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Non ci servono sceriffi, ma amministrazioni capaci che promuovano una vera integrazione sociale

Cronaca

L’accanimento verso le persone senza dimora e più vulnerabili
e la morte di Mostafa Hait Bella a Torino
ci interrogano sul disagio delle nostre città e sul modo di cercare consenso  

ROMA – “L’allontanamento forzato delle persone senza dimora dal centro di Torino e la morte, in strada, di Mostafa Hait Bella pongono delle domande importanti alla politica e all’opinione pubblica in uno dei momenti più drammatici della nostra storia”, dichiara Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “Da una parte, un tragico evento che evidenzia il disagio che riguarda, nelle nostre città, fasce crescenti di popolazione. Dall’altra una risposta delle istituzioni che allontana questo disagio dai salotti buoni della città, per cacciarlo ancora più ai margini. Ci viene il dubbio che l’azione ‘manifesto’ messa in atto a Torino avvenga non casualmente ora, a pochi mesi dalle elezioni amministrative che si terranno anche nel capoluogo piemontese.”

“Il CNCA”, conclude De Facci, “invita perciò le forze politiche e tutte le istituzioni coinvolte nella prossima tornata elettorale, che riguarderà alcune delle principali città italiane, ad evitare facili scorciatoie e a non cercare consenso colpendo soprattutto i più fragili, ma promuovendo azioni responsabili per affrontare le tante e nuove vulnerabilità e i numerosi problemi sociali ed economici che l’epidemia di Covid ha accresciuto in maniera esponenziale.

 Abbiamo bisogno di amministrazioni locali capaci di realizzare piani di integrazione sociale, coinvolgendo il terzo settore e tutti i soggetti interessati, non di sceriffi forti con i più deboli. Le reti della solidarietà e di aiuto, a cui hanno partecipato le organizzazioni del CNCA insieme a molti altri soggetti, che ­in questi mesi si sono così tanto prodigate in favore delle fasce più vulnerabili della popolazione sono pronte a costruire, insieme alle amministrazioni capaci e disponibili, risposte strutturali che partano dall’ascolto e dall’accoglienza proprio di questi ampi strati di popolazione.”


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