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Intervista al Prof. Ing. Maurizio Giugni, Commissario Unico per la Depurazione

Ambiente & Salute

Adriano Pistilli ha avuto l’onore e il piacere di intervistare il Prof. Ing. Maurizio Giugni, già Professore di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia presso il Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università Federico II di Napoli, dal maggio 2020 Commissario straordinario unico per gli interventi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue urbane

 Quando e perché nasce la necessità di creare un Commissariato straordinario unico per la depurazione? 

La figura di un Commissario Unico nasce dalla necessità di assicurare una regìa unitaria ai tanti interventi che servono all’Italia per cancellare le infrazioni comunitarie in campo fognario e depurativo. Nel tempo, per una serie di motivi, queste opere non sono state realizzate e dunque l’Europa ci ha sanzionato. Così al problema ambientale, che è primario e riguarda una gestione delle acque reflue inefficiente o addirittura inesistente, si somma il danno economico delle sanzioni, per circa 165.000 euro al giorno. L’obiettivo del Commissario è superare, agendo direttamente o in coordinamento con le realtà locali, una condizione che non è degna di un Paese come il nostro. Il mio predecessore, il Professor Enrico Rolle, ha svolto un lavoro di riavvio di procedure bloccate davvero molto prezioso, che oggi siamo chiamati a portare avanti.

Nel maggio 2020 Lei è stato nominato Commissario straordinario. Anche un professionista come Lei sente il peso di dover svolgere un compito così importante?

Sento una grande responsabilità.  E come me la sentono i due Subcommissari, il Senatore Stefano Vaccari e l’ingegner Riccardo Costanza. Da ingegnere che si è sempre occupato, nel suo corso professionale nonché accademico, della risorsa idrica e della sua corretta gestione, sono oggi nel luogo in cui si può incidere e contribuire a migliorare quel rapporto, sempre controverso, tra uomo e bene acqua.

Ci parli delle procedure necessarie a superare le infrazioni comunitarie in tema di fognatura, collettamento e depurazione delle acque reflue.

Oggi le procedure d’infrazione che riguardano l’Italia nella gestione delle acque reflue sono quattro. La 2004/2034 è quella più avanzata, nel senso che siamo già stati al pagamento di una sanzione pecuniaria (sentenza C-251/17): riguarda agglomerati oltre i 15000 abitanti equivalenti, prevalentemente dislocati in Sicilia.  Tra questi, solo a titolo di esempio, il complesso schema depurativo di Catania, i tredici interventi di Palermo, ma anche gli impianti per l’isola di Ischia. Anche la 2009/2034 è in uno status di condanna – non ancora economica – per agglomerati che scaricano in aree sensibili. Altre due procedure, la 2014/2059 e la 2017/2181, sono in fase istruttoria: parliamo di moltissimi agglomerati che da nord a sud dovranno essere o assegnati al Commissario per una diretta responsabilità nella gestione delle opere o per i quali la Struttura che dirigo dovrà svolgere un ruolo di coordinamento delle realtà locale. Gare per la progettazione e i lavori, cantieri che si aprono, atti amministrativi su procedure complesse e contraddistinte dalle più varie criticità: come immaginerà è un lavoro lungo, articolato e molto impegnativo.

Di quanti collaboratori si avvale e quali sono le loro competenze?

La struttura del Commissario è snella. Con i miei colleghi Subcommissari ci avvaliamo, attraverso convenzioni, del supporto di soggetti pubblici di importanza primaria nel panorama ambientale. Il supporto amministrativo, cosi come tecnico, legale e contabile, lo fornisce la Sogesid. Centrale di Committenza è Invitalia, mentre ad esempio per gli espropri ci accompagna l’UTA (unità tecnica amministrativa). Attraverso accordi con i Provveditorati, con ANCI Sicilia, con Utilitalia, stiamo costruendo una rete importante che ci accompagna in questo difficile percorso”.

Nel 1972 con il Progetto Speciale n.3 per il disinquinamento del Golfo di Napoli fu programmata la costruzione degli impianti di depurazione. L’inquinamento marino nel meridione spesso è causato dal cattivo funzionamento degli impianti di depurazione dei reflui urbani che trattano le acque di origine domestica e le deiezione umane, ricche di urea, grassi, proteine e cellulosa. Le analisi dei reflui in uscita hanno evidenziato spesso tracce elevate di Escherichia Coli, Saggio di Tossicità, Azoto Ammoniacale, Tensioattivi Totali, COD, Cloro attivo libero, BOD5, Solidi sospesi, Azoto Nitrico. Ritiene che la depurazione in Campania sia efficiente o migliorabile? Quali interventi dovrebbero essere intrapresi?

Il Commissario ha compiti ben precisi, nel perimetro che gli indica la legge. E in Campania la Struttura opera su interventi complessi. C’è il ‘revamping’ del depuratore di Napoli Est, il cui progetto è in fase di assoggettabilità a VIA. Ci sono gli interventi nell’isola di Ischia, con due nuovi depuratori più quello di Ischia – Barano. E ancora il depuratore di Benevento, in stato di progettazione definitiva, e quello di Mondragone. Anche le due nuove procedure d’infrazione interesseranno la Campania e per questo abbiamo già un accordo con l’Ente Idrico Campano per l’affidamento alla gestione dell’EIC di 49 interventi, sempre con la supervisione del Commissario. Le posso dire, da campano, che anche nella nostra Regione la strada da fare è lunga e tortuosa.

Alcuni mesi fa ho avuto il piacere di intervistare il Prof. Ing. Maurizio Avallone, (https://www.corrierenazionale.net/2020/12/28/intervista-al-prof-ing-maurizio-avallone/) il quale ha ricoperto anche la carica di direttore di Gestione dell’Impianto di depurazione di Cuma. Ha spiegato ai lettori che “gli impianti di depurazione dei liquami domestici presentano una sezione biologica che è molto delicata in cui possono causarsi malfunzionamenti che si ripercuotono a valle con trascinamenti di sostanze non perfettamente idonee in uscita dall’impianto. Una soluzione a tale problema è quello di assoggettare gli impianti costieri a condotte sottomarine con diffusore finale posizionato ad una distanza dalla costa ed una profondità tale da assicurare il non ritorno in superficie e verso la costa. La capacità autodepurativa del corpo recettore (mare) è tale da assicurare una totale riduzione e rimozione delle sostanze sopra citate”. Come valuta tale proposta di soluzione?

Una condotta sottomarina, se ben dimensionata dal punto di vista idraulico e ambientale, può sicuramente assicurare una diluizione complessiva significativa, in termini di diluzione iniziale, susseguente e per decadimento batterico (i fenomeni in gioco sono piuttosto complessi). Anche il funzionamento del diffusore va analizzato accuratamente dal punto di vista idraulico. Per gli impianti dei depurazione oggi in progetto lo scarico nel corpo idrico ricettore del refluo depurato viene generalmente effettuato mediante condotta sottomarina.

Intervista realizzata da Adriano Pistilli


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