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Il viaggio del Papa in Iraq

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Fortemente desiderato da Giovanni Paolo II, dal 5 all’8 marzo Papa Francesco visita l’Iraq nonostante il terrorismo ed il Covid.

di Claudio Gentile

Inizia oggi e si concluderà lunedì 8 marzo il viaggio di Papa Francesco in Iraq. A distanza di quindici mesi dall’ultimo viaggio, il Papa è partito questa mattina dall’aeroporto di Fiumicino per il suo 33mo viaggio internazionale.

Sarà un viaggio difficile e pericoloso e, per molti versi, storico: il primo viaggio di un Papa in Iraq, il primo di un Papa in Paese a maggioranza sciita, il primo dopo l’esposizione della pandemia di Covid.

Non sono mancate nei mesi scorsi le richieste di rinunciare al progetto, date le condizioni sanitarie generali e di quel Paese, ma soprattutto di sicurezza, essendo una regione fortemente soggetta ad attacchi terroristici e non ancora stabilizzata. Il Papa ha però voluto compiere ugualmente il viaggio e portare il suo messaggio di speranza. “Il Papa – è stato detto durante la conferenza stampa di presentazione del viaggio – vuole essere lì e dimostrare ad una popolazione che ha visto sempre e solo morte e distruzione che il Papa è nella loro terra”.

Rigidissime, pertanto, sia le misure di sicurezza antiterrorismo, sia quelle anticovid, la prima delle quali è stata l’obbligo di vaccinazione, a cura dello stesso Vaticano, per tutti i giornalisti partiti con il volo papale da Roma.

Rispondendo ai cronisti su alcune domande riguardanti il pericolo di focolai di Covid, il portavoce della Santa Sede Matteo Bruni ha affermato che “con l’eccezione di Erbil il Papa, tenuta in conto la condizione sanitaria, non incontrerà folle. Il viaggio si farà, anche solo per permettere agli iracheni di vedere in televisione che il Papa è nel loro Paese”.

L’Iraq, terra natale di Abramo, il padre nella fede di ebrei, cristiani e musulmani, e luogo dell’esilio babilonese raccontato nei testi biblici, è una terra fondamentale per le tre religioni monoteiste: da qui tutto ebbe inizio.  

Visitare questi luoghi nel corso dell’anno santo del 2000 come prima tappa del suo pellegrinaggio nei luoghi della salvezza, che lo portò poi a Gerusalemme e nelle altre zone limitrofe, era un sogno di Giovanni Paolo II. All’epoca, però, si opposero sia gli USA, per motivi di sicurezza, sia il dittatore Saddam Hussein, allora saldamente a capo di quella nazione.

Più di venti anni dopo e con uno scenario internazionale mutato, Francesco compie il desiderio del suo predecessore ed atterra in un Paese che ha vissuto, e vive ancora, numerosi conflitti interni.

Le tappe e gli incontri saranno all’insegna della fratellanza e del dialogo, come più volte ha sostenuto lo stesso Pontefice. Per questo, tra gli appuntamenti previsti nel serrato programma, è previsto l’incontro con il grande ayatollah Ali Al-Sistani a Najaf, luogo sacro per gli sciiti, la partecipazione ad un incontro interreligioso nella piana di Ur, il luogo dove Dio chiamò Abramo, la visita del Kurdistan irakeno, per anni roccaforte del Daesch, lo Stato Islamico, e ovviamente i momenti di preghiera e di condivisione con la piccola comunità cristiana locale, fortemente ridotta negli ultimi decenni. Si stima che, a causa delle guerre, degli esili ed in particolare delle violenze jihadiste, i cristiani sono passati dagli oltre due milioni a poco più di 250.000 fedeli.

Il programma, dopo l’arrivo a Baghdad ed il saluto con le autorità civili, prevede che il Papa celebri, anche in questo caso per la prima volta, la liturgia eucaristica in rito caldeo, una messa nella cattedrale siro-cattolica, che fu luogo di un attentato in cui nel 2010 morirono 48 fedeli, visiti le città di Erbil, Mosul, Narrirya e Qaraqosh nella piana di Ninive.

Claudio Gentile 

 

 


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