. Sono incuriosito e in cerca di una verità che coinvolga la persona in sé, che non può pensare che dallo scoppio della pandemia il proprio comportamento non coinvolga la salute di altri, non solo delle persone che conosciamo ma anche di perfetti sconosciuti che non conosciamo  né mai conosceremo ma a cui dobbiamo pensare. Preservare il contagio e quindi nascondersi dietro una mascherina diventa il gesto più rivoluzionario in cui la maschera diventa il modo per dire: “Ti rispetto e quindi voglio il tuo bene”.

Forse per secoli abbiamo pensato che fosse l’uomo attraverso sforzi di volontà a doversi avvicinare a Dio mentre è Lui che comunque viene. Infatti l’avverbio significa: in ogni modo, in ogni caso. E quest’anno, come ogni anno, in maniera diversa dall’anno precedente, viene. In fondo ogni bambino che nasce è la dimostrazione della diversità di ogni essere umano. Basti pensare ai fratelli, tutti diversi tra loro eppure dagli stessi genitori nati. A Gallarate in provincia di Varese è stato realizzato un albero di Natale dove al posto delle palle sono apparsi i nomi dei 370 nati nella città che ci ricordano che la vita irrompe comunque e grazie ai genitori, 740 persone che hanno scelto di mettere al mondo una nuova creatura hanno effettuato una scelta coraggiosa ma anche consapevole e densa di responsabilità per il futuro.

Domenica 20 dicembre l’Espresso ci ricordava che la morte e la vita si fronteggiano in un duello in cui il primo nato del 2020 gioca una partita a scacchi con la morte ma in cui la vita nasce e sta a noi adulti preservarla e custodirla. Il bene prevale sul male, ma in questa partita a scacchi il ruolo dell’uomo è fondamentale, nulla è scontato.

A proposito, ho voluto deliberatamente scrivere questo articolo dopo il Natale perché la magia non venga persa ma Natale sia un evento che rimane nella consapevolezza di quanti hanno a cuore le sorti dell’intera umanità e non la propria, perché l’egoismo è sinonimo di pigrizia e richiudersi in un rito vuoto non apre il presente ad una prospettiva. Dopo una esperienza di malattia, dopo una nuova nascita, dobbiamo guardare al futuro con la volontà di chi non subisce gli eventi, le circostanze, ma le affronta e le volge al bene non con un superficiale “volemose bene”  ma incontrando le persone e cominciando a dare gli auguri alle persone che non potranno darci alcunchè se non il loro sorriso.

Basta con la società fondata sul  do ut des ma chiediamoci se la gestione dei 209 miliardi dell’Unione europea vada a chi ne ha bisogno, a chi sa far fruttare i talenti e non li sotterra. Quindi la governance sia affidata a poche persone, cui tremano i polsi, prima di dare un quattrino ma una volta concesso, di controllare la destinazione d’uso degli stessi per amore della vita che in questo caso è sinonimo di sopravvivenza e quindi di vita.

Governare la complessità è la sfida del ventunesimo secolo e quando Dimitrij Karamazov esclama “il diavolo lotta con Dio e il campo della battaglia è il cuore dell’uomo” ci dà la chiave di lettura e orientamento delle scelte di ognuno noi. Non ai posteri, ma a noi oggi e domani, l’ardua sentenza.

Dario Felice Antonio Patruno

 


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