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Le molteplici forme dell’abuso su minore

Femminicidio &, Violenza

La nascita di un figlio è la realizzazione di un atto d’amore, una piccola creatura che completa la vita di coppia. Ogni giorno si apprende dai mass media che si ricorre a tutto pur di avere un figlio, si seguono spesso vie traverse e illegali, come se ogni mezzo fosse lecito per realizzare il proprio sogno di famiglia perfetta. Se è vero che nel contesto famigliare il nascituro porta gioia e rappresenta la concretizzazione dell’amore supremo, allo stesso modo il nuovo individuo può creare momenti di tensione e angoscia provocate dal timore di inevitabili cambiamenti all’interno della vita dei neo genitori, e che dire delle frustrazioni per delle aspettative irrealizzate? Proprio a tali aspettative bisogna porre particolare attenzione, in special modo se la coppia ha un solo figlio, il quale potrebbe diventare oggetto e strumento di attese e proiezioni future. Nella propria creatura il genitore vede la continuità dopo la sua morte, o anche il riscatto da una vita che non ha potuto vivere come desiderava. Cosa accade quando quell’idea di figlio perfetto va a infrangersi sul figlio in carne e ossa che poi tanto perfetto non è perché presenta problemi a livello fisico o psichico? Qual è la reazione dei genitori nei confronti della loro creatura a lungo investita da molteplici aspettative e che rimarranno illusorie e non troveranno mai una vera realizzazione? I genitori ricollocano il bambino nella cornice mitizzata anche se di fatto non gli appartiene e per questo molto stretta.  Il figlio non fa scelte sue ma sono i genitori a decidere per lui, pianificano ogni attimo della sua giornata, senza sapere che in tal modo bloccheranno il normale sviluppo di una vita distinta.

Non solo percosse, abbandoni e condotte palesemente violente costituiscono abuso su minore, ma anche la situazione sopra descritta potrebbe costituirne le premesse.

Una grande studiosa che si è interessata al tema degli abusi psicofisici su minori e alle loro conseguenze in età adulta è stata la psicoanalista svizzera, Alice Miller, che nel suo libro “La persecuzione del bambino” ha scritto: “…esistono mille forme di crudeltà che fino a oggi non sono ancora state esplorate, perché le ferite inflitte al bambino e le loro conseguenze sono ancora poco conosciute. Nella maggior parte delle persone si possono identificare le seguenti singole tappe: subire da piccoli ferite che nessuno considera tali; non reagire con ira al dolore; mostrare riconoscenza per essere, come si dice, beneficiati; dimenticare tutto; in età adulta, scaricare su altre persone tutta la rabbia immagazzinata, o dirigerla contro di se stessi”.

La realtà, purtroppo, ci dà atto di tutto questo.

Francesca Moretti

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