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Gli interpreti in guerra sono un bene prezioso

Estero

Mauro Del Vecchio è un bersagliere che per primo è entrato in Kosovo dopo i bombardamenti della Nato nel 1999. E dal 2005 al 2006 ha comandato la missione Nato in Afghanistan.

A Kabul, nelle ultime ore, un mezzo dell’ambasciata italiana è stato colpito da un ordigno esplosivo (Ied), ma non ci sono vittime. L’attentato è avvenuto in coincidenza con l’arrivo in Afghanistan del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che domani assisterà ad Herat al cambio della guardia fra la brigata Julia ed i paracadustisti della Folgore. Gli interpreti che chiedono protezione e si sentono abbandonati dal nostro contingente hanno lanciato un appello: “Il ministro si ricordi di noi del nostro lavoro al fianco dei soldati italiani, della nostra esigenza di sfuggire da chi oggi nella nostra terra ci minaccia, considerandoci come infedeli”. E scongiurano: “Il governo italiano ci dia almeno un visto. Vi imploriamo, in modo da venire in Italia. Qui la mattina ci svegliamo con le bombe, con i morti, mentre il resto del mondo fa colazione. Abbiamo lavorato tanto con gli italiani, li abbiamo supportati, siamo amici, fratelli. Dateci il visto, come fanno gli americani e gli spagnoli a fine missione. Perché noi non siamo stati aiutati?”.

Del Vecchio, generale in riposo, ha conosciuto sul campo l’importanza e il valore degli interpreti. Dopo una lunga carriera con le stellette è stato eletto senatore del Pd fino al 2013.

Evelyn Zappimbulso 


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