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L’Italia dietro le sbarre che funziona. Le detenute della Casa Circondariale di Trieste donano mascherine e copricapi alla Fondazione Lucchetta ed all’Oncologico

Friuli Venezia Giulia

La detenute della Casa Circondariale di Trieste donano mascherine e copricapi alla Fondazione Lucchetta ed all’Oncologico di Trieste.

A conclusione del corso di formazione “tecniche di sartoria”, svoltosi presso la sezione femminile della Casa Circondariale di Trieste “Ernesto Mari” dal 20.07.2020 al 19.11.2020, presso la Sala riunioni dell’istituto si è tenuta, nel pieno rispetto dei protocolli anti-covid, la presentazione dell’attività trattamentale con relativa consegna di circa 100 manufatti, creati da dieci detenute, impegnate nell’acquisizione di competenze tecnico professionali in ambito sartoriale.

Accolti dal Direttore Dr. Paolo Bernardo Ponzetta, Capo Area Trattamentale Anna Bonuomo e dalla Vice Comandante Annamaria Peragine, sono intervenuti all’incontro Francesco Russo- Vicepresidente del Consiglio Regionale FVG, Paola Stuparich e Carola Duranti, rispettivamente Direttrice Generale EnAIP e Coordinatore EnAIP Formazione Svantaggio-area detenuti Trieste, Viviana Taberni e Maria Stachel- operatrici della Fondazione Lucchetta Ota D’Angelo-Hrevatin, Rita Ceccherini e Carla  Dellach, quali Responsabile e referente presso SC Centro Sociale Oncologico (CSO) – Oncologia Senologica e dell’Apparato riproduttivo Femminile (SSD OSARF) ed Elisabetta Burla- Garante dei Detenuti per la Provincia di Trieste.

La consapevolezza del delicato momento storico, in uno con le vive emozioni che alimentano le giornate trascorse all’interno del carcere e la speranza, sempre più sentita, di un superamento definitivo dell’emergenza pandemica in atto, ha rappresentato per le detenute uno stimolo forte, cresciuto in modo spontaneo, di offrire un piccolo contributo solidaristico ad una parte fragile della società.

E’ nata così l’idea di avviare un corso, durante il quale si potessero anche produrre di mascherine di protezione, in stoffa, da donare alla Fondazione Lucchetta Ota D’angelo Hrovatin e al SC Centro Sociale Oncologico (CSO) – Oncologia Senologica e dell’Apparato riproduttivo Femminile (OSARF) di Trieste.

Le allieve si sono dimostrate, da subito, interessate e pronte ad apprendere le tecniche di realizzazione delle mascherine e ad affiancare questa competenza a quelle già previste come obiettivi formativi del progetto, ovvero lo studio sulla creazione di copricapi, dedicati alle donne colpite da patologie oncologiche.

Il livello di interesse, partecipazione e coinvolgimento delle detenute è stato elevato, tanto che sono state le stesse corsiste ad individuare i destinatari della donazione ed a dotare ogni singola confezione di mascherine della loro dedica “Questo oggetto è stato pensato, progettato e realizzato con le nostre mani e vuole essere un modo per sentirci vicine senza toccarci. Non sei sola!!”.

Con uno sguardo verso progettualità future, che promuovano competenze trasversali e percorsi orientati all’auto imprenditorialità,  Paola Stuparich -Direttrice Generale EnAIP- ha spiegato come questo corso sia la testimonianza della precisa richiesta di questo carcere ad avere una formazione di “qualità”, ben lontana dall’idea di una formazione come “riempitivo”, interna e chiusa all’interno del carcere stesso, ma finalizzata al reinserimento sociale, utile alla crescita personale e soprattutto professionale delle persone, con acquisizione di competenze spendibili durante e dopo il periodo di carcerazione, che fosse in grado di comunicare con la realtà esterna.. con il mercato e che producesse risultati.

L’iniziativa riceve il plauso anche di Francesco Russo- Vicepresidente del Consiglio Regionale FVG- che formula apprezzamenti per la compiuta organizzazione, garantita dalla presenza attenta e costante della Polizia Penitenziaria e per il lavoro svolto dalle detenute, ribadendo il valore imprescindibile della formazione in un luogo che si va, pian piano e fortunatamente, affrancando dal ruolo di “istituzione totale” che l’ha connotato per troppo tempo, per trasformarsi in uno spazio aperto al dialogo con l’esterno.

Questo percorso è stato, sin dalle prime battute, abbracciato dalla Direzione della Casa Circondariale di Trieste che, a fine 2020, ha direttamente conosciuto l’estenuante lavoro di contrasto dell’emergenza sanitaria, a causa di un importante focolaio scoppiato al suo interno, che ha interessato 85 detenuti e 35 agenti di Pol.Pen. risultati positivi al Covid 19. La criticità ha imposto un’urgente e precisa rimodulazione della gestione ordinaria del carcere, ben riuscita grazie alla sinergia profonda che si è mantenuta tra le professionalità operanti nell’istituto che, congiuntamente, hanno adottato misure volte al contenimento del contagio, a salvaguardia della salute di detenuti e di tutti gli operatori penitenziari.

Annamaria PERAGINE

Tags. Casa Circondariale di Trieste, Regione Friuli Venezia Giulia, mascherine


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