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Narrazione storica e invenzione poetica in Alessandro Manzoni

Arte, Cultura & Società

L’idea romantica dell’arte si fonde, nel pensiero manzoniano, a un’idea cristiana dell’esistenza che racchiude pure una particolare considerazione della storia. La storia è una guerra contro il tempo, in quanto chiama a nuova vita fatti ed eroi del passato.

Lo specifico interesse nutrito da Manzoni verso la storia lo porta a scrivere I promessi sposi, il più alto esempio di romanzo storico. Le caratteristiche di un tale genere letterario sono la ricostruzione precisa dell’epoca storica, l’inserimento negli eventi realmente avvenuti di fatti d’invenzione, mescolando personaggi concreti a immaginari. E poiché si parla di romanzo storico, al di là di ogni reale personaggio che anima il racconto, il protagonista vero della narrazione è proprio il Seicento, che viene sviscerato in tutte le sue contraddizioni. Il rapporto tra narrazione storica e invenzione poetica subisce nel pensiero di Manzoni un cambiamento, nella sua opera principale l’intento di creare una storia degli umili, avente come personaggi principali dei contadini, vittime di vessazioni e soprusi da parte di signorotti, fa in modo che l’invenzione poetica amalgamandosi con la verità storica, crei l’apparenza del vero; nella narrazione vi è dunque la verità, la verità storica, e il verosimile. Cosa significa tutto questo? Se i protagonisti del romanzo I promessi sposi devono essere tratti dal mondo degli ultimi, degli emarginati, dunque rappresentano i dimenticati della storia, va da sé che questi stessi personaggi non possono essere veri, ma solo verosimili, ossia simili alle migliaia di persone che nel periodo storico in cui Manzoni ha ambientato la storia hanno vissuto gli stessi soprusi in modo analogo ai vari Lucia, Renzo, Agnese, don Abbondio… Don Abbondio era come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare con molti vasi di ferro.

Francesca Moretti

 

 

 

 

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