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Il governo e la partita dei “responsabili”: Udc e Cambiamo si sfilano

Politica

 

I partiti più piccoli vicini al centrodestra smentiscono di poter sostenere l’esecutivo di Giuseppe Conte in caso di crisi: “Non faremo la stampella di nessuno e restiamo all’opposizione”

 
tempo di lettura: 9 min
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Parlamento italiano

 

 

AGI – La partita dei ‘responsabili’. E’ dalla conferenza stampa di fine anno di Giuseppe Conte che sono tornate in auge le ricostruzioni sul presunto pacchetto di parlamentari che sarebbero pronti a puntellare il governo in carica, nel caso in cui Italia viva si sfilasse dall’esecutivo, lasciando la maggioranza sotto di 48, 18 al Senato e 30 alla Camera.

 

Malgrado il presidente del Consiglio abbia espressamente smentito la volontà di andare alla Camera alla “ricerca” di altre maggioranze, è stato il suo riferimento alla necessità di un “passaggio parlamentare”, in caso di rottura con Matteo Renzi, ad alimentare nuove voci e indiscrezioni. “Se verrà meno la fiducia di una forza maggioranza ci sarà un passaggio parlamentare dove tutti si assumeranno le proprie responsabilità”, ha scandito Conte. “Fare opzioni e alternative non è opportuno. Non voglio credere a uno scenario del genere – ha comunque precisato -, mi sembrerebbe rischioso e insidioso per quel patrimonio di credibilità e fiducia costruito con l’impegno quotidiano di tutte le forze di maggioranza”.

La situazione interna di Forza Italia

Nella lista dei parlamentari che potrebbero ‘rimpolpare’ la maggioranza, i principali ‘imputati’ sono da sempre i forzisti. FI ha gruppi corposi sia alla Camera e al Senato (91 deputati e 54 senatori), oggetto di contesa – con l’appannamento della leadership di Silvio Berlusconi, 84 anni – tra maggioranza e opposizione (di recente tre azzurri sono passati alla Lega). Tra i vertici di Forza Italia c’è, allo stato, molto scetticismo. Lo ha detto in chiaro anche il Cavaliere: non ritiene che vi siano le condizioni per la formazione di un altro governo. E in fondo, in FI, si crede poco che Renzi possa realmente togliere il suo sostegno a Conte. Come accade da mesi – ammette una fonte – hanno provato a sondare alcuni di FI, soprattutto al Senato, brandendoli con proposte di posti da sottosegretario, ma, a quanto risulta, senza alcun risultato.

I piccoli partiti

Altri eventuali ‘responsabili’ potrebbero essere cercati tra i centristi di centrodestra che, oggi, hanno tenuto a smentire in coro. “Ancora una volta ci troviamo costretti a smentire retroscena giornalistici senza fondamento. L’Udc non partecipa al teatrino della politica: non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno”, ha affermato Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc. “Essere responsabili significa, a casa nostra, essere coerenti con le proprie idee – gli ha fatto eco Giovanni Toti di Cambiamo -. Questo governo non rispecchia le nostre. Dopo la lettura di qualche giornale ribadisco: per serietà e responsabilità Cambiamo! non sosterrà questo Governo. Il nostro Paese merita altro”.

“Non ci pensiamo nemmeno. Come componente di Idea-Cambiamo posso solo dire che siamo all’opposizione e restiamo all’opposizione. Non ci sono elementi che portano a cambiare posizione”, ha affermato, dal canto suo, il senatore Gaetano Quagliariello. “In presenza di un quadro politico stabile, la nostra posizione resta stabile”, insiste. Anche se Italia viva dovesse sfilarsi dalla maggioranza? “Sì, questo non cambia la natura del governo”.

Giorgia Meloni pensa alla sfiducia per Conte

Sul fronte del centrodestra, Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni, ha confermato, in un’intervista al ‘Corriere della sera’, la proposta di mozione di sfiducia a Conte da presentare in Parlamento per ‘stanare’ Iv e mettere in crisi il premier. L’obiettivo – si fa notare da FdI – è quello di togliere l’alibi a chi dice che la mozione di sfiducia rafforzi Conte, ovvero gli alleati della Lega di Matteo Salvini, che non non appoggia la proposta. Malgrado da FdI spieghino che la posizione di Meloni sia sempre la stessa in caso di crisi di Conte – “la via maestra è il voto” – la leader, nel colloquio, infine sembra mostrare meno rigidità davanti all’ipotesi della formazione di un altro governo, pur senza assicurare il sostegno di FdI. “Io dico che non farei mai il ministro in un governo del quale fossero parte organica forze di sinistra, M5s, Pd, Leu, Renzi – dice -. Ma non ho bisogno di fare il ministro per dare una mano all’Italia, lo abbiamo già dimostrato in passato, votando ad esempio i decreti sicurezza o il taglio dei parlamentari”. Quindi se ci fosse un’ipotesi Draghi? “Non credo che questa ipotesi sia in campo. In ogni caso, trovo inutile mettersi a fare ipotesi di qualunque tipo se non si sa con quale scenario si ha a che fare. È una discussione lunare. Quando e se ci sarà una proposta, la giudicheremo nel merito. La nostra stella polare rimane la volontà degli italiani”. 

Alta tensione nella maggioranza

Il clima nella maggioranza resta molto teso, in attesa dell’ultima tappa della verifica che al momento non sembra essere in calendario prima del 7.

La mattinata si è aperta con l’attacco ‘simultaneo’ a Conte da parte di Renzi, sul Messaggero, e di Maria Elena Boschi, su ‘Repubblica’. Il premier non ci vuole ascoltare – hanno lamentato -, vedremo in Aula se ha i numeri, ma si sbaglia.“Conte ha detto che verrà in Parlamento. A mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di governo – ha affermato il leader di Iv -. Ma se ha scelto di andare a contarsi in aula accettiamo la sfida. Peraltro lo ha fatto dal pulpito di una conferenza stampa mentre il Senato votava per la prima volta una legge di bilancio il 30 dicembre senza possibilità di cambiarla. Uno scandalo istituzionale. Peccato che Conte abbia preferito evitare l’Aula per inseguire l’ennesima diretta tv”.

Dopo che il presidente del Consiglio lo ha sfidato alla verifica in Aula, l’ex premier dice che aspetta la convocazione del Senato, perché se il governo durerà “dipende da Conte prima e dal Parlamento poi”. Ma aggiunge che “mi fa sorridere che chi è entrato in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno finisca col dipendere dalle mosse di Clemente Mastella”. Occorre che “tutti i soggetti della maggioranza facciano uno sforzo per scongiurare una crisi che sarebbe incomprensibile e disastrosa”, ha chiesto, invece, il presidente della Camera, Roberto Fico. “L’appello alla responsabilità e allo spirito costruttivo del presidente Mattarella è stato molto significativo – ha affermato, in un’intervista alla ‘Stampa’ -. Siamo in un momento storico delicatissimo, cruciale, verso il quale è impensabile approcciarsi coltivando meri interessi di parte. Sarebbe imperdonabile”.

Nella maggioranza, contro l’eventualità di una “crisi al buio”, si è schierata Liberi e uguali. “La possibilità di una crisi di governo oggi è quanto di più irresponsabile si possa immaginare. Si tratterebbe di una crisi completamente al buio, perchè il miraggio di una maggioranza alternativa alberga solo nelle fantasie e nei sogni di qualcuno”, ha detto la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto a palazzo Madama.

“La necessità di ricorrere a elezioni anticipate – ha proseguito De Petris – nel pieno della pandemia e del piano di vaccinazione, cioè nel momento peggiore per il Paese, è al contrario l’esito di gran lunga più probabile. Il rischio di perdere i fondi europei, ritrovandosi di conseguenza completamente disarmati di fronte alla crisi economica peggiore degli ultimi decenni, è altissimo. La delegittimazione e il crollo di credibilità della politica sarebbe totale e purtroppo anche del tutto comprensibile”. 

 

 
 

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