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Il reginetto degli scacchi

Politica

Mentre gli altri pensano alla mossa, lui ha già fatto scacco. Dice tutto e il suo contrario. Cita Chesterton e loda l’Arabia Saudita con la stessa faccia

 
Matteo Renzi con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman

Un politologo spesso non banale come Alessandro Campi ha scritto che il problema di Renzi è il suo «fiorentinismo», cioè quel tratto culturale, guascone e spregiudicato, che lo rende sempre irrequieto, sempre alla ricerca della ribalta e dell’azione che lo metta al centro del contendere. Psicopolitica, si dirà, chissà, noi non sapremmo giudicare. Quel che osserviamo, e talvolta ammiriamo, è l’incredibile facilità e abilità con cui riesce a posizionarsi nel punto migliore per cannoneggiare i suoi avversari. E mentre quelli sono ancora lì a chiedersi dove sia e perché l’abbia fatto, lui li ha già fregati e, il più delle volte, ha già avanzato una proposta per infinocchiarli-ricattarli-sostituirli. C’è poco da fare, è il Michelangelo del raggiro.

Quelli che rimangono imbambolati e beffati lo accusano di avere provocato una crisi pur avendo solo il due per cento dei consensi nel paese. Critica risibile e che andrebbe ribaltata: come avete fatto voi che avete regine, torri, cavalli e alfieri in abbondanza a farvi mettere sotto scacco da uno che ha solo due pedoni? Appunto, Matteo è il reginetto degli scacchi e gli altri dei principianti alle prime armi. A volte sembra di vedere Anton Chigurh aggirarsi con la sua bombola di aria compressa tra i personaggi di Winnie the Pooh.

Tuonava contro i manovratori di palazzo ed è diventato il più abile dei manovratori. Contro i partitini, ed è a capo di un partitino. Andava al Family Day, poi ha fatto le unioni civili. Rassicura Letta, e poi lo frega. Insulta Grillo, e poi ci fa il governo assieme. Insulta Zingaretti, lo rassicura, lo ri-insulta e ri-assicura, e lo frega e lo ri-frega appena quello fa una giravolta. È un genio del male.

Ha fatto fortuna perché bravissimo a usare i social network, ma dileggia Casalino «perché la politica non è un post su Facebook». Cosparge i suoi interventi di citazioni chestertoniane, insiste in ogni intervista a parlare di “contenuti” e non di poltrone, vola altissimo per giustificare ogni sua mossa e poi vola anche a Riad per presentarsi davanti al principe Mohammad Bin Salman e fargli un’intervista che definire “in ginocchio” è un eufemismo.

Impreziosisce ogni suo discorso con riferimenti a La Pira e don Milani e, con la stessa faccia, si dice ammirato del neo- rinascimento saudita (andatelo a raccontare in Yemen) e del costo del lavoro nel regno dove vige la sharia e gli immigrati sono trattati alla stregua di schiavi della gleba. Ha una faccia tosta galattica, è uno di cui non ci si può mai fidare. C’è solo da sperare che questa crisi sia la sua ultima vittoria. Ma non contateci troppo; lui ci direbbe #Tempistaisereno.

Foto Ansa


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