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Argentina: un cielo color del vino che esplode in lentiggini dorate

Emigrazione

Un cielo color del vino che esplode in lentiggini dorate: questa è l’immagine dell’Argentina che custodisco nel mio cuore.

Ho dedicato due anni della mia vita al Paese sudamericano: è stato un amore grande. Era il mio primo pensiero al mattino:

‘Apro gli occhi e ti penso e ho in mente te’ – recitava una canzone dell’Equipe 84 di molti anni fa. Per questo dico che di amore si trattava.

Ho scritto sul Paese un libro di circa 1000 pagine (‘Terra promessa-il sogno argentino’) che si è classificato al secondo posto (sezione saggistica) nell’ambito della XXXI edizione del Premio Internazionale Emigrazione (2007).

Ho incontrato un sacco di problemi nel realizzarlo, stante le difficoltà rappresentate dalla lontananza. Dopo una prima naturale diffidenza nel rilasciare testimonianze o, comunque, raccontare situazioni ed emozioni personali, le persone contattate hanno collaborato alla grande ed il lavoro è proseguito speditamente.

Ho studiato alla Biblioteca Nacional di Buenos Aires, ho consultato archivi, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni ed associazioni (in Argentina ed in Italia) scovando lettere e documenti che mai avrei pensato di rinvenire e ponendo in rete centinaia di persone da una parte all’altra del mondo.

Ho intervistato decine e decine di immigrati (o i loro figli e nipoti) che talvolta mi hanno regalato i diari personali delle loro famiglie.

Diversi uomini si sono commossi fino alle lacrime parlando con me della loro vita.

Conosco la storia argentina a menadito.

Sulla base delle testimonianze del mio saggio e delle storie riportate nel romanzo ‘Quando Dio ballava il tango’ di Laura Pariani, nel 2013 la compagnia teatrale  pugliese ‘Le Forche’ ha messo in scena nel teatro di Massafra (TA) dove aveva la residenza artistica, ‘Dall’altra parte della terra’ (regia Giancarlo Luce): sola in scena (accompagnata dalla giovane violoncellista Giuditta Giovinazzi) si è esibita l’attrice e cantante jazz tarantina Francesca Argentiero. Le ricordo bravissime.

Poi, da turista, ho visitato la Terra del Fuoco ed i suoi stupendi ghiacciai, azzurri alla luce del sole. Ho passato ore sulla spiaggia con la guida locale a scrutare gli elefanti marini con le lunghe ciglia ricurve; a vedere il corteggiamento dei pinguini reali della Patagonia, le colonie dei leoni marini …

Sono andata a cavallo nella pampa, ho fatto ricerche nel Museo e nella biblioteca ‘Fin del mundo’ ad Ushuaia e sono entrata nel carcere che ha ospitato Carlos Gardel da giovane, prima di tentare l’avventura a Buenos Aires che lo avrebbe condotto nel firmamento argentino, idolatrato ancora oggi, a 85 anni dalla morte.

 

Nel febbraio dell’anno scorso sono stata, infine, al Nord, sulle Ande e sulla Cordigliera dove sono salita sul Tren de las Nubes (4200 m.slm), ‘parlando direttamente con Dio’ come dicono gli argentini, sempre spiritosi.

Ho attraversato quebradas e cuestas vistosamente tinte di rosso, montagne viola, aranciate e turchine, spettacolari deserti, valli verdi e parchi naturali, ascoltando chacarita e chamamé.

L’emozione non ha voce. Difficile raccontare i fatti con le parole. Forse le immagini che allego permettono di comprendere qualcosa di più.

Paola Cecchini

 


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