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Ci risiamo! Stradaiuoli  e asfaltisti

Arte, Cultura & Società

L’Italia nel passato e anche oggi è meta esclusivamente di arte e architettura antiche e del suo clima e spiagge: e questi due doni impagabili e unici e tipici solo dell’Italia siamo stati così accorti da accantonarli o addirittura distruggerli, specie le spiagge e i litorali e le coste: abbiamo cementificato tutto e tutto annientato e, per di più, abbruttito e avvilito. Siamo in gran parte così abituati al brutto e al vile che ormai non ce ne avvediamo più! E ancora si consente che i palazzinari e gli stradaiuoli e gli asfaltisti e loro simili parlino di costruire e di asfaltare! Ma perché non vanno in Libia, in Tunisia, in Siria, in Irak, in Palestina, ecc. dove c’è così tanto da costruire e asfaltare? E come mai da noi non  si comincia invece a battere sentieri contrari e cioè a iniziare  ad abbattere e a demolire almeno le costruzioni abusive?

Questa infelice regione d’Italia dove per oltre mezzo secolo hanno imperato Andreotti e i suoi seguaci e sodali coi risultati che si vedono in giro, se si vuole e si sa vedere, è stata preda di inaudito scempio urbanistico e ambientale. Si cominci con Cassino assurta quasi ad epitome di sconcio edilizio, dove  valide e perfino ammirevoli restano le poche abitazioni costruite immediatamente  nel dopoguerra dagli alleati. O col paesaggio di Fondi decantato da Goethe, letteralmente cementificato con sdegno e dolore di De Libero e di Purificato.

Gli attuali personaggi politici non serve chiamarli a nome in quanto ben noti perché attivi quotidianamente su tutti i social: li si ascolti attraverso la loro quotidiana presenza solo parlatoria: mai una proposta intelligente, solo continui rimbrotti e critiche negative di quanto fanno gli altri: mai di appoggio e di sostegno nell’interesse generale, solo bastianite congenita: io dico rosso, lui dice verde, io dico verde, lui dice rosso. Abbondano in auguri, congratulazioni, condoglianze…: questo è quanto tali autentici forsennati delle corde vocali sanno   proporre;  e dire che sono lautamente pagati per ben altre responsabilità che la vuota accademia oratoria. I loro chiodi  fissi non sono gli abusivisti, i ladri politici e non politici, i corrotti e i  bustarellari, i palazzinari speculatori, la burocrazia,  gli evasori fiscali, le quantità di posizioni privilegiate e protette, gli ordini professionali, le successioni, le leggi a favore di certe categorie, i ladri di Stato, la raccomandazione, ecc.: sono tutti allievi di una scuola famosa in cui queste realtà sono sacre e intangibili: perciò mai si parla di demolire gli scheletri di cemento armato in giro e le costruzioni abbandonate oppure gli illeciti abusivi che hanno sfigurato e degradato, mai contro l’abbattimento indiscriminato  degli alberi: mai, non dico una iniziativa ma almeno  una proposta e un progetto culturale e artistico, mai.

Adesso uno di questi personaggi, che è stato così abile da vivere a spese della comunità per mezzo secolo senza nulla dare, ha fatto uscire  dal cappello viadotti, gallerie, ponti, pilastri…una nuova strada che parta dall’Adriatico e arrivi a Gaeta-Formia, “ma con prolungamento fino a Fondi”, secondo le condizioni dello stradaiuolo locale. Non ha importanza che un altro figuro più a nord parli di una arteria simile ma da Ancona a Civitavecchia e che, altresì, di strade ormai ve ne siano perfino troppe. Naturalmente quando si sente il sapore del cemento e dell’asfalto, tutti o gran parte sentono l’acquolina in bocca! E battono le mani! Non dicono che la politica costruttiva delle autostrade italiane, a parte il beneficio indiscusso, è stata in sostanza primitiva e cieca nei principi guida. Non parliamo della Francia e della Germania, paesi pianeggianti dove la costruzione è stata di molto facilitata e perciò molta attenzione al controllo rigoroso della spesa e soprattutto al rispetto dell’andamento del terreno per cui è normale nelle loro autostrade di trovare curve e discese e salite, proprio per evitare quanto più possibile ponti e viadotti e gallerie ecc,. Lo stesso  in quelle svizzere ed inglesi altrettanto montagnose che l’Italia: da noi invece tutto al contrario: massima spesa e tutto dritto: il risultato è una eredità di migliaia e migliaia di ponti e viadotti e gallerie (si parla di ventimila, ma nessuno lo dice di preciso!!): costi paurosi per la manutenzione che dissangueranno in eterno gli sciagurati italiani improvvidi e ciechi: tristi monumenti all’insipienza, al clientelismo,  allo scialo, alla devastazione del paesaggio: risorse gigantesche tolte e soprattutto da togliere in futuro alle borse di studio, alle abitazioni per gli studenti, agli ospedali, all’assistenza, alla cultura…  

Michele Santulli

 

 


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