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Le scuole del futuro

Scuola, Formazione & Università

Sistema logistico e sistema logico cambiano e devono cambiare insieme. Dalla sola sedentarietà al movimento, dalla statica banchistica alla dinamica interattiva in sicurezza e nelle distanze consentite. Per salute e innovazione.

Albert Anker, Public domain, via Wikimedia Commons

Mi ha molto colpito la descrizione di una scuola del futuro ma già in funzione, dove ogni luogo è uno spazio didattico e in cui il sistema dell’insegnamento frontale, cattedra lavagna banchi magari in un’aula stretta, è sostituito dal sistema circolare globale nel quale si interagisce a tutto tondo. Nella scuola nuova si insegna e si apprende, si interagisce e si comunica, in corridoio e in laboratorio, in cortile e nell’atrio, e l’aula sarà solo un momento, una parte del sistema dell’apprendimento.

Sistema logistico e sistema logico cambiano e devono cambiare insieme. Dalla sola sedentarietà al movimento, dalla statica banchistica alla dinamica interattiva in sicurezza e nelle distanze consentite. Per salute e innovazione. Non c’è dubbio che in questi mesi ragazze e ragazzi delle scuole soprattutto medie e superiori si siano trovati disorientati e di fronte a pratiche e situazioni inedite e spesso confuse. I docenti hanno fatto il possibile e l’impossibile per lenire e regolare questo disorientamento. Ora il problema è di tutti, Stato e società, cittadini e istituzioni: adeguare il sistema scuola. Bisogna allenarsi per vedere quel che sarà e non fermarsi a quel che c’è.

In Italia abbiamo avuto, dopo la rivoluzione Montessori, esperienze più che quarantennali in alcune zone particolari, come ad esempio in terra reggiana, sull’innovazione del sistema scuola a livello primario. Ci sono state forme sperimentali in scuole secondarie e adesso si pone un problema di visione generale della scuola del futuro come edifici e come modalità, come muri e come forme.

Non è più sufficiente il criterio fondamentale della sicurezza ma occorre puntare alla funzionalità e all’efficacia dei luoghi e delle modalità dei sistemi di formazione e di didattica. Più che una evoluzione ci vuole una rivoluzione di spazi, tempi e metodi, una rigenerazione dell’intero sistema scolastico.

Non basta costruire nuove scuole, non basta pensare nuove aule e nuovi laboratori, non basta progettare aule polivalenti o impianti sia pur ultramoderni con i convettori ambientali di calore e raffrescamento a compensazione zero, non bastano spazi più generosi, occorrono spazi intelligenti, occorre rigenerare il pensiero stesso di scuola, in cui l’aggregazione e la distanza, la presenza fisica e il collegamento virtuale, in cui il computer e il dizionario siano parte integrante della didattica e della pedagogia.  In una espressione: processo integrato. C’è molto da fare e prima ancora c ‘è molto da pensare. Le scuole chiuse per pandemia sono state una impellente necessità per  bloccare e rallentare l’espansione del virus. Le scuole riaperte, senza innovare processi e metodi, spazi e funzioni,  sono a rischio fallimento.

Le scuole da ripensare sono un obbligo irrinunciabile e irrimandabile per una società che non solo vuole superare i problemi ma affrontare le sfide di una istruzione e formazione globale all’altezza dei tempi.

L’aula del libro “Cuore” è un fantastico ricordo pieno di romanticismo e nostalgia. La maestra col grembiule che ti accoglieva alle elementari vicino alla lavagna col gesso pronto per scrivere la “s” e a “t” sono ancora oggi bellissime immagini e importanti realtà del primo approccio al sistema dell’istruzione, ma quando si arriva alle superiori il mondo cambia, la proiezione di futuro si fa forte e inesorabile e i nostri spazi, tempi e metodi, spesso vetusti,  non sono più adatti. Forse non c’è un testo pronto che ci indichi per dettaglio e per capitolo questo futuro in maniera analitica. Ma sicuramente abbiamo cervelli ed esperienze, abbiano creatività e scienza, abbiamo fantasia e tecnologia per immaginare la scuola del futuro.

Quella che unisce diritti e doveri, muri e schermi al plasma, connessioni wi fi e lavagne elettroniche, sguardi ravvicinati ed errori da rimediare, collegamenti remoti ed insegnamenti in presenza, come i consigli che si danno con gli occhi, con un gesto. Una scuola globale: che non è il solo posto fisico, anche se ultramoderno, ma una esperienza permanente e coinvolgente ovunque ci si trovi. Vedere oggi il domani, questa la vera scommessa. Start up school.

Fabrizio Binacchi


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