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La lunga storia di una palazzina in via Mammucari

Lazio

Le tre lettere che riporto, testimoniano una lotta per ottenere un diritto, durata quasi dieci anni.

«L’Unità  12 gennaio 2011 – Chi sarà indagato?
Il  padrone della casa di Landriano, dove, per un guasto alla caldaia, sono morte quattro persone, intossicate dal monossido di carbonio, è indagato per omicidio colposo plurimo. Da mesi gli inquilini di un edificio del Comune di Roma, si rivolgono invano agli Uffici del Comune stesso, affiché venga riparato un guasto alle tubazioni fognarie sottostanti lo stabile, con conseguente allagamento del sottosuolo, ma fino ad oggi non c’è stato neppure un semplice sopraluogo. Qualora dovessero derivarne danni alla struttura del palazzo e alle persone, e poiché il nostro padrone di casa è il Comune di Roma, chi sarà indagato? Il sindaco Gianni Alemanno? L’assessore al Patrimonio della giunta appena azzerata, Alfredo Antoniozzi, il quale non ci degna neppure di un cenno di risposta? L’ultimo nostro recente tentativo è stato quello di fare esposto alla Procura della Repubblica. Servirà?».
Nella sostanza gli inquilini della palazzina si trovarono ad avere sotto il pavimento delle cantine e dei lavatoi un lago di liquami maleodoranti, con le conseguenze che si possono immaginare: un’invasione di zanzare, scarafaggi e topi.
Seconda lettera:

«Corriere della Sera – Roma 21 aprile 2011 –  Edilizia popolare. Una visita inaspettata
La parabola evangelica dell’amico importuno, insegna che bisogna insistere per ottenere qualcosa. Ed io ho insistito con decine e decine di mail e lettere, e alla fine è avvenuto il miracolo. Un po’ come se il Papa si recasse a visitare un’umile sconosciuta chiesetta di campagna. Peccato non ci fosse un fotografo presente. Un elegantissimo simpatico signore napoletano, la mattina del 14 aprile, era davanti ad un davvero poco elegante stabile d’edilizia popolare del Comune di Roma. Irraggiungibile per un inquilino del Comune, si è recato lui dagli inquilini del palazzo di via Mammucari 25. I sacerdoti che circondavano l’elegante signore napoletano, dirigente della Romeo Gestioni di Roma, erano: una signora architetto, un geometra, e uno stuolo d’operai.  La prima cosa che mi ha detto, stringendomi la mano, è stata: “Signor Dini, lei deve farmi la cortesia, deve smettere d’inviare mail”. Ed io: “Ragionier Scotto d’Antuono, se portate a termine i lavori presto e nella giusta maniera, smetterò d’importunarvi”. L’irraggiungibile si è trattenuto per più di un’ora, ha fatto prendere appunti, ha impartito ordini. Speriamo che alle parole seguano i fatti. Ma credo che il simpatico signore napoletano sia uomo di parola».
E fu uomo di parola, giacché dopo pochi giorni iniziarono i lavori. Le vecchie tubazioni nei sotterranei furono abbandonate e ne furono realizzate di nuove in superficie, nei locali delle cantine.
Purtroppo, forse a causa del crollo del pavimento intorno ad un tubo esterno al palazzo e la conseguente rottura del tubo stesso, o per lo stato fatiscente della rete fognaria, quattro anni fa i liquami tornarono ad invadere i sotterranei della palazzina. E la lotta riprese come si evince dalla terza lettera.

«Collianiene.org e Corriere della Sera, 7 novembre 2020 – Roma. Ripristino fognature grazie al Difensore Civico
Non mi sembra vero. La fine di un incubo dopo quattro anni. Gli inquilini della palazzina 3 di Via A. Mammucari (case di edilizia popolare) non saranno più tormentati da nugoli di zanzare d’estate e d’inverno, non vedranno più le blatte americane (schifoso scarafaggio alato) risalire nei bagni attraverso le tubature fognarie, e soprattutto non avranno più nei sotterranei del palazzo i liquami destinati alle fogne. Quattro anni di segnalazioni agli uffici del Comune, di lettere ai giornali, fino a che circa sette mesi or sono, non indussi gli inquilini a rivolgersi al Difensore Civico del Lazio. Confesso che ho messo in croce (si fa per dire) anche il Difensore Civico, con innumerevoli mail, oltre alle iniziali lettere raccomandate. A sua volta il Difensore Civico ha insistito presso gli Uffici del Comune. Ed ora i lavori, perlomeno presso la palazzina 3, sono a buon punto. Ma tutte le palazzine del complesso, avrebbero bisogno del ripristino delle fognature, giacché, come ebbe a dichiarare il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative (19 febbraio 2020), “l’intera rete è ormai al collasso”».
Adesso la palazzina 3 è l’unica del complesso ad avere le tubazioni fognarie in superficie, anziché nei sotterranei, e ad avere completamente ripristinata anche la rete esterna all’edificio. Si spera che gli stessi lavori siano eseguiti anche per le altre palazzine: collocazione in superficie delle tubazioni, tuttora nei sotterranei, e ripristino della rete fognaria esterna.  Carmelo Dini 


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