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Le insidie dei social network

Stalking, Bullismo & Cyber bullismo

di Francesca Moretti

Se aprire un profilo su uno dei tanti social network ci permette di creare nuove amicizie e conservare le precedenti, soprattutto in questo particolare e lungo periodo di confinamento in casa a causa della pandemia da Covid19, è anche vero che in Internet, camuffate sotto le vesti di attenzioni o di sfide si celano trappole purtroppo sempre più spesso mortali. Non tutto va demonizzato in rete come anche gli stessi social network presentano diversi aspetti positivi e funzionali; dov’è allora il problema? L’uso che se ne fa, e le persone che sono dietro al monitor.

Oggi molti bambini e adolescenti hanno accesso alla rete, e il più delle volte diventano attori, in realtà vittime, di giochi perversi, come quello in cui i giocatori si sottopongono al soffocamento volontario per un periodo di tempo prolungato fino allo svenimento. Questa macabra sfida è denominata blackout challenge e folleggia sui social da diverso tempo. I protagonisti provano a lambire quella sottile linea di confine tra la vita e la morte, l’ebbrezza del controllo sul respiro. Dopo aver perduto i sensi, l’ultimo step della sfida è rinvenire, se si è in grado! Non tutti una volta sfiorato quel confine ritornano a respirare. Che cosa spinge i ragazzi fino a tanto? Questi comportamenti al limite, forse visti con i loro occhi come atto di coraggio, sono per i giovani un modo per farsi accettare, sentirsi parte di un gruppo. In verità tali atteggiamenti, a me, riflettono un gran senso di solitudine, giovanissimi immersi in una società borghese e alienante cercano di sopravvivere al proprio malessere, a quel senso di isolamento ed emarginazione che va oltre le loro capacità di sopportazione e comprensione. Spesso nemmeno la presenza costante e amorevole dei familiari è in grado di anticipare gesti che rasentano la follia.

 

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