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Covid. Con prolungamento restrizioni -15 mld di euro di consumi in tre mesi

Economia e Finanza

Il 2021 parte male per i consumi. Il prolungamento delle restrizioni, infatti, porterà a registrare nel primo trimestre di quest’anno una spesa per consumi inferiore di 15 miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2020. Un colpo ulteriore ad un sistema già profondamente provato: nel 2020 la pandemia ha infatti cancellato 105 miliardi di euro di consumi, una cifra che, da sola, ha comportato una riduzione del Pil del 6,1%. A stimarlo è Confesercenti.

“Lo stop dei consumi, effetto delle restrizioni e dell’incertezza generata dall’emergenza pandemica, ha gettato le imprese del terziario in una crisi senza precedenti. I prossimi mesi rischiano di vedere aumentare drammaticamente il numero di cessazioni delle attività, in particolare quelle di prossimità e legate alla filiera turistica”, commenta Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti. “Il Recovery plan si occupa di molte cose – continua la Presidente – ma non si prevedono interventi diretti per commercio, alloggio e ristorazione, per i quali il piano genererebbe ricadute positive solo sul medio lungo periodo. Purtroppo, però, c’è un problema urgente di tenuta del sistema imprenditoriale”.

 

“In questo contesto, la priorità deve essere permettere alle imprese di lavorare nella massima sicurezza, appena possibile, anche implementando nuovi protocolli più efficaci nel contenimento del rischio epidemiologico. Se invece si sceglie di sacrificare pubblici esercizi, imprese turistiche e commercio per limitare la circolazione dei cittadini, e quindi a vantaggio del bene comune, dobbiamo cambiare passo sui sostegni. Bisogna superare assolutamente il criterio di scelta in base al codice Ateco, che è stato un fallimento ed ha lasciato fuori troppe imprese. Basta anche con i dl ristori “a puntate”: serve un intervento di largo respiro, con più risorse ed un cronoprogramma chiaro, per dare alle attività la certezza di sostegni sufficienti a portarle oltre al fine dell’emergenza sanitaria. Un intervento che deve affrontare anche il nodo dei costi fissi, dagli affitti alle utenze – la stessa Ue prevede per gli Stati membri la possibilità di aiuti fino al 90 per cento delle spese fisse sostenute per le piccole imprese in difficoltà – e quello del rilancio del tessuto imprenditoriale, prevedendo anche misure per la ricollocazione e la riconversione intelligente delle attività”.

AgenPress

 

 
 
 
 
 

 
 
 

 


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