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Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti .Una luce nel buio della crisi pandemica

Cronaca

di Stefania Romito

Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari, è l’esempio di come un sindaco dovrebbe essere. Attento al benessere e alle istanze dei suoi cittadini, oltre ad aver attuato diverse iniziative a favore delle classi sociali più deboli, particolarmente colpite durante questa emergenza sanitaria, si è fatto promotore di un importante progetto “Cuore della Puglia”, in collaborazione con ANIM, (l’Associazione nazionale italiani nel mondo con presidente il dott. Antonio Peragine), con l’obiettivo di riallacciare e rinsaldare il legame con quei pugliesi che si trovano all’estero. Il dott. Davide Carlucci sarà ospite a PARLANDO DEL CORRIERE NAZIONALE.NET, rubrica radiofonica di approfondimento giornalistico, in onda domenica 7 febbraio alle ore 13, dopo il Notiziario, su Radio Punto e sabato 13 febbraio alle ore 10 su Web Radio Network, all’interno della trasmissione culturale “Ophelia’s friends on air”, ideata e condotta dalla giornalista e scrittrice Stefania Romito, in collaborazione con il giornale “Il Corriere Nazionale.net” diretto dal dott. Antonio Peragine. Prossimamente il dott. Davide Carlucci sarà ospite di una puntata di “NOI ITALIANI”, trasmissione televisiva ideata e condotta dalla giornalista e scrittrice Stefania Romito, in onda su TELE7LAGHI.

Dott. Carlucci, lei è Sindaco di Acquaviva delle Fonti, in prov. di Bari. Un sindaco particolarmente attento al benessere e alle istanze dei suoi cittadini. Dall’inizio della pandemia, un po’ in tutta Italia (in alcuni luoghi forse più che in altri) si è manifestata una certa difficoltà da parte dei sindaci a far rispettare le norme restrittive imposte dal governo, come il divieto di assembramenti, piuttosto che l’uso dei dispositivi di protezione. Per quanto riguarda Acquaviva delle Fonti, come ha reagito la popolazione a queste disposizioni?

All’inizio non è stato affatto facile spiegare ai cittadini che dovevano adottare alcune misure. Molti erano refrattari, poi c’erano anche i negazionisti che non volevano saperne di indossare le mascherine. Ma noi abbiamo insistito facendo anche un po’ di campagna a tappeto. Abbiamo  dovuto lavorare molto anche con le scuole, con i giovani. Spesso erano loro i più refrattari all’osservazione delle regole. Tuttora capita che si verifichino assembramenti in prossimità o all’interno dei bar. Devo dire che, soprattutto nella fase iniziale, durante il primo lockdown, è stato fondamentale l’intervento della Polizia Municipale, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che sono intervenuti per far rispettare le norme. Inizialmente ci sono state anche delle sanzioni. Ora, tutto sommato, le persone hanno capito che per tutelare loro stessi, e i loro anziani, è necessario essere ligi e rispettare le norme.

Dati recenti registrano in Puglia circa 1000 nuovi contagi al giorno, a fronte di circa 12.000 tamponi, con un tasso di positività dell’8%, che è superiore alla media nazionale, con però più di 1600 guariti. Il totale dei morti, dall’inizio della pandemia, è di oltre 3000. Com’è la situazione ad Acquaviva delle Fonti e nell’intera provincia di Bari attualmente?  

Ad Acquaviva delle Fonti attualmente abbiamo 198 positivi, di cui 6 ricoverati in ospedale, ma nessuno in terapia intensiva. Gli altri sono contagiati che si trovano a casa spesso con sintomi minimi o anche nulli. Un numero abbastanza elevato rispetto agli altri comuni della città metropolitana. Siamo tra i comuni con una incidenza più elevata, anche probabilmente a causa della presenza dell’ospedale Miulli nel quale lavorano parecchi acquavivesi e quindi sono maggiormente a rischio di contagio rispetto agli altri.

In questo periodo di crisi è emerso il ruolo importante dei sindaci come prima àncora delle proprie comunità, sia da un punto di vista politico che amministrativo, ma anche etico e identitario. In periodi di grande difficoltà i sindaci diventano un necessario anello di congiunzione tra una comunità, che improvvisamente diventa fragile, e gli apparati governativi. Quali sono state (e magari continuano ad essere) le maggiori problematicità da questo punto di vista?

Il grande problema che sta emergendo con questa pandemia è il fatto che i comuni sono sguarniti di dipendenti, di personale che possa intervenire più capillarmente in maniera più efficace in situazioni come queste. Purtroppo le politiche che si sono susseguite nel corso degli anni hanno sguarnito di questo personale in particolare i comuni della Puglia, più che in altre regioni. Uno dei problemi maggiori è che non si riesce ad avere abbastanza operatori sanitari e socio-sanitari che lavorino in zona e che possono andare incontro ad alcune situazioni di fragilità che riguardano anziani o persone con gravi patologie, non autosufficienti, che sono in casa e che hanno bisogno di cure continue. Il corpo di  Polizia municipale è insufficiente rispetto alle necessità di presidiare tutti i territori.

Quali sono le iniziative che avete messo in campo per far sì che la cittadinanza di Acquaviva delle Fonti, e in special modo le categorie sociali più deboli (come, ad esempio, gli anziani), non si sentano lasciati soli in questo periodo di limitazione delle relazioni sociali?

Innanzitutto abbiamo attivato “Il pronto intervento sociale”, insieme alla Caritas. Un numero di telefono a cui risponde un gruppo di volontari che interviene in situazioni di particolare criticità. Questo è il nostro intervento che sta funzionando e che stiamo sostenendo anche attraverso il finanziamento. Oltre a questo, abbiamo sempre organizzato (e continuiamo a farlo) attività culturali come concerti in streaming. Inoltre abbiamo anche una interessantissima e valida Università della Terza età (UTE) che ha organizzato tantissimi corsi online frequentati da più di 500 membri. A tal proposito, colgo l’occasione per ringraziare la Presidente Prof.ssa Mariella Nardulli, che è stata anche assessore del nostro comune e che ha avuto un ruolo importante nel promuovere questa attività.

Lei è anche Presidente di “Cuore della Puglia”, un progetto nato insieme ad altri comuni dell’entroterra barese come Altamura, Cassano, Gravina e molti altri. Che finalità si prefigge questo progetto?

“Cuore della Puglia” è una associazione di dieci comuni che ha deciso di realizzare quello che è stato sempre un nostro sogno, ossia di mettere insieme le proprie tipicità per creare un paniere di prodotti del territorio. Siamo una terra particolarmente ricca di prodotti tipici come il pane di Altamura, l’olio extravergine d’oliva di Corato, la cipolla rossa di Acquaviva, giusto per citarne alcuni. Il nostro intento è quello di valorizzare insieme queste produzioni puntando sull’agroalimentare e sulla biodiversità quale fattore di sviluppo ecologico e sostenibile, perché in questo modo, valorizzando l’agricoltura, cerchiamo anche di evitare la cementificazione e le industrie inquinanti. In più abbiamo anche firmato un accordo di collaborazione con il Consiglio Nazionale di Ricerca, l’Istituto di Nanotecnologia del CNR, per studiare gli effetti benefici delle nostre produzioni sulla salute dell’uomo al fine di evitare alcune patologie. Siamo impegnati su molti fronti. Abbiamo messo in pista diverse iniziative di solidarietà promuovendo l’agricoltura sociale, le cooperative che lavorano sui terreni confiscati. Abbiamo quasi completato un dossier sulle possibilità di sviluppo del nostro territorio, che presenteremo al governo appena possibile. Un piano strategico nel quale noi comuni indicheremo gli ambiti sui quali lavorare e quali sono le necessità specifiche dei nostri territori. Ad esempio, vorremmo realizzare dei percorsi legati ai prodotti tipici turistici. Abbiamo tanti progetti e finalmente ci stiamo mettendo insieme per fare innovazione nel settore agroalimentare e turistico.

Quindi, riscoprire il patrimonio materiale e immateriale della Puglia, il suo aspetto antropologico legato alle tradizioni che sono portatrici di valori archetipici, ma anche l’intento, da parte di questi comuni, di cui fa parte anche Acquaviva Delle Fonti, di promuovere un rientro di quei pugliesi che si trovano all’estero per necessità anche attraverso l’impegno, da parte di questi comuni, di rendere più produttivi i loro territori. Non è così?

Certo, assolutamente. I pugliesi che sono all’estero possono essere portatori di valore aggiunto nel nostro territorio. Possono contribuire loro stessi a portare nel nostro territorio le competenze, i saperi, le relazioni che hanno saputo costruire all’estero o nel nord Italia così come in altre parti d’Italia. Abbiamo una rete di pugliesi nel mondo, che abbiamo salutato all’inizio del nuovo anno con un bel video realizzato in collaborazione con ANIM (l’Associazione nazionale italiani nel mondo) diretta dal dott. Antonio Peragine. In collaborazione con questa associazione siamo riusciti a fare comprendere ai nostri connazionali all’estero come i nostri territori e i nostri paesi siano cambiati rispetto a come li hanno lasciati anni fa. Ci piacerebbe che diventassero loro stessi ambasciatori dei nostri prodotti nei luoghi dove si sono trasferiti e, al tempo stesso, che trasferissero qualcosa degli altri contesti culturali e geografici nei nostri territori per farli crescere.


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