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Come impedire all’acqua di dissetare

Cronaca

Di Daniela Piesco Vice Direttore www.progetto-radici.it
e
Soumalia Diawara ,scrittore e attivista politico

La solidarietà non è reato

Mettiamolo nero su bianco

Può sembrare assurdo, ma in ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire cibo, offrire un passaggio, acquistare un biglietto del treno, ospitare un migrante o salvare una famiglia da un annegamento sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità.

Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario, scoraggiare il soccorso e riconoscere il reato di solidarietà.

Il vero problema è la vaghezza della legislazione europea, che non valorizza la solidarietà, il soccorso e l’aiuto umanitario; princìpi assolutamente in linea con i valori fondanti dell’Unione Europea.

Delineare con chiarezza i confini del reato è fondamentale per impedire agli Stati membri l’estensione arbitraria delle sanzioni.

Negli ultimi mesi, l’ambiguità della formulazione della direttiva ha fatto sì che l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale” fosse utilizzata da un lato contro alcune Organizzazioni Non Governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo e dall’altro contro semplici cittadini e attivistiche,che offrendo aiuto ai migranti, sono stati perseguiti come fossero trafficanti di essere umani .

Si vedano, i casi di Cédric Herrou e Benoît Duclos.

Oggi si veda il caso di Trieste .

Da anni, ogni giorno, Lorena Fornasir, 68 anni, psicoterapeuta, e Gian Andrea Franchi, 84, professore di filosofia in pensione, arrivano davanti alla stazione di Trieste, armati di garze e forbici, per curare i piedi dei migranti della rotta balcanica devastati da migliaia di chilometri.

Pochi giorni fa sono stati perquisiti, la loro casa perlustrata da cima a fondo, sequestrati cellulari e Pc e loro accusati di favorire l’immigrazione clandestina.

La solidarietà che diventa bersaglio.

Accusati di “umanità”.

Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato solo per aver offerto assistenza umanitaria o, peggio, per aver adempiuto al dovere di soccorrere persone in pericolo di vita.

Di fronte ad un fatto del genere, mi chiedo quali siano le radici cristiane del nostro paese.

Ebbene “Beati i perseguitati per causa della Giustizia perché di essi è il Regno dei cieli”.

Cédric Herrou fu prosciolto dalla corte d’appello di Lione da tutti i capi d’accusa il 13 mag 2020 .

Quella statuizione come alcune precedenti sentenze ( la pronuncia nel 2018 del Consiglio Costituzionale secondo cui “l’aiuto disinteressato al soggiorno irregolare non è passibile di conseguenze giuridiche”)dovrebbero convincere l’Europa e la nostra civile Italia a rivedere le leggi in modo tale che le azioni di solidarietà non siano più considerate un reato.

Aiutare è un diritto, soccorrere è un dovere.

Se c’è un insegnamento che possiamo trarre da questa pandemia che ci ha stravolto la vita, è il valore supremo della solidarietà.

La drammatica esperienza che stiamo vivendo ci fa capire che continuando a pensarci come isole, come individui l’un l’altro slegati, continuando a barricarci nei nostri confini tribali, a illuderci che i comuni, le regioni, gli stati nazionali in cui siamo rinchiusi siano muri invalicabili dietro cui ripararci dai disastri del mondo, continuando insomma a pensare ed agire come da troppo tempo siamo abituati a fare, uccidiamo il nostro futuro.

Virus, batteri, malattie, disastri ecologici, crisi economiche, guerre: tutto ciò non conosce barriere, è indifferente alle creazioni concettuali dell’uomo come i confini e le frontiere.

Il razzismo, i discorsi reazionari sulle etnie, sulle razze, le divisioni di classe e di censo, di genere, di religione, i muri reali tra gli stati e quelli virtuali che erigiamo nelle nostre menti spaventate: quanto è vecchio tutto ciò, quanto è superato dalle tragedie che quotidianamente viviamo, quanto è slegato dagli insegnamenti della scienza e del buonsenso.

“E se fosse stata la capacità di migrare a rendere sapiente l’evoluzione umana, quella straordinaria capacità, lentamente maturata, di riuscire sempre a fuggire, a scappare da disastri e guai, comunque di spostarsi mantenendosi vivi e fertili, di sopravvivere e riprodursi, di adattarsi e mescolarsi in ogni ambiente, in ogni permeabile ecosistema della Terra?”

È dunque giunto il momento di demistificare false convinzioni, vieti luoghi comuni.

Perché migrare non è semplice nomadismo, ma una strategia evolutiva di sopravvivenza, è adattamento. L’immigrazione segna l’evoluzione della vita, fa crescere la biodiversità, determina un arricchimento culturale, un rafforzamento biologico della specie.

Perché la conoscenza e la consapevolezza sono l’unico argine al populismo becero, alle demagogie autoritarie e sovraniste, l’unico antidoto alle nostre naturali vulnerabilità.

Ma lo Stato italiano nel caso di Trieste che legge ha attuato?

“Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”.

Questo è quello che afferma il comma 2 dell’art. 12 del d.lgs 286/98.

Il dettato normativo appare piuttosto chiaro: la legislazione italiana escluderebbe dal reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina tutte quelle attività di soccorso ed assistenza che assumono carattere umanitario.

Tuttavia, a quanto si evince dalla prassi, la giustizia italiana sembra disconoscere le sue stesse fonti .

La solidarietà è come l’acqua .

Fin dall’antichità
è stata una priorità.
Che ci ha donato il senso della libertà;
è stata la forza che ci ha temprato ,facendoci
ritrovare e rinnovare il senso di umanità.

Daniela Piesco
Soumalia Diawara.


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