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Non c’è più tempo da perdere

Politica

Col governo Draghi che nascerà si cambiano le carte in tavola dei partiti. Una riflessione per l’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Mario Draghi (Fonte foto Wikipedia)

Alla fine Giuseppe Conte ha scelto. Ha deciso di assumere la guida della coalizione giallo rosa che lo ha sostenuto al governo. Un’alleanza che si propone come il gruppo politico di contrasto a quello sovranista nazionalista a guidai Salvini e Meloni.

Con un sistema elettorale come quello attuale, il rosatellum, quel patto giallorosa sarebbe pronto ad affrontare lo scontro con la destra anti europea italiana, salvo che il nascente governo Draghi, non favorisca quel rimescolamento delle carte, ultimo frutto imprevisto del dominante trasformismo della terza repubblica.

Alcune ipotesi che erano emerse sulla possibilità di una convergenza di Conte sulle posizioni dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, dopo il discorso dal predellino di Palazzo Chigi, sono inevitabilmente sfumate e, dunque, si ripropone ancor più urgente che mai il nostro: che fare? Se non vogliamo morire come l’asino di Buridano nella mancata scelta tra i due blocchi destra-sinistra è necessaria la nostra unità.

A me pare, infatti, che una lettura senza pregiudizi della realtà effettuale imponga a tutti noi, Federazione Popolare DC, amici del manifesto Zamagni di Insieme e Rete bianca, con tutte le diverse associazioni, movimenti, gruppi e persone della vasta area cattolica democratica e popolare, una decisione non più rinviabile: l’unità, ossia la necessità inderogabile della nostra ricomposizione politica. Un’alleanza europeista sarebbe zoppa, infatti, senza la presenza della componente popolare erede dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

Questa è l’indispensabile premessa per riportare in campo la nostra migliore cultura politica, mentre altrettanto necessaria sarà l’approvazione di una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con preferenze e sfiducia costruttiva, ossia la conditio sine qua non per garantirci una rappresentanza istituzionale pari al nostro effettivo consenso nel Paese.

Ecco perché sarebbe utile la convocazione di un webinar tra il direttivo della Federazione Popolare DC e degli amici di Insieme e Rete Bianca, per decidere come procedere nelle due tappe che considererei opportune per il progetto: l’organizzazione di una Camaldoli programmatica 2021, nella quale definire il programma politico, economico e sociale dei DC e Popolari per il Paese e un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro ampio e plurale, come definito nel patto costitutivo della Federazione e negli atti degli amici del manifesto Zamagni.

Programma e condivisa strategia politica sono le condizioni indispensabili per la scelta di una classe dirigente nuova e credibile e di una leadership carismatica che s’imporrà dal necessario confronto libero e democratico. Le risorse umane al riguardo esistono e non mancheranno , così come grande è il tesoro di documenti, proposte e indicazioni che, ad esempio, la nostra amata DC ha saputo produrre dai seminari del convento di Sant’Anselmo (2013) e di Camaldoli (2017) da cui ripartire.

Auguriamo al governo Draghi di nascere e di sviluppare la sua azione positiva sui punti strategici indicati dal presidente Mattarella; prudenti, tuttavia,  ricordando le infelici esperienze vissute dopo l’incontro dei maggiorenti sul panfilo “ Britannia” e le decisioni che seguirono nel 1992 con il decreto Amato-Barucci, che portò alla privatizzazione di Banca d’Italia. A Gargani, Grassi, Tassone, Rotondi e agli amici dell’UDC da un lato, come a Infante e D’Ubaldo, Merlo, Tarolli, Tabacci e amici, dall’altra, il compito di rompere gli indugi e di convocare urgentemente l’avvio del processo di unificazione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani.

Ettore Bonalberti


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