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Draghi e alleati, i ‘paletti’ di Meloni

Politica

La leader FdI chiede discontinuità rispetto a Conte e invita il centrodestra a non subire l’iniziativa.

“E’ presto ma per ora nei fatti domina la continuità con le politiche di Conte”. Giorgia Meloni, intervistata dal Corriere della Sera, accoglie sì il “segnale positivo” rappresentato dalla sostituzione di Arcuri ma ribadisce che “per ora nei contenuti quello che Draghi sta facendo mi sembra molto simile a quello che faceva Conte. A partire – sottolinea – dall’ennesimo dpcm che tutti speravamo di non vedere più. La discontinuità non è una semplice nomina, si vede nei fatti”.

La leader FdI tuttavia riconosce che “ci vuole tempo” e apprezza che “qualche passo si sia compiuto” e rinnova dunque il proprio auspicio che scelte come quelle di Curcio, Gabrielli e Figliuolo “possano rompere finalmente i ponti con il passato”. Anche perché il cambio della guardia per quanto attiene al Commissario alla gestione dell’emergenza covid “è il minimo sindacale”.

“Vedo ancora segnali preoccupanti”, segnala Meloni mettendo nel mirino “agire ancora con dpcm come si è appena fatto anziché coinvolgere il Parlamento” e, poi, “la politica surreale delle chiusure a cena dei ristoranti”, “i mezzi pubblici strapieni”, “trasparenza sui dati del Cts, che limitano le libertà individuali”, e il calcolo dei ristori “sui codici Ateco e non sulla perdita di fatturato”.

“Non vorrei che i partiti del centrodestra finissero per subire un pò troppo la linea altrui”, è il messaggio indirizzato al centrodestra di governo, e qui Meloni rilancia la proposta di un intergruppo “per contrastare il peso che la vecchia maggioranza ha nel governo”.

Osserva, allora, la leader FdI che “il percorso non è ancora iniziato ma sono sicura che una forma di coordinamento del centrodestra sarebbe utile all’opposizione come a chi del centrodestra è in maggioranza, perché assieme si può agire, noi – rivendica – con la libertà di chi non ha vincoli di maggioranza e loro con il ruolo di chi è dentro”.

Il segnale per FI, Lega “e anche Renzi, visto che era sulla nostra posizione” si basa sulla bocciatura del “nostro emendamento per sospendere gli effetti della norma Bonafede” e altri fatti “diciamo così ‘curiosi’” oltre alla riforma della prescrizione, come la mancata calendarizzazione di “quella che era la mozione unitaria del centrodestra per abolire il rimborso del cashback e destinare i 5 miliardi previsti ai ristori”.

AGI – Agenzia Italia


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