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Cacciari: Dimissioni di Zingaretti punto di non ritorno

Politica

Cacciari: “Dimissioni di Zingaretti punto di non ritorno. O si passa da un congresso di rifondazione oppure le dichiarazioni di Zingaretti sono un epitaffio per il Pd. Non è l’ultima spiaggia, è l’estrema spiaggia. Se Zingaretti adesso facesse marcia indietro sarebbe per il Pd la sciagura delle sciagure. Può darsi che si candidi a sindaco di Roma. Gli altri partiti stanno riassestandosi, l’unico in una situazione drammatica è il PD. Zingaretti dalla D’Urso? Gli atteggiamenti snob nei confronti di alcuni programmi se li può permettere uno come me che non fa politica, Zingaretti ha fatto quello che hanno fatto gli altri leader di partito”

Il filosofo Massimo Cacciari è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla situazione del PD dopo le dimissioni di Zingaretti. “E’ un punto di non ritorno, dopo una dichiarazione talmente eccezionale –ha affermato Cacciari-. Non è mai accaduto che un segretario di un partito in carica si esprimesse con tale durezza nei confronti del proprio partito e della propria classe dirigente. O si passa da un congresso di rifondazione oppure le dichiarazioni di Zingaretti sono un epitaffio. Chi può andare a votare un partito che il segretario descrive come un branco di poltronari? Se Zingaretti adesso facesse marcia indietro sarebbe per il Pd la sciagura delle sciagure. Può darsi che si candidi a fare il sindaco di Roma, anche se mi sembra difficile, ma comunque sarebbe un’altra storia. Lui può tornare leader del Pd solo se vince il congresso. Secondo me adesso per il PD non c’è altra strada che impostare un congresso aperto, dove ci si confronti seriamente e chi vince organizza a sua immagine e somiglianza il PD. Questa non è l’ultima spiaggia, è l’estrema spiaggia. Gli altri partiti stanno riassestandosi, l’unico in una situazione drammatica è il PD. Per il M5S la situazione non è così drammatica come nel Pd, hanno trovato una loro linea, quella segnata da Conte. Conte come candidato premier del M5S, trasformando il Movimento in una forza vagamente liberale, sta dando una linea al partito. La Meloni una linea già ce l’ha, anche la Lega la sta ritrovando, Salvini chiacchiera ma Giorgetti dirige con Draghi. Il Pd è un partito mai nato, l’occasione per fare chiarezza si è perduta al momento del confronto interno tra Renzi e le componenti di sinistra, suddividendosi in aree e compiti e l’ambito del centrosinistra sarebbe stato rappresentato adeguatamente. Quell’occasione però è passata. Se oggi il PD si dividesse, diventerebbero due partitini e nessuno dei due potrebbe competere. Quello che è avvenuto nel Pd negli ultimi anni è totalmente irrazionale, si sono fatti male da soli ed hanno continuato a farselo. Guardate Renzi, aveva il 40% e a desso ha il 2%. Si sono auto danneggiati e questo è solo l’ultimo atto”. 

Sull’apparizione di Zingaretti dalla D’Urso. “Non posso criticarlo per questo. Uno che fa politica attiva a quel livello è costretto a fare quello che fanno gli altri. Se Salvini, Berlusconi e gli altri vanno dalla D’Urso, come fa Zingaretti a non andarci? Gli atteggiamenti snob nei confronti di alcuni programmi se li può permettere uno come me che non fa politica”.


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