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Istruzione e università. Le sfide che attendono i nuovi ministri

Politica

Draghi vara la squadra di governo e per i ministeri che si occupano di istruzione, università e ricerca sceglie due tecnici, entrambe ex rettori universitari. Numerosi i problemi che dovranno risolvere

 

di Claudio Gentile

 

Con il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica ha ufficialmente preso il via l’esecutivo guidato da Mario Draghi. Tra le 8 donne ed i 15 uomini che compongono la squadra individuata dall’ex Governatore di Bankitalia, sapientemente bilanciati tra tecnici e politici e tra i vari partiti che sostengono il governo, per i ministeri che si occupano della formazione degli italiani e della ricerca sono stati scelto due tecnici, entrambe ex rettori universitari: Patrizio Bianchi, a cui è stato affidata l’Istruzione, e Maria Cristina Messa, cui è stata assegnata l’Università e la ricerca.

Patrizio Bianchi, 68 anni, economista, si è formato a Bologna con Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, si è perfezionato alla London School of Economics e dal 1989 è professore all’Università di Ferrara, dove dal 2004 al 2010 è stato anche rettore. Per due mandati è stato assessore alla scuola, università e lavoro dell’Emilia Romagna e a settembre ha guidato la task-force ministeriale per la ripartenza delle scuole in piena pandemia. Lavoro quest’ultimo che ha creato alcune incomprensioni con l’allora titolare del dicastero di Viale Trastevere e suo predecessore Lucia Azzolina.

Quella stessa commissione ministeriale aveva elaborato anche alcune proposte sul futuro della scuola nel post pandemia suddivise in sette punti, dall’inclusione alle nuove competenze, dall’autonomia responsabile alle nuove tecnologie didattiche e alla formazione dei docenti. Punti che ben potrebbero essere utilizzati dal nuovo ministro per il suo programma di lavoro.

Bianchi non è nuovo al mondo della scuola ed il suo pensiero sul tema è raccolto nel libro, uscito per il Mulino nell’ottobre scorso, “Nello specchio della scuola”, nel quale ripete spesso che è necessario investire nell’educazione.

Molte sono le sfide che l’attendono e che è chiamato ad affrontare, magari con l’aiuto dei fondi europei del Recovery Plan. Da quelle storiche come l’assenza di fondi sufficienti, l’edilizia scolastica, le classi pollaio e le croniche vacanze d’organico, a quelle odierne legate alla pandemia. Le prime scelte riguarderanno proprio quest’ultimo aspetto: le modalità di svolgimento degli esami di maturità, l’organizzazione dei prossimi concorsi che permetterebbero di avviare per tempo e senza caos il prossimo anno scolastico (i due “ordinari” per oltre 46.000 cattedre, quello per gli insegnanti di religione e la coda dello “straordinario”, riservato ai precari, da 32.000 posti), il piano di vaccinazione dei prof che permetterebbe una ripartenza completa e più serena della scuola e l’abbandono della didattica a distanza, che se da un lato ha permesso un minimo di continuità, dall’altra ha evidenziato molte carenze e problemi. Il tutto ovviamente con la pandemia ancora in corso.

Molte le sfide che attendono anche la nuova ministra dell’università e della ricerca, Maria Cristina Messa. Anch’essa proveniente dall’università e già rettrice dell’Università di Milano Bicocca tra il 2013 ed il 2019, medico radioterapista, la Messa è sostenitrice delle “competenze trasversali”, le cosiddette soft skills, che permettono di passare meglio e prima dalla fase di studio al mondo del lavoro. Ad attenderla un comparto, quello dell’università e della ricerca, sempre a corto di fondi e ricco di scandali sui i concorsi truccati.

Nonostante questo, però, la ricerca italiana è tra le più attive del mondo, anche se non sono mancati sprechi e soprattutto favoritismi.

Reclutamento ed avanzamento delle carriere dei docenti, fondi per ampliare il diritto allo studio degli studenti, riforma dei dottorati, internazionalizzazione dei docenti e degli studenti, rientro dei “cervelli in fuga” questi ed altri i dossier sul tavolo della nuova ministra.

La speranza è che il “salvatore dell’Euro” e la sua squadra riescano nell’impresa e salvino – o almeno mettano al riparo da danni ben maggiori – anche l’Italia.


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