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In piedi davanti agli italiani

Politica

Per la prima volta, a memoria d’uomo, un presidente della Repubblica ha pronunciato il discorso di fine anno in piedi, nell’atrio della Vetrata, con le porte aperte e il cortile d’onore alle sue spalle illuminato.

Sergio Mattarella è voluto uscire fuori dalla tradizione, metaforicamente fuori dal palazzo, dentro agli italiani.

Il nostro capo dello Stato ha dato un’immagine di apertura e si è messo in sintonia con l’umore dell’intero Paese. Ha colpito la mascherina appoggiata sul leggio, vicino alla mano sinistra. Ritto in piedi, davanti agli italiani, a segnalare la gravità del momento. Niente è stato più come prima in questo 2020 e quindi anche l’abituale discorso ha inteso rompere una tradizione.

Siamo a pianoterra della palazzina Gregoriana, il nucleo più antico del palazzo del Quirinale, a trenta metri dalla sala del Tofanelli.

Al centro del cortile la stella di Natale appoggiata per terra e, laggiù in fondo, la presenza di un corazziere. Stavolta niente quadri o alberi natalizi a fare da sfondo, una scenografia scarna ed essenziale.

Mattarella ha provato a infondere fiducia agli italiani. Ha detto che questo è il tempo dei costruttori e ha rivolto lo sguardo al futuro, ma ha usato anche la parola “angoscia” e ha confessato la sua umana difficoltà a trovare le parole adatte al momento. Insomma, ha cercato di mantenere l’equilibrio che il ruolo impone al Presidente della Repubblica e che in fondo è richiesto a tutti noi. L’ultimo discorso di fine anno del presidente della Repubblica Mattarella è stato il più visto dal 1986, da quando esiste l’auditel e quindi probabilmente di sempre. Speranza e concretezza, sono queste le direttrici nel suo tradizionale augurio di Capodanno. Chiede alla politica  serietà, collaborazione e senso del dovere, necessari per proteggerci e per ripartire. Un messaggio speciale, breve, in piedi. Parole come una preghiera, da recitare come un mantra “Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ognuno faccia la propria parte. Sarà un anno di lavoro intenso. Abbiamo le risorse per farcela”.

Evelyn Zappimbulso 


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