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Per ricordare il Re del tango argentino, Astor Piazzolla a 100 anni dalla nascita

Cronaca

di Stefania Romito

“Il tango può essere triste e drammatico ma non è mai pessimista”, così amava ripetere Astor Pantaleón Piazzolla, il padre del “nuovo tango” argentino. Era nato l’11 marzo del 1921 a Mar del Plata ed è morto il 4 luglio del 1992 a Buenos Aires. Era figlio di emigrati italiani.

Riformatore del tango e strumentista d’avanguardia, Piazzolla ha fatto sognare più generazioni con la sua appassionante musica. Le sue composizioni, che si distinguono nettamente dal tango tradizionale, accolgono sfumature sonore jazz ed innumerevoli elementi innovativi. Sempre aperto alla sperimentazione, a partire da “Conjunto Electronico” ha introdotto nella sua arte musicale strumenti mai impiegati nel tango, come la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica, il flauto e  la marimba. È con questa miscellanea strumentale che ha composto uno dei suoi capolavori musicali, “Libertango” (1974), un album di grande suggestione emozionale.

La sua sconfinata produzione musicale include brani per orchestra, il Concierto para bandoneón, orquesta, cuerdas y percusión, il Doble-concierto para bandoneón y guitarra, i Tres tangos sinfónicos e il Concierto de Nácar para 9 tanguistas y orquesta; opere per chitarra classica solista come i “Cinco piezas”, e composizioni che sono entrate nella storia del tango argentino divenendo dei classici come “Balada para un loco” e “Adiós Nonino”, dedicata al padre scomparso.

Tra i brani che hanno solcato l’anima vi è “Oblivion” (in italiano “oblio”). Un brano struggente, introspettivo e penetrante che si infinita tra gli spazi di tempo per ricordarci l’immensità di un autore che a 100 anni dalla sua nascita continua a far vibrare i nostri sensi in un’apoteosi di passione e sensualità.

Per non dimenticare l’indimenticabile.


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