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I vuoti di memoria degli abortisti

Arte, Cultura & Società

Si scandalizzano per le frasi di un prete di Marsala, ma dimenticano le parole della Fallaci, di papa Francesco e Bobbio

 

«Quando porti il discorso sul Hitler e sul nazismo, su Mengele, fanno gli offesi anzi gli scandalizzati. Cianciano di pregiudizi, protestano che il paragone è illegittimo. Poi nel più tipico stile bolscevico ti mettono alla gogna. Ti chiamano bigotto (…) ti dileggiano con le parole retrogrado oscurantista reazionario e posando a neo illuministi, a progressisti, avanguardisiti, ti buttan in faccia le solite banalità (…) Con burattinesco sussiego dichiarano che l’embrione non è un essere umano: è una semplice proposta di essere umano anzi di essere vivente, un semplice grumo di cellule non pensanti. Con pagliaccesca sicurezza proclamano che non ha un’anima, che l’anima esiste se esiste il pensiero, che la sede del pensiero è il cervello, e il cervello comincia a svilupparsi due settimane dopo che l’embrione si è attaccato all’utero materno».

Vale usare le parole di Oriana Fallaci? Quelle scritte nel pezzo “Noi cannibali figli di Medea” sul Corriere alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita per paragonare «la strage degli innocenti», dei figli mai nati e degli embrioni congelati, ai campi «di Auschwitz e di Mauthausen, di Dachau e di Birkenau»?

Un metro e cinquanta

Da giorni, dal Giorno della memoria, qualche giornalista addetto al fervorino più scontato delle «battaglie ormai datate» che si picca di denunciare, si è interessato alle parole «choc» pronunciate da un giovane sacerdote di Marsala in un video diffuso sui social. E cosa ha detto questo prete dell’Opera Santuario Nostra Signora di Fatima di Birgi, padre Bruno De Cristofaro? Ha ricordato, poiché, ricordare è segno di civiltà (citando papa Francesco), che il dottor Mengele un giorno tracciò sul muro col gesso una linea alta all’incirca un metro e cinquanta, stabilendo che coloro che superavano in altezza questa linea potevano vivere, tutti gli altri finivano nelle camere a gas. E si è chiesto che differenza c’è tra il criterio arbitrario di un uomo, che decideva con una linea sul muro chi dovesse vivere e chi no, e quello di una legge che traccia arbitrariamente lo stesso limite tutelando i bambini in grembo solo dal terzo mese di gestazione in poi. Il riferimento è alla legge 194 e a un numero simbolico, oltre 42 milioni di bambini abortiti nel 2020 che evidentemente oggi rappresentano il cardine di quella che – tra un «vergogna» e l’altro diretto a padre Bruno – l’Anpi di Trapani ha definito «civiltà del diritto delle donne di abortire».

Apriti cielo: dall’Ansa al Fatto quotidiano, che attende una presa di posizione ufficiale da parte del mondo ecclesiastico locale, le parole di padre Bruno («inammissibili», secondo Enrico Mentana), reo di «strumentalizzare l’olocausto», sono diventate lo spunto per farci nuove e balzane prediche che nulla hanno a che fare con la Giornata della memoria e molto con la “civiltà” delle interruzioni di gravidanza.

«Affittare un sicario»

Menzione d’onore per la Stampa che accusa il prete di aver «tirato per la tonaca bianca anche il Papa» – ma chi, papa Francesco che ha chiamato l’aborto selettivo «nazismo dai guanti bianchi», che «è come affittare un sicario per risolvere un problema?» – e definisce, con le parole dell’assessore comunale palermitano Paolo Petralia, «i principi (“principi…”) espressi» da padre Bruno come «ben lontani dai diritti acquisiti con battaglie ormai datate a decenni fa». Il pezzo continua difendendo il quadro democratico solido acquisito con i diritti civili al posto dei principi morali: «Meglio non tornare al dibattito su laicità e laicismo», meglio lasciare la Chiesa ad occuparsi di «carità, solidarietà, misericordia».

La Solidarnosc delle donne

Insomma la Stampa fa la predica al parroco spiegandogli che si deve vergognare – come se l’aborto di Stato non fosse stato importato dai nazisti che lo regolamentarono a fini eugenetici e di controllo della popolazione – e occupare dei poveri invece di ingaggiare battaglia di retroguardia – come se le posizioni espresse in quei due minuti e rotti di video non fossero quelle attualissime del magistero della Chiesa. La stessa Stampa, per capirci, che a proposito di paragoni indebiti inneggiava pochi giorni fa a Marta Lempart titolando: “La Solidarnosc delle donne vincerà”. Sì perché la nota attivista leader delle piazze di Varsavia in rivolta contro la legge sull’aborto, riesce a dire che tra gli eroi di Solidarnosc (ricordiamolo, il movimento popolare che riuscì ad abbattere il comunismo in Europa senza spargere una goccia di sangue) «ci fu chi dopo le elezioni del 1993 pagò un pegno per l’aiuto dato dalla Chiesa cattolica contro il regime e per il successivo sostegno politico: un debito scontato dalle donne con il divieto di aborto, che era invece garantito ai tempi del comunismo».

Da qui l’ovazione per la “Solidarnosc delle donne”, l’esaltazione del diritto che Fallaci (non padre Bruno) ha definito «l’olocausto degli embrioni umani», e del diritto a fare la predica su quello che papa Francesco (non padre Bruno) ha detto non essere «un argomento soggetto a presunte riforme o a “modernizzazioni”. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana».

Ricordate Bobbio?

E se ancora fosse poco, nel casellario delle parole «choc» Stampa e amici democratici dovrebbero infilare anche un papa laico: «Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere»: disse il papa della laicità come metodo, dell’uguaglianza e del Sol dell’avvenire Norberto Bobbio, regalando al Corriere della Sera, l’8 maggio 1981, una grande lezione sui diritti di concepito, donna e società e sull’aberrazione di far diventare l’aborto un diritto derivato dal “corpo è mio e me lo gestisco io”: «Con l’aborto si dispone di una vita altrui». Proprio come Mengele, che come ebbe modo di spiegarci la stessa Stampa, «praticava aborti per studiare i feti, faceva trasfusioni incrociate, prelievi di cellule, iniezioni di cloroformio nel cuore o di batteri mortali nelle ovaie. Delle sue atrocità non ha pagato il prezzo». tempi.it

Foto Ansa


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