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“Facebook e Twitter agiscono in nome della democrazia, ma scrivono una brutta pagina della democrazia cancellando account Trump

Politica

In democrazia chi ha diritto di parola devono deciderlo soltanto giudici ed autorità. Dovremmo imparare ad accettare che una parola che non vorremmo mai leggere su internet resti lì un po’ più a lungo, finchè un giudice non decide se rimuoverla”

Guido Scorza, componente del collegio del garante per la protezione dei dati personali, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla chiusura degli account social di Donald Trump. “Facebook e Twitter agiscono in nome della democrazia, ma scrivono una brutta pagina della democrazia. In democrazia chi ha diritto di parola devono deciderlo soltanto giudici ed autorità, ogni abbandono di questo binario, anche di fronte alla più palese violazione delle regole democratiche come quelle di Trump, non è accettabile. Questi giganti del web sono soggetti privati, il problema è che le dimensioni di questi soggetti privati sono diventate planetarie e sono diventati asset molto importanti della comunicazione globale. Se Facebook e Twitter sono editori allora valgono le regole dei giornali che decidono cosa pubblicare o no, se invece non sono editori, come loro spesso sostengono quando devono difendersi e sottrarsi da alcune responsabilità, allora devono essere soggetti terzi fino in fondo.

Nel 2021 rapidità di esecuzione della più giusta delle sentenze, se però emessa da un privato, e democrazia sono due cose diverse. Dovremmo imparare ad accettare che una parola che non vorremmo mai leggere su internet resti lì un po’ più a lungo, finchè un giudice non decide se rimuoverla. Siamo arrivati qui perché li abbiamo spinti noi, però dobbiamo riappropriarci di poteri che sono una prerogativa di giudici ed autorità competenti. E’ ovvio che la sensibilità di un soggetto privato, che è mosso dal perseguimento del profitto, lo spinge ad intervenire di corsa quando ritiene che rispetto ai mercati per lui più proficui qualcosa stia andando storto, mentre lo lascia indifferente rispetto ad altri interventi analoghi in zone più remote del mondo”.

 


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