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Le Grazie di Foscolo

Arte, Cultura & Società

di Stefania Romito

Foscolo lavora al poemetto “Le Grazie” a più riprese senza mai terminarlo. Nel 1803 aveva inserito in un commento alla traduzione catulliana della Chioma di Berenice di Callimaco alcuni frammenti del poema, che fingeva di aver tradotto da un inno alle Grazie di un antico poeta greco. Scrisse una lettera al Monti dove annunciava il progetto di un inno alle Grazie nel quale dovevano essere idoleggiate tutte le idee metafisiche del bello. Il progetto è nella sua fase centrale a Firenze, nel 1812 – 1813, quando Foscolo aveva circa 34 anni ed erano passati sette anni dalla stesura dei “Sepolcri”. Il poeta lavorò ancora a “Le Grazie”, fino alla morte, rivedendone più volte la stesura.

L’opera si articola in tre inni, dedicati a: Venere, dea della bella natura e che spinge la natura a riprodursi; a Vesta, custode del fuoco eterno che anima i cuor gentili (più venerata a Roma che in Grecia); a Pallade, dea delle arti consolatrici della vita e maestra degli ingegni.

Le Grazie sono dee intermedie tra cielo e terra, che hanno il compito di suscitare negli uomini i sentimenti più puri ed elevati attraverso il senso della bellezza, inducendoli a superare la feroce bestialità della loro natura originaria e portandoli alla civiltà. L’idea che bellezza e arte abbiano la funzione di purificare e ingentilire le passioni è un tema caro alla cultura neoclassica. Il primo inno narra la nascita di Venere e delle Grazie dal mar Ionio. Gli uomini subiscono il fascino della bellezza e percepiscono l’armonia dell’Universo disponendosi a coltivare le arti civili. Nel secondo inno la scena è sui colli di Bellosguardo, in cui vi è un rito a favore delle Grazie fatto da tre donne gentili, Eleonora Nencini, Cornelia Martinetti, Maddalena Bignami, che rappresentano la musica, la poesia e la danza. Il terzo inno è collocato nell’isola di Atlantide, inaccessibile agli uomini, dove Pallade cerca rifugio quando le loro passioni ferine scatenano la guerra. Atlantide è un mondo ideale di suprema armonia, lontano dai conflitti della storia umana. Pallade fa tessere da una schiera di dee minori un velo che difenda le Grazie dalle passioni degli uomini. Sul velo sono effigiati i sentimenti più miti ed elevati. 

I mutamenti di scena rappresentano il passaggio delle Grazie dalla Grecia, dove nacque la prima forma di civiltà, all’Italia, che raccoglie l’eredità della cultura classica. Il terzo paesaggio rappresenta il potere delle arti sulle umane passioni. Il tema centrale è l’idea della bellezza serena e dell’armonia. Foscolo riprende la linea già intrapresa nelle Odi portandola alle estreme conseguenze. Dal punto di vista stilistico gli inni si rifanno alle Odi. C’è la ricerca di una estrema armoniosità musicale, ben diversa dai Sepolcri, dove si passa da una oratoria passionata alla vibrante tensione dell’inno fino alla solennità dell’epica. Foscolo vuole aggiungere anche una grande forza di suggestione visiva: la poesia tende ad evocare immagini vivide, plastiche e colorite. A tal proposito è significativo che l’opera sia dedicata allo scultore Canova, il massimo esponente dell’arte neoclassica in Italia che proprio in quei tempi stava scolpendo Le Grazie. In queste figurazioni devono prendere posto i concetti: il poeta mira intenzionalmente ad una poesia allegorica. Rivaluta l’allegoria che personificando in figure le idee astratte fa sì che queste agiscano più fortemente e più facilmente sui sensi e sull’immaginazione. Il vagheggiamento della bellezza, la ricerca di immagini squisite, non devono fare pensare che le Grazie rappresentino la fuga in un mondo di bellezza e di armonia remoto dalla realtà e dalla storia. Foscolo non abbandona il suo ideale di poesia civile. Riaffiorano rimandi alla realtà attuale, allo scatenarsi delle passioni feroci e degli istinti aggressivi dell’uomo in concomitanza con le guerre imperialistiche di Napoleone. L’idoleggiamento della bellezza ha senso in riferimento a quel periodo storico libero da tendenze feroci e aggressive, dominato da sentimenti più miti, di pietà, di compassione, di pace. Foscolo è convinto della funzione civilizzatrice della poesia e delle arti, della loro possibilità di agire sul mondo sociale e di renderlo veramente più umano.

Si può affrontare il problema delle tendenze romantiche e delle tendenze neoclassiche, che non sono contraddittorie, ma nascono da una stessa radice e sono complementari: la radice consiste nel rapporto traumatico con il reo tempo, nella situazione storica convulsa e nei conflitti dell’Italia nell’età napoleonica. Le tendenze romantiche sono espressione diretta della delusione storica, dei traumi, delle lacerazioni, dei conflitti tra il soggetto e la realtà esterna. Le tendenze neoclassiche sono il tentativo di opporre ad essi un mondo alternativo di equilibrio, armonia e bellezza e scaturiscono da una matrice romantica.

 

 

 


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