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Oggi le dichiarazioni di Fedriga, Zaia, Fontana e Marsilio

Ambiente & Salute

 

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, il 14 febbraio 2021 ha firmato l’Ordinanza che dispone il divieto di svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del DPCM 14 gennaio 2021. L’Ordinanza produce i suoi effetti dalla data della sua adozione. Il provvedimento – si legge sul sito del ministero – è basato sui dati epidemiologici più recenti, comunicati venerdì 12 febbraio scorso dall’Istituto Superiore di Sanità.

Sulla chiusura degli impianti per gli sciatori amatoriali si è tenuto ieri, per iniziativa della Regione Lombardia, un vertice con il neoministro per il turismo, Massimo Garavaglia, i rappresentanti di diverse Regioni, enti locali e imprenditori del settore.

“La montagna è stata dimenticata, non è arrivato nulla se non qualche briciola”: è quanto ha detto il ministro del Turismo Massimo Garavaglia a Milano. “Per ripartire – ha aggiunto il ministro – servono due cose fondamentali: finalmente programmazione, non si può sapere il giorno prima cosa si fa il giorno dopo, e poi lavorare per mantenere la competitività del nostro sistema montagna. Quindi bisogna usare i soldi del Recovery per fare investimenti mirati, per ripartire alla grande come la nostra montagna sa fare”.

Occorre considerare che ormai “E’ evidente che la stagione è finita”, ha aggiunto. “Abbiamo sentito gli operatori – ha detto poi Garavaglia, in collegamento con l’emittente ‘Telenuovo’ – Pensare di mettersi in campo dopo il 5 marzo senza certezze oggettivamente non ha senso. Stiamo già raccogliendo le prime istanze concrete ed è importante che siano già inserite nel Decreto Ristori”. Non esiste – ha sottolineato – che si debbano aspettare 60 giorni, questa cose non devono più succedere”.

Sull’inizio del suo nuovo incarico, Garavaglia ha osservato che “è una bella sfida, iniziata con questa simpatica patata bollente della chiusura fatta all’ultimo momento delle piste da sci”. “Ho appena interrotto un incontro con gli operatori – ha aggiunto – per quantificare i danni. Qui non si deve parlare di ristori, ma di indennizzi, perché quando si arreca un danno bisogna indennizzare e su questo tema siamo già al lavoro”. 

Nell’ordinanza del ministro Speranza sullo sci “è mancato il rispetto per i lavoratori della montagna. Per l’Italia serve un modello buono, come quello del Veneto. Non entro nel merito del metodo – ha spiegato – ma non può funzionare così”. “Invece del bonus monopattino, parliamo di incentivi per chi lavora in montagna. 

“C’è stato un danno per una scelta del governo e i danni vanno indennizati”, ha detto il ministro dopo l’incontro con gli operatori della montagna, i rappresentanti degli enti locali insieme al presidente della Lombardia Attilio Fontana e in collegamento il ministro delle per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e il Presidente del Piemonte, Alberto Cirio.

“La normativa attuale prevede per assurdo che un ministro competente possa prendere le decisioni in autonomia. Evidentemente c’è qualcosa da registrare e penso che sarà oggetto di discussione, ma ad oggi questa è la normativa”. “Nel prossimo decreto, una quota dei 32 miliardi andrà alla montagna. Alla luce di quello che è successo, credo che sarà una quota importante. Non ci sono problemi a capire l’entità del danno”, ha rimarcato il ministro. “L’entità del danno è ancora da quantificare, ma secondo le stime fatte dalle Regioni, per il sistema montagna, tolto gli impianti, parlano già di 4,5 miliardi, a questi vanno aggiunte le risorse per gli impianti di risalita” ha aggiunto.

“Il decreto Ristori era sostanzialmente gia’ pronto al Mef, pero’ essendo stato all’opposizione non ho potuto vedere nel dettaglio i contenuti. Certo e’ che questa proroga della chiusura (degli impianti sciistici ndr) ha cambiamo un po’ le carte in tavola quindi sara’ necessario metterci mano. Per fare un esempio, se c’era una quantificazione degli indennizzi per gli impianti a fune, se si aggiunge un mese di chiusura e’ chiaro che i numeri cambiano. Sono questioni molto tecniche”. Lo dice all’AGI il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Oggi durante l’incontro in Regione Lombardia con gli operatori del settore, spiega ancora Garavaglia, sono state “sollevate questioni tecniche precise e puntuali” che vanno “dalla proroga della Naspi agli ammortamenti, insomma suggerimenti che potrebbero essere utili per migliorare il decreto”. Tra gli argomenti affrontati c’e’ anche la questione della classificazione delle attivita’ economiche Ateco. “Per i maestri di sci – prosegue – c’e’ da considerare il fatto che non tutti hanno il codice Ateco, chi non e’ a partita Iva, come i membri delle cooperative e delle scuole, non avrebbe diritto ai rimborsi. Non abbiamo fatto nessun tipo di considerazione politica, sono cose molto operative, abbiamo analizzato una situazione molto complicata purtroppo”, conclude. 

“Questo metodo e’ previsto dalla normativa vigente, non so se ci sara’ intenzione di modificare la normativa. Di sicuro sulla tempistica si puo’ fare meglio”. Ma il decreto Ristori – assicura – non subira’ ritardi. “Basta metterci la testa, ma e’ meglio che l’ossatura sia corretta fin da subito cosi’ si e’ gia’ operativi nel decreto altrimenti bisogna aspettare gli emendamenti e la conversione e passano due mesi”, spiega Garavaglia. 

“Il Governo riveda modalità e tempi con cui si decidono i cambiamenti di colore e le riaperture, così è schizofrenico e non va nella direzione di contrastare efficacemente epidemia”, ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

“Abbiamo ascoltato il grido di dolore di tanti operatori – ha spiegato Fontana – dei sindaci e dei rappresentanti delle Comunità montane. Ci hanno espresso la loro angoscia e disillusione perché questo può essere davvero un colpo decisivo per le sorti di tanti comprensori”. “La contestazione principale – ha chiosato Fontana – è anzitutto al metodo. Meno di una settimana fa il Cts aveva dato il via libera alla riapertura degli impianti, i gestori si erano attrezzati e noi avevamo emesso un’ordinanza per riprendere le attività sciistiche nel rispetto delle regole concordate fra Regioni, Governo e Cts. La nostra, in particolare, prevedeva riaperture al 30%. Purtroppo all’ultimo momento è arrivata questa doccia gelata che ha bloccato la ripartenza. Da parte di tutti si sono sollevate una serie di richieste, di ristori e di risarcimenti del danno”. 
“Ammontano complessivamente a circa 500 milioni di euro soltanto per il Friuli Venezia Giulia i danni diretti e indiretti causati dall’ordinanza che ha bloccato l’attivita’ sciistica”. Lo ha detto il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, intervenendo questa mattina al Radio Anch’io e chiedendo “immediati indennizzi alle attivita’”. “Gli operatori – ha aggiunto – che avevano gia’ fatto gli ordinativi ed erano pronti ad aprire”. Il Presidente ha poi contestato “tempi e i metodi” ed ha citato il caso del blocco dello spostamento tra regioni “che era stato deciso – su proposta delle regioni stesse – gia’ giorni prima”. Per lo sci, come per le altre attivita’ “e’ necessario incominciare a fare una programmazione, decidere il giorno prima non e’ accettabile”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, durante un collegamento con la trasmissione “Radio anch’io” su Rai Radio 1. Per quanto riguarda lo sci “abbiamo avuto l’ok dal Cts non piu’ tardi di una settimana addietro rispetto alle linee guida concordate anche con la Conferenza delle Regioni e non si puo’ poi tornare indietro” ha sottolineato Fedriga. “E’ stata fatta questa ipotesi sulle nuove varianti Covid, oltretutto con un’indagine fatta da tutte le Regioni tra il 3 e il 4 febbraio su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanita’, il cui risultato si conosceva sicuramente almeno 5, 6 giorni prima e non si e’ scoperto domenica alle 19 quando e’ uscita l’ordinanza” ha aggiunto il governatore. “Sarebbe stato doveroso per lo meno avere il rispetto di chi svolge quel tipo di attivita’ economica e dargli qualche giorno in piu’ per bloccare gli ordinativi o non partire con le chiavi in mano pronte ad alzare le saracinesche – ha concluso -. E’ questo quello che contestiamo”. 
”Speranza fino a sabato non aveva poteri, è l’effetto collaterale di una crisi irresponsabile”, ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ospite di SkyTg24. “Sabato ha potuto ascoltare i suggerimenti dei suoi consulenti e assumere le sue decisioni. Penso che decidere dalla notte alla mattina sia sbagliato e ingiustificabile perché durante la notte non è caduto un asteroide. C’è una pandemia in corso da un anno, c’è una scadenza più volte rinviata e ogni volta che si rinvia si è prodotto un danno perché tutte le volte è arrivato a poche ore dalla scadenza”.
“Contesto il metodo: non e’ logico che i dati (epidemiologici, ndr) fossero a disposizione da martedi’ e che la risposta del Cts sia arrivata domenica mattina, bastava che ci fosse una richiesta di chiusura il mercoledi’”. Lo ha affermato il presidente lombardo Attilio Fontana intervenendo questa mattina alla trasmissione tv Mattino Cinque su Canale 5, sul repentino ‘dietrofront’ del Governo che ha portato alla chiusura degli impianti sciistici prevista, in precedenza, per ieri. Se la decisione fosse stata presa mercoledi’, evidenzia Fontana, e non domenica sera, a ridosso dell’annunciata apertura, “le Regioni avrebbero emesso le proprie ordinanze, nessuno avrebbe fatto interventi sulle piste, sull’approvvigionamento delle derrate alimentari, sull’assunzione delle persone e non si sarebbe creato il danno che la chiusura comporta”. Affrontando, in prospettiva piu’ ampia, il tema dell’inserimento delle Regioni nelle zone epidemiologiche, Fontana sostiene che “con il nuovo Governo ci si deve trovare attorno a un tavolo e rivedere se tutto quello che e’ stato fino ad oggi ha funzionato e, nel caso, apportare qualche modifica”.

“In queste ore stiamo assistendo all’ennesima battuta d’arresto per l’economia della nostra montagna; la salute va sicuramente tutelata ma l’emergenza non esclude la condivisione di scelte e tempi di intervento”. ha sottolineato in una nota il presidente del Veneto, Luca Zaia. “E’ disarmante – aggiunge Zaia – ospitare una kermesse internazionale dello sci e al tempo stesso invitare cittadini e appassionati di sport invernali a rinunciare a questo spettacolo. Viviamo questi campionati mondiali come fossero le prove generali di Milano-Cortina 2026. Con le Olimpiadi puntiamo, infatti, a realizzare un effetto leva intorno all’evento ottimizzando, al massimo, le opportunità per il territorio”.
“Ormai è alla luce del sole che non ci sarà una stagione turistica”. Lo ha detto il presidente altoatesino Arno Kompatscher in riferimento all’ulteriore rinvio dell’apertura degli impianti, ma anche del lock down in Germania. “Ora – ha proseguito – dobbiamo fare di tutto per superare l’attuale emergenza e creare i presupposti per una ripresa delle attività turistiche in primavera”.

Il presidente della Provincia di Bolzano ha sottolineato l’importanza per le aziende di “poter programmare la riapertura e avere certezze per quanto riguarda i ristori, sia statali che provinciali”. Kompatscher ha ricordato che il consiglio provinciale a marzo sarà chiamato a esprimersi su un pacchetto di misure che la giunta sta mettendo a punto in questi giorni. Grande preoccupazione è stata espressa dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano anche per quanto riguarda la fine delle moratorie dei mutui. “Cerchiamo soluzioni alternative con le banche, altrimenti molte aziende rischiano la vita”, ha concluso il presidente.


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