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In politica “mai dire mai” (Nilde Iotti) e il “mai” sia alla corruzione,  male del nostro tempo

Politica

Nilde Iotti di cui abbiamo celebrato l’anno scorso i cento anni  dalla nascita, presidente della Camera dei deputati dal 1979 al 1992, pronunciò questa frase quando in una intervista televisiva, si paventava un alleanza strutturale tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana. Il paese ha attraversato periodi difficili ma questo frangente in piena pandemia  è nuovo, perché vi è un nemico che adesso muta e i virus  diventano mutanti.

Si potrebbe dire che Mario Draghi sia l’homo novus ma sarebbe un giudizio superficiale e fuorviante.

Sicuramente la fase politica nuova impone un cambio di mentalità. La politica come arte di governare impone ogni giorno di rimanere ancorati a valori umani e lontani dai dogmi perché i dogmi si accettano per fede e anche nella Chiesa sono rari. Infatti il dogma è una verità rivelata da Dio o dal Papa. L’ultimo fu quello della Immacolata Concezione, ma i dogmi appartengono alla teologia e non alle scienze umane dove il comico Bergonzoni ci rammenta “Nessun dogma”.

 A proclamarlo fu l’8 dicembre 1854 papa Pio IX con la bolla “Ineffabilis Deus”. Un testo in cui si legge: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale».

La politica invece è un atto di amore alle persone e quindi come ogni scienza umana è perfettibile, fallibile e soggetta a mutare nel tempo. Proprio perché umana deve essere preservata sin dall’origine dalla corruzione che è per sua natura male, il male. “E’ un vizio del cuore e non c’è il perdono, deve essere curata” ricordava l’allora Cardinale di Buenos Aires Bergoglio.

Questo Governo è politico perché cerca di governare la polis . Anche i giornalisti dovrebbero saperlo e fare su se stessi prima che verso gli altri moral suasion perché ci sia la volontà di costruire opinioni ma offrire soluzioni e non esercitare il ruolo di sfasciacarrozze, evidenziando solo le criticità.

Nel mio piccolo, tento di essere positivo a prescindere, “penso positivo perché son vivo” (Jovanotti).

Ma la politica è arte di osare, di ascoltare e mettere in pratica, di non odiare, di rispettare tutti e ciascuno anche se altri non ti rispettano, salvo far valere le proprie ragioni se vengono lesi diritti soggettivi o interessi legittimi o diffusi ma sempre con i canoni della democrazia perché il confine tra torto e ragione è anche quello di accettare che anche chi ha torto possa rimediare, l’importante è avere ben chiaro, essere capaci di discernere il bene dal male. Con il male, non con chi sbaglia, non si dialoga ma si contrappone il bene.

Il Male si fa umile e suadente  e parte in vantaggio, ci ha ricordato il prof. Franco Cassano, sociologo della conoscenza, scomparso da poche ore, nel saggio “L’umiltà del male”.  Ma la persona deve reagire e dimostrare di avere l’ultima parola. Ecco perché il governo tra diversi è una sfida di crescita per tutti.

Non abbiate paura di confrontarvi e perdere una fetta di sovranità alle vostre idee per il bene comune è cosa buona e giusta.

Giovanni XXIII il 25 ottobre 1962 non ebbe paura di rivolgere un appello ai governanti del mondo perché “Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze”. Il leader sovietico Nikita Kruscev fece invertire la rotta alle navi, e le due potenze si accordarono per lo smantellamento delle basi a Cuba.

 L’Eco di Bergamo il 30 aprile 2014, riporta quanto scrive Marco Roncalli, sottolineando che l’ateo Kruscev fu l’unico a riconoscere molti anni dopo il valore di quell’appello, inviando il 15 dicembre 1962 al Pontefice un biglietto di auguri che val la pena riportare: “In occasione delle sante feste di Natale La prego di accettare gli auguri e le congratulazioni…per la sua costante lotta per la pace e la felicità e il benessere”.

Le coscienze ebbero un sussulto di bene che dimostrò ancora una volta come la Cattedra dei non credenti opera sempre e comunque, grazie a Dio, meno male e non ha importanza chi impartisce in quel momento la lectio, l’importante è la sua magistralità indirizzata al bene.

Questo significa dire “mai dire mai” in politica e vorrei suggerire al Ministro degli Esteri di leggere e farne il proprio vademecum  l’enciclica  “Pacem in terris” dell’aprile 1963  che getta le basi perché la Guerra fredda non torni mai più e i focolai di guerra di cui ci accorgiamo tardi, non si risveglino da un torpore mortifero. L’uccisione dell’Ambasciatore in Congo e della sua scorta sia un monito perché non accada mai più. 

Ancora una volta soccorre l’arte di Goya e Guttuso a ricordarcelo: “Il sonno della ragione genera mostri”.

Dario Felice Antonio Patruno

 

 


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