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Il Garante per la Privacy così dispone dopo il caso della bimba di Palermo

Stalking, Bullismo & Cyber bullismo

Dopo il caso della bimba di Palermo, il Garante Privacy interviene con estrema decisione sul social network TikTok chiedendo quello che di fatto sarebbe un blocco dell’applicazione fino al 15 febbraio.

Formalmente il Garante ha chiesto infatti di interrompere il trattamento dei dati di chi il social non può accertare l’età. E il social al momento non sembra avere gli strumenti per quest’accertamento. 

Una situazione in cui TikTok può rispondere nell’immediato solo in due modi: bloccando il trattamento di tutti (il che sarebbe paralisi dell’app quindi, almeno dal punto di vista commerciale) o non rispettando la richiesta del Garante, il che aprirebbe al rischio di una super sanzione fino al 4 per cento del fatturato. Il quadro è però più complesso di quanto appare.

Bisogna prima di tutto comprendere che con il provvedimento del 22 gennaio 2021, il Garante Privacy ha fatto esercizio dei propri poteri straordinari contro il social network, applicando l’art. 66 del Regolamento UE 679/2016, che consente alle Autorità Garanti nazionali, in presenza di circostanze eccezionali e qualora ritengano che sia urgente intervenire per proteggere i diritti e le libertà degli interessati, di adottare immediatamente misure provvisorie intese a produrre effetti giuridici nel proprio territorio, con un periodo di validità determinato che non supera i tre mesi.

Ritenendo nel caso sussistente una circostanza eccezionale il Garante ha bruciato le tappe dell’istruttoria già avviata ordinando a TikTok di cessare immediatamente il trattamento dei dati degli utenti che si trovano sul territorio italiano per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico. TikTok vieterebbe l’uso ai minori di 13 anni, nelle proprie policy, che però molti suoi utenti ignorano o aggirano.

Il sottotesto è chiaro: le misure messe oggi a disposizione dal social network non sono in grado di accertare con sicurezza l’età degli iscritti, quindi, siccome non si può essere sicuri che ciascuno degli account presenti sul social appartenga davvero ad un maggiorenne, nessun dato relativo agli iscritti, da oggi e finché non verranno implementate misure ad hoc, potrà essere utilizzato dal social network.

La misura è adottata ai sensi dell’art. 58 par. 2 lettera f) del GDPR, che consente alle Autorità garanti di “imporre una limitazione provvisoria o definitiva al trattamento, incluso il divieto di trattamento” e si protrarrà fino al prossimo 15 febbraio, anche se è evidente che TikTok faticherà ad implementare simili innovazioni entro tale ristretto termine e pertanto, verosimilmente, la questione non si chiuderà in termini così rapidi.

La normativa GDPR inoltre parte dal presupposto che sia possibile chiaramente identificare il soggetto che si ha davanti per definire se si tratta di un minore, garantendogli quella specifica protezione di cui parla il Considerando 38 del Reg. UE 679/2016.

Il Garante afferma apertamente che il proprio “cambio di prospettiva” sulla questione, discende dal fatto che “recenti articoli di stampa hanno riportato la notizia del decesso di una bambina di 10 anni a seguito di pratiche emulative messe in atto in relazione alla sua partecipazione alla predetta piattaforma e che l’iscrizione alla stessa non risulta essere stata sin qui smentita dalla Società”.

Evelyn Zappimbulso 


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