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Bari – Tra cose buone, errori societari e prestazioni indecenti

Sport & Motori

E così, dopo la scoppola di Reggio Emilia dello scorso anno, i tifosi del Bari si preparano, mestamente, ad un’altra stagione da incubo. E si, perché ben che vada, la squadra parteciperà ai playoff però non da favorita, e con questa rosa a disposizione piena di limiti e di lacune, il rischio concreto è che possa uscire sin da subito dalla lotteria. Del resto, a forza d’inseguire qualcuno si rischia di perdere se stessi.

E’ indubbiamente un periodo complicato, la classifica, come sempre, non mente mai ed, anzi, ci si meraviglia come mai il Bari, con queste lacune, sia ancora terzo in classifica quando invece meriterebbe di galleggiare nel cuore della stessa al pari di altre concorrenti mediocri.

Errori a non finire, giocatori svuotati da ogni energia, senza motivazioni, lacune, limiti, insomma chi più ne ha più ne metta, perché la fotografia del Bari di oggi è senza dubbio questa, inutile scrivere altro, prenderemmo in giro tutti ed offenderemmo l’intelligenza altrui. Certo, magari a Catanzaro il Bari vince e tutto passa, ma all’attualità delle cose, il Bari è questo.

Eppure i programmi e le ambizioni ad inizio stagione erano ben altre. Ad esempio una promozione diretta, tanto per non scrivere inutili panegirici, ed invece il timore concreto è quello di dover partecipare ad un terzo campionato di C perché se è vero che i playoff danno, indubbiamente, un’ultima possibilità, continuare a riporre fiducia in questi giocatori e con le concorrenti agguerrite e piene di motivazioni dei tre gironi, è sinceramente difficile.

Inutile star qui a ribadire il sentimento di gratitudine che la piazza ha nei confronti dei De Laurentiis che hanno raccolto la cenere in cui si era ridotto il Bari facendolo risorgere come l’Araba Fenice, così come la piazza non finirà mai di ringraziarli per aver – almeno momentaneamente – cacciato via il clientelismo, le sanguisughe locali che prima del loro avvento strisciavano come vermi alla ricerca di notizie in anteprima, biglietti, favori e quant’altro. Chi invoca un loro abbandono è irriconoscente ed in malafede e, probabilmente, ama ed ha amato le precedenti gestioni societarie fallimentari. Questi non sono tifosi ma opportunisti. Ma ciò non toglie che occorre l’onestà intellettuale di evidenziare gli errori commessi e di aspettarsi qualcosa in più in termini di resa.

Ad inizio stagione sono stati commessi sicuramente degli errori funzionali. Molti i giocatori random che hanno arrancato, qualcuno è risultato poco idoneo alla causa, eppure i soldi dalla Filmauro sono usciti, non si può dire che i De Laurentiis abbiano giocato al risparmio: sia pur sbagliando, dallo scorso anno sono ben tredici i giocatori acquistati e rimasti (Frattali, Marfella, Di Cesare – gli unici reduci dall’esperienza in D -, Ciofani, Celiento, Perrotta, Sabbione, De Risio, Lollo, Maita, Semenzato, Antenucci, e Citro, tutti senza transitare dal Napoli), sei quelli arrivati in prestito (Minelli, Sarzi Puttini, Rolando, Cianci, Candellone e D’Ursi, solo questi ultimi due tramite Napoli), mentre quattro sono stati quelli arrivati da svincolati (Fiory, Andreoni, Bianco, e Marras), a ciò vadano ad aggiungersi i relativi stipendi. Dunque non si può dire che la società non abbia investito. Diciamo che lo si è fatto male, molto male.

Romairone, ad inizio stagione, probabilmente di concerto con la società, ha deciso di smantellare la squadra col subentro di ben nove volti nuovi (Celiento, Minelli, Andreoni, De Risio, Lollo, Semenzato, Candellone e Citro) a fronte di ben undici giocatori ceduti chi definitivamente, chi in prestito (Nannini, Bolzoni, Folorunsho, Kupisz, Schiavone, Costa, Terrani, Berra, Scavone, Neglia e Ferrari), per poi ricominciare a gennaio con la cessione di altri sei giocatori (Liso, D’Orazio, Corsinelli, Simeri, Montalto, e Hamlili) e con tre nuovi innesti (ovvero Sarzi Puttuni, Rolando e Cianci), a cui si vanno ad aggiungere ben sette ragazzi della Berretti che, a causa delle numerose defezioni dovute ad infortuni, squalifiche e soprattutto sfiga, sono stati convocati anche se non sempre tutti insieme. Senza dimenticare le due guide tecniche occorse come nello scorso anno e i due DS in due anni con un terzo ancora da nominare. Insomma, una rivoluzione bella e buona per giunta con scarsissimi risultati. Una rivoluzione che non ha portato da nessuna parte se non a cadere come i noti rivoluzionari che hanno fatto la storia.

Forse occorreva mantenere l’ossatura dello scorso anno allorquando la squadra, bene o male, è arrivata in finale, integrandola con qualche innesto, senza star a cambia pelle. Così, in genere, si tende a fare quando svanisce un obiettivo e se ne tenta un altro. Ed invece si è preferito far confusione a questo punto, deleteria.

La serie C, si sa, è una categoria dove soldi non ne entrano e va avanti chi possiede quattrini da buttare, o meglio da investire, o chi, sagacemente, centellina i propri averi mandando in campo i propri giovani, a ciò si vada ad aggiunger il momento economico parecchio critico e si tiri la linea.

Ovvio che in questo contesto il Bari non ne è esentato, anche la società, sicuramente, avrà patito gli scarsi introiti derivanti dalla Filmauro che sta andando avanti senza la produzione di alcun film, coi cinema chiusi, con gli stadi senza pubblico e con gli sponsor che storcono il naso, ed in questa condizione è difficile andare avanti per tutti. Del resto anche a Napoli non è che se la passino bene.

E pensare che ieri in tribuna c’era il patron Don Aurelio nel vedere la partita: chissà che concetto si sarà fatto della sua seconda squadra. Una prestazione davvero inquietante che sicuramente non avrà digerito. E chissà cosa sarebbe accaduto se la Casertana, meritatamente, avesse messo in rete una delle tre occasioni limpide create.

Probabilmente si sconta anche una gestione societaria priva di esperienza perché una cosa è gestire una squadra di serie A con quasi venti campionati alle spalle, un’altra è gestirne una in C, perché in serie D, parliamoci chiaro, qualunque società con un poco di soldi in tasca (e ripetiamo un poco, senza esagerare) avrebbe vinto quel torneo, non servono esperienza e denaro. Del resto “Nulli contigit inpune nasci“. Tutti sanno fare il timoniere col mare calmo. Un timoniere di valore, però, continua a navigare anche con la vela a brandelli, scriveva Seneca.

E con questi quarti di luna, il proverbiale “sol dell’avvenir” dovrà attendere chissà per quanto ancora per sorgere.

Ma per favore basta con queste umiliazioni e con queste prestazioni indecenti.

A Catanzaro, ché non si prosegui con l’agonia e con il supplizio. Fuori l’orgoglio. Se si dovesse uscire sconfitti anche in Calabria che lo si faccia in piedi e non con prestazioni indecenti perché i tifosi non meritano questo.


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