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Campagna vaccinale, tra dubbi e incertezze

Cronaca

di Stefania Romito

I drammatici accadimenti degli ultimi giorni rischiano di causare conseguenze gravissime che potrebbero compromettere la ripresa economica.

Le morti che si sono verificate in Italia di persone che avevano da qualche ora ricevuto una dose del vaccino AstraZeneca, e il conseguente provvedimento precauzionale dell’AIFA di sospendere le somministrazioni del vaccino fino alla decisione dell’EMA, non hanno fatto altro che alimentare nell’opinione pubblica una pericolosa diffidenza nei confronti delle istituzioni. I cittadini lamentano una mancanza di trasparenza. Un malcontento generato anche dall’atteggiamento di alcuni specialisti del settore che, nel tentativo di voler “limitare i danni”, concentrano gli sforzi nel porre in evidenza i benefici di gran lunga superiori agli svantaggi. Ma il decesso, anche di una singola persona, non può essere considerato un semplice “effetto collaterale”.

Certo è che questo “rallentamento” rischia di posticipare di alcuni mesi il raggiungimento della cosiddetta “immunità di gregge”, prevista per il prossimo settembre, con conseguente slittamento della tanto auspicata ripresa economica. Una questione non da poco soprattutto se si considera che siamo ormai entrati nella terza ondata con una quota giornaliera di decessi Covid sempre più preoccupante.

Com’era prevedibile, la notizia della presunta pericolosità del vaccino AstraZeneca ha provocato innumerevoli disdette da parte delle persone già prenotate per ricevere la dose del vaccino, persone che ora chiedono di potersi vaccinare con un altro farmaco. Opzione che il governo pare non intenda accordare, come ha sottolineato Giorgia Meloni ponendo l’accento sull’oltraggiosa negazione della libertà del cittadino: “Il ministro Speranza ha deciso che i cittadini che vogliono vaccinarsi non saranno liberi di scegliere il siero, e chi osa rifiutare non avrà altre marche. Questo principio non è solo profondamente sbagliato perché nega la libertà del cittadino di scegliere il vaccino che più ritiene idoneo, ma perché non fa altro che ingenerare ulteriore diffidenza verso una campagna di immunizzazione farmacologica a dir poco disastrosa. Qui è in gioco la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, pretendiamo trasparenza e libertà di scelta!”.

Una decisione, se confermata, che rischia di gettare benzina sul fuoco rendendo la situazione ingestibile, con il rischio che la linea “no vax” prenda sempre più piede.

A questo punto viene spontaneo chiedersi perché non si sia scelto di impostare la campagna vaccinale orientandola esclusivamente in direzione di quelle persone che non hanno contratto il virus, previo accertamento da eseguirsi tramite test sierologico prevaccinale, con il supporto del farmaco anticoagulante Eparina al fine di prevenire possibili formazioni di trombi (dal momento che è stato accertato che molti dei decessi dovuti al vaccino, avvenuti sia in Italia che all’estero, sono stati provocati da problemi di coagulazione del sangue).

Forse basterebbe solo un po’ di buon senso per recuperare quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, fondamentale per combattere uniti la battaglia contro il Covid.


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