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Trump, l’ultimo atto è la grazia all’ex consigliere Steve Bannon

Estero

Diritti d’autore  Eduardo Munoz Alvarez/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

La firma è arrivata all’ultimo momento, ma era attesa. Donald Trump ha ufficializzato la decisione di graziare l’ex consigliere Steve Bannon, fra gli artefici della sua vittoria elettorale nel 2016 e ideologo della destra populista internazionale.

Bannon era sotto accusa a New York per una truffa che coinvolge le donazioni private per la costruzione del muro al confine con il Messico. Come ultimo atto della sua amministrazione, Trump ha concesso il perdono presidenziale lui, altre 73 persone, e commutato la pena per altre 70.

 
 

Chi è Steve Bannon

Ricordate la vicenda Cambridge Analytica?

La società di consulenza britannica è finita al centro di uno scandalo per l’uso di dati acquisiti da Facebook senza autorizzazione e utilizzati per influenzare l’esito di diverse campagne elettorali, soprattutto quelle del referendum sulla Brexit e il voto americano del 2016.

Steve Bannon, 67 anni, è cofondatore di Cambrydge Analytica, finita in bancarotta nel 2018 proprio in seguito a questa vicenda.

Nel frattempo si fa conoscere come spregiudicato spin doctor di Donald Trump, dirigendo la campagna elettorale che lo porta alla vittoria nel 2016 contro Hillary Clinton.

La Casa Bianca e la rottura con Trump

Dopo l’elezione di Trump, Bannon resta al suo fianco come consigliere senior, ma l’idillio dura poco. Dopo appena sette mesi finisce nel calderone degli ex alleati scaricati da Trump.

Nel caso di Bannon pesa l’attrito con la figlia del tycoon, che nel libro Fuoco e Furia aveva definito “stupida come un mattone”. Parole che gli costano anche il posto di direttore esecutivo del network dell’ultradestra Breibart News.

Non è però la fine politica di Steve Bannon, che da quel momento torna in Europa per prestare la sua opera ai partiti sovranisti locali.

Teorizza un’internazionale sovranista; progetta l’apertura di una scuola politica alla Certosa di Trisulti (oggetto di una battaglia legale con il ministero dei Beni culturali italiano). Si mette al servizio della causa del premier ungherese Viktor Orbán in vista delle elezioni europee del 2019.

I guai giudiziari

Ad agosto 2020 arriva la svolta che sembra segnare la fine la sua parabola politica. Viene arrestato a New York. È accusato di frode per aver intascato con la sua Fondazione donazioni di migliaia di contribuenti americani, convinti di aver finanziato la costruzione del muro al confine con il Messico.

Un sistema che avrebbe fruttato all’ex spin doctor del presidente e ai suoi sodali almeno 25 milioni di dollari.

Bannon viene poi rilasciato dopo il pagamento di una cauzione da 5 milioni di dollari. Gli viene ritirato il passaporto e vietato di lasciare il territorio degli Stati Uniti. “Sono vittima di un complotto politico”, si difende.

Il perdono del presidente Trump per l’ex alleato era ampiamente previsto. Meno scontato è il futuro del politologo: la grazia sarà il preludio di una riabilitazione?


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