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Zingaretti agita lo spettro del voto anticipato e mette in guardia i renziani

Politica

Il segretario dem parla alla direzione e respinge l’idea di operazioni di Palazzo per porre rimedio alla crisi  di governo

 
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Il rischio di andare ad elezioni anticipate è “reale, concreto”, dice Nicola Zingaretti alla direzione dem ma, soprattutto, a quanti nella maggioranza continuano a inseguire “avventurismi” a colpi di “richieste ultimative”. Insomma, se la situazione politica dovesse precipitare, l’unica strada percorribile per il Pd è quella del voto anticipato. D’altra parte, la storia recente della repubblica insegna che “il logoramento dei rapporti politici portano a un’evoluzione incontrollabile, il cui esito sono proprio le elezioni anticipate”, sottolinea Zingaretti.

“Noi non abbiamo mai temuto il voto”, avverte, “non lo temevamo quando Salvini ha deciso di porre fine al Governo nell’estate del 2019, non lo temiamo ora. Ma poiché il rischio è reale, concreto, ribadiamo con maggiore forza che per noi l’Italia ha più bisogno di sconfiggere il virus e di un solido progetto di sviluppo. E che questo compito spetta a questa alleanza. Si può raggiungere l’obiettivo. Se prevale un vero dialogo”.

Nelle ultime ore, i dirigenti dem hanno alzato un muro attorno all’esecutivo e al presidente del Consiglio. Non tanto e non solo per una fiducia cieca in Giuseppe Conte, quanto per la consapevolezza che la fase che i Paese sta attraversando non si presta a giochi di palazzo. D’altra parte – e Zingaretti lo ricorda prima e a conclusione della sua relazione – a questo spirito di responsabilità hanno fatto appello, primi fra tutti, il Papa e il Capo dello Stato.

“In un momento così difficile è fondamentale il monito” di Papa Francesco “alla politica per non lasciare sole le persone, e soprattutto gli ultimi”, scrive Zingaretti sui suoi profili social dopo essere stato ricevuto in udienza dal Papa. E, a conclusione dell’intervento davanti al parlamentino dem, Zingaretti aggiunge: “Non è il tempo delle barricate, ma – come ha indicato il presidente Mattarella – quello dei costruttori, della collaborazione e della coesione, per indicare e costruire la strada per un futuro migliore da lasciare alle generazioni che verranno”. 

La fase di emergenza sanitaria è tutt’altro che superata, sottolinea Zingaretti che, da presidente di Regione è in prima linea nel fronteggiare la recrudescenza del virus. Oggi la Regione Lazio ha annunciato il potenziamento della erte di terapia intensiva con ulteriori 85 posti letto e il piano vaccinale nella Regione va avanti a ritmi da record con oltre 50 mila vaccini già somministrati.

Ma oltre all’emergenza sanitaria, il Paese è alle prese con una crisi economica e sociale che alimenta la rabbia delle persone. Rispetto a questa situazione, si chiede Zingaretti, come risponderebbero i cittadini a una crisi politica che scaturisce da “giochi di palazzo?”. Il pericolo “serio è che il protrarsi di una situazione di incertezza allarghi in modo irrimediabile il distacco tra la politica, le istituzioni e i sentimenti e le aspettative delle famiglie.

Nessuno commetta l’errore di sottovalutare la gravità di ciò che potrebbe accadere. Non sottovalutiamo la disperazione e la rabbia delle persone se a fronte di paure e incertezze la politica assumesse il volto dei giochi di palazzo”, aggiunge il leader dem. “C’è un humus sociale ad alta infiammabilità, ci sono pensieri incendiari pronti a scatenarsi”.

Da qui parte l’appello del Pd alla responsabilità, a cominciare dall’approvazione del Recovery Fund, una grande vittoria di questa maggioranza che rischia di essere gettata alle ortiche a causa di veti e ultimatum renziani: “Sono fiducioso. Ma anche consapevole della delicatezza di questo passaggio. Non servono davvero richieste ultimative, prepotenze o imposizioni, pretese unilaterali che impediscono un’autentica collaborazione per raggiungere insieme il risultato di un rafforzamento e di una ripartenza del governo che in questi mesi ha retto bene e con molta dignità le sorti della nazione”.

Il recovery Fund, tuttavia, non è di per sè sufficiente. Per i dem quello che serve è un patto di legislatura che comprenda anche il capitolo sulle riforme e, su questo, il segretario ribadisce a Conte la richiesta di farsi promotore di una iniziativa politica. 

“Sarebbe importante che il Presidente Conte, sulla base dei contributi elaborati e proposti dalle diverse componenti della maggioranza in questi mesi, prenda un’iniziativa per arrivare a una proposta di patto di legislatura, un’esigenza che con tutti gli alleati di Governo abbiamo condiviso come necessità per dare nuovo slancio al Governo”, spiega Zingaretti: “Si trovi il livello più alto possibile di sintesi, e tutti siano leali e partecipi rispetto all’importanza vitale di questa sfida”.

Una direzione, quella di oggi, che si conclude con la richiesta ai suoi componenti di rimanere pronti a una riconvocazione ad horas: l’attesa per la capidelegazione di stasera, alle 18, a Palazzo Chigi e le ultime intemerate dei renziani non permette, infatti, di abbassare la guardia. Oggi, assieme al ministro Dario Franceschini, parteciperanno al vertice con Conte anche il vice segretario Andrea Orlando e Cecilia D’Elia che per il Pd hanno portato avanti nelle ultime ore la partita sul Recovery Plan e siedono al tavolo delle Riforme chiesto e ottenuto dai dem.

Al termine della capi delegazione, se le cose non dovessero precipitare, si saprà se Conte convocherà o meno il Consiglio dei Ministri decisivo per il varo del Recovery Plan. Solo dopo questo passaggio, se la crisi non sarà nel frattempo precipitata, la direzione tornerà a riunirsi per fare il punto su quanto accaduto e sui passi da fare.


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